I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

LIA LAFRONTE

Sposi, genitori, salesiani, santi

Rosetta Franzi serva di Dio insieme al marito Giovanni Gheddo.

Rosetta Franzi e Giovanni Gheddo, in cammino verso la proclamazione della loro santità da parte della Chiesa, sono stati una coppia semplice e giovane. Fusione perfetta dell'amore umano e divino, hanno eucaristicamente donato la vita.
Rosetta, martire della maternità, Giovanni dell'estrema generosità sul campo di battaglia.

Rosetta nacque il 3 dicembre 1902 a Crova (VC), in una famiglia molto religiosa composta dal padre Francesco, dalla mamma Maria Roviera, donna di Azione Cattolica, e da tre sorelle. Il papà nel 1889 era entrato all'Oratorio Salesiano di Torino Valdocco perché voleva diventare sacerdote: ambizione abbandonata per le necessità della famiglia a causa della morte improvvisa del padre. Tra le figliole Franzi, tutte cresciute nella preghiera quotidiana, era la piccola Rosetta che si distingueva per la partecipazione quotidiana alla Messa ed alle altre funzioni. Accompagnava volentieri la mamma in chiesa e mostrava uno spiccato amore per Gesù, Maria e per i Santi. Già da bimba aveva gesti semplici di carità: questa propensione divenne sempre più grande e connotò la sua vita. Dal 1914 frequentò le scuole delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Casale Monferrato, dove rimase a convitto fino al 1920, conseguendo il diploma di maestra. In quegli anni assorbì il carisma di don Bosco e di madre Maria Mazzarello, approfondendo la conoscenza della loro vita ed i loro insegnamenti. Fece propria la devozione al Sacro Cuore tanto che formulò questa intensa preghiera: “O Santo Sangue sparso! O Sangue di pietà! Cuore di Cristo aperto, Cuor pieno di bontà! La grazia che Ti chiedo, fammela per carità!”. Tornata a Crova, si dedicò all'asilo curato dalla zia Margherita Molinaro, lavorando tutto il giorno gratuitamente. Tale amorevole cura si allargò ai giovani ed agli adulti senza istruzione, agli anziani. Rosetta si donava non rifiutando nulla a nessuno: nell'insegnamento, nella carità intesa come vera condivisione, nell'organizzare rappresentazioni religiose, nella cooperazione in chiesa come catechista e per i canti e le processioni. Il suo donarsi era improntato a due speciali virtù: l'umiltà ed il grande rispetto per l'altro. Pregava instancabilmente e faceva novene e voti per ottenere grazie. Era convinta del valore del sacrificio: “per chiedere, bisogna dare”. Quando faceva le novene andava per chilometri a piedi verso una cappellina lontana dalla sua casa e si privava di cose materiali cui teneva, come atto di mortificazione. I familiari erano stupiti della fede assoluta che aveva nell'accoglimento delle sue richieste al Signore. La sua era una dimensione spirituale superiore anche se viveva la vita in modo semplice. Non era una mistica staccata dal mondo ma viveva il mondo in modo mistico. Era calata in una dolcezza ed in un'umiltà tali che la facevano considerare una figura vicina ed al tempo stesso avvolta da una segretezza diafana, ascetica. La vedevano come una “Madonnina” perché ricordava le icone ammantate di celestialità. Di lei fu scritto, due anni dopo la sua morte, che era un 'fiore fragrante di celestiali profumi'. Il suo modo speciale di pregare, in chiesa, si distingueva da quello degli altri fedeli in un perché impalpabile. Fu promotrice, con il suo confessore don Giuseppe Oglietti, parroco di Crova, dell'arrivo delle Suore Salesiane all'asilo della zia Margherita, nel 1927. Le Suore, ancora molti anni dopo la sua morte, la indicavano alle giovinette che frequentavano l'oratorio come esempio splendido di spiritualità. Pochi mesi dopo l'arrivo delle Salesiane, Rosetta si iscrisse formalmente all'ADMA. Ella è dunque salesiana a pieno titolo perché exalunna delle Figlie di Maria Ausiliatrice e perché iscritta tra i Devoti di Maria: ma lo è soprattutto perché nel suo petto batteva un cuore salesiano.
Missione Amore
La vita di Rosetta e la sua anima si fusero, dal 1926, con la vita e l'anima di Giovanni; tra loro fu intima unione per alti sentimenti d'amore e per convergenza assoluta di valori.
Giovanni, nato a Viancino di Crova il 22 aprile 1900 da Pietro e da Augusta Anna Campasso, era un giovane di ideali che si ispiravano sia al carisma salesiano, respirato con l'aria stessa delle risaie vercellesi e fermentato con il lievito delle letture di cui era avido, sia ai principi cardine di Azione Cattolica: preghiera, azione, sacrificio. Appassionato di matematica, tanto che anche durante la campagna di Russia nelle lettere chiedeva libri di algebra e geometria, più che maglie e calzettoni, divenne geometra e dal 1918 iniziò la sua carriera militare alternandola alla professione per i frequenti richiami in servizio. Nel 1926 divenne presidente dei Giovani di Azione Cattolica e sempre rimase fedele all'Associazione: indossò il distintivo di A.C. ricusando sempre quello del Partito Fascista, al quale non si era mai voluto iscrivere. Questo rifiuto, come quello di partecipare alle manifestazioni civili e militari e l'aiuto prestato a dissidenti politici che, in quanto tali, non riuscivano a trovare lavoro, causarono a Giovanni la partenza per la campagna di Russia, nel luglio del 1942: fu mandato in prima linea in quanto oppositore del regime.
Il giovane esercitò la sua professione come una missione: fu il “geometra dei poveri”, non facendosi pagare da chi non aveva mezzi e sempre cercando di aiutare il prossimo. Era ritenuto tanto elevato spiritualmente e così autorevole, per il suo amore assoluto della pace e della giustizia, che veniva soprannominato “il paciere” ed era chiamato a risolvere le liti, frequenti all'epoca tra proprietari terrieri e tra famiglie: lo faceva tenendo in mano il Vangelo, non il codice.
Il 16 giugno 1928 Rosetta e Giovanni si sposarono a Crova. Il matrimonio di Rosetta e Giovanni durò solo 6 anni ma fu ricchissimo: iniziarono i figli all'amore per Dio fin da piccoli, con la preghiera quotidiana ed il rosario recitato insieme. La loro fu una genitorialità vissuta in modo coinvolgente tanto dalla mamma quanto, cosa rara all'epoca, dal papà.
Furono sempre aperti agli altri. La carità fu la voce più alta del loro vocabolario spirituale. La insegnarono ai loro figli con l'esempio. La giovane mamma faceva fare due mucchietti di dolcetti e doni ricevuti, di cui uno restava ai suoi bimbi e l'altro veniva portato a quelli poveri. Se il papà invitava a casa un mendicante, diceva ai figlioli che dovevano essere grati perché Gesù stesso, nella persona del povero, aveva pranzato con loro. Rosetta e Giovanni vissero la loro santità nella vita d'ogni giorno: l'eroicità delle loro virtù è consistita soprattutto nella continuità del loro esercizio più che nella grandiosità delle azioni, senza mai far venire meno la fede e la fiducia nella Provvidenza Divina. Anche Giovanni diceva: «Siamo sempre nelle mani di Dio» e riteneva che occorresse fare la Sua volontà anche a costo di lasciare 'brandelli di carne' per la strada.
Il 26 ottobre del 1934 per Giovanni arrivò il dolore più grande: la morte dell'amatissima sposa.
Il marito accettò la vedovanza sempre nell'amorevole ricordo di lei e portò avanti la paternità dando ai suoi bambini vicinanza, amore ed insegnamenti. È stupefacente che i figli di Rosetta e Giovanni non abbiano mai sentito la loro assenza nella vita ma solo la loro presenza, pur essendo rimasti orfani molto presto. Segno indubitabile, questo, di un'unione di spirito che va al di là del tempo e dei luoghi terreni.
La partenza di Giovanni per la Russia fu una vera persecuzione: vedovo, con tre bambini piccoli e con diverse patologie fisiche, non sarebbe dovuto partire. Fu però occasione per l'atto conclusivo ed esaltante della sua vita. Egli morì in un vero martirio di carità che ricorda quello di san Massimiliano Kolbe. Il 17 dicembre 1942 ebbe l'ordine di ritirarsi lasciando, con i 36 feriti intrasportabili di un ospedaletto da campo, soltanto il più giovane ufficiale, Mino Pretti di Vercelli. Giovanni non si sentì di mandare a morte certa il militare e gli ordinò di fuggire e salvarsi: rimase al suo posto, volontariamente ed eroicamente. Il corpo di Giovanni non è mai stato ritrovato e mai è stato restituito ai suoi cari. Un destino straordinario ed opposto si è realizzato per la sua Rosetta: il suo corpo, dato in dono alla maternità, è stato rinvenuto assolutamente incorrotto a 30 anni esatti dalla morte, nel 1964.
Per chiudere questa sintetica storia dell'esemplare capitano Giovanni e della dolcissima mamma Rosetta ricordiamo le parole dette dal parroco di Crova alla folla di fedeli durante la messa funebre per lei, celebrata in paramenti bianchi e con le campane che suonavano a festa: “Rosetta era un angelo, una santa ed è già in Paradiso. Non celebriamo la messa dei morti ma cantiamo quella degli Angeli!”.

Per chi voglia approfondire le biografie di Rosetta e Giovanni si segnalano i libri di padre Piero Gheddo: 'Il Testamento del Capitano', San Paolo Edizioni 2002 e 'Questi santi genitori', San Paolo Edizioni 2005. Se invece si desidera segnalare grazie ricevute, si può scrivere alla postulatrice via mail: lia.lafronte@libero.it