I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

B. F.

Traduzione di Marisa Patarino

Don Bosco nella “terra della lunga nuvola bianca”

Le opere salesiane fioriscono anche nella Terra agli esatti antipodi dell'Italia. Incontro con don Mathew Vadakkevettuvazhiyil.

La Nuova Zelanda, che i Maori, gli originari abitanti, chiamano Aotearoa o “terra della lunga nuvola bianca”, è anche la patria di molti migranti. I Salesiani sono arrivati qui nel 2009. Nel 2010 la parrocchia di San Paolo, a Massey, è stata affidata a noi e, nel 2013, anche la parrocchia dell'Immacolata Concezione a Avondale. Quattro salesiani lavorano in queste due parrocchie che formano una sola comunità.

Qual è la storia dei Salesiani in Nuova Zelanda?
Quando l'allora Rettor Maggiore don Egidio Viganò visitò le Isole Samoa nel 1983, gli si presentò il sogno missionario di don Bosco da Valparaiso a Pechino (Memorie Biografiche, vol. XVIII, pag. 72). Don Bosco vide le innumerevoli isole del Pacifico e tutti i loro abitanti che gli chiedevano di mandare là i suoi figli. Disse che, sebbene avesse letto più volte il resoconto di questo sogno, non ne aveva pienamente compreso le implicazioni. Espresse poi il desiderio di avviare opere salesiane nelle Isole Samoa e di diffondere quindi le attività in altre nazioni insulari.
Nel 2008 il vescovo Patrick Dunn invitò don Frank Moloney, che all'epoca era a capo dell'Ispettoria dell'Australia-Pacifico, a inaugurare una presenza salesiana nella città di Auckland. Mercoledì 8 aprile 2009 don James Adayadiel, missionario nelle Isole Samoa da oltre 30 anni, partì alla volta della Nuova Zelanda. Don Mathew Vadakkevettuvazhiyil, dell'Ispettoria salesiana dell'Africa orientale, lo raggiunse nel settembre 2009. La parrocchia di San Paolo a Massey fu affidata ai Salesiani, che il 31 gennaio 2010 avviarono così formalmente la loro prima presenza salesiana in Nuova Zelanda. Presto si aggregò a loro don Mika Leilua. La prima comunità era dunque costituita da tre Salesiani.
Nel mese di agosto del 2010 don Mathew si trasferì nella parrocchia di Helensville, dove prestò la sua opera per circa tre anni. All'inizio del 2012, don James lasciò il servizio e don Mika Leilua fu nominato parroco, mentre don Aleki Piula arrivò dalle Isole Samoa per aiutarlo. La diocesi era felice della presenza dei Salesiani e il Vescovo ci affidò una seconda parrocchia ad Avondale. Il 31 gennaio 2013 fu affidata ai Salesiani la parrocchia di Maria Immacolata ad Avondale. Don Mathew Vadakkevettuvazhiyil fu nominato parroco e don James Adayadiel viceparroco.
Il 22 gennaio 2016 don Joseph Pham, proveniente dall'Ispettoria Salesiana del Vietnam, è entrato a far parte della Comunità Salesiana di Massey / Avondale per rafforzare e consolidare la presenza salesiana nella città di Auckland.

Quali sono oggi le nostre opere?
Le nostre parrocchie, come tutte le altre parrocchie salesiane, alimentano la fede della gente e cercano di mettersi in ascolto delle necessità di tutti e in particolare dei giovani. Dato che si tratta di una Chiesa missionaria, si presenta l'urgente necessità di suscitare l'interesse per Gesù presso persone che non lo conoscono oppure hanno una fede tiepida o hanno smesso di praticarla. Tutte le nostre attività e i nostri progetti sono orientati verso questo obiettivo.
I Salesiani sono anche attenti alle necessità spirituali e si impegnano al servizio della formazione cattolica degli allievi delle due scuole elementari gestite all'interno delle nostre parrocchie. Accompagnare gli allievi ogni giorno nel loro percorso in spirito di amicizia con loro e con i loro genitori è gratificante. Le nostre scuole diventano sedi di evangelizzazione, poiché alcuni bambini chiedono di ricevere il battesimo.
L'animazione della Famiglia Salesiana, e in particolare degli exallievi di don Bosco e degli Amici di don Bosco, è un'altra importante opera di questa comunità. C'è molto da fare per realizzare la vocazione dei Cooperatori salesiani.
La nostra Comunità Salesiana considera una priorità raggiungere i giovani per le strade e prestare attenzione ai rifugiati e ai migranti.

Perché lei si trova in Nuova Zelanda? Qual è la storia della sua vocazione?
Sono nato e cresciuto in India. Sono nato in una felice famiglia cattolica che conta sette figli. Fin da quando ero bambino ho nutrito il desiderio di diventare sacerdote missionario. Dopo aver conseguito il diploma, sono entrato nell'Aspirantato Salesiano e ho seguito il percorso del noviziato a Kottagiri e gli studi di filosofia a Yercaud, in India. A quell'epoca i Salesiani dell'India furono invitati a entrare a far parte del Progetto Africa in Africa Orientale. Sono felice di dire che la mia richiesta fu accettata e nel 1983 fui mandato a Marsabit, in Kenya, per il tirocinio.
Dopo aver lavorato in Africa per oltre 25 anni, ho avvertito il bisogno di cambiare e desideravo lavorare in un altro Paese e in un altro ambiente. Grazie all'intervento di don Vaclav Klement, all'epoca Consigliere per le Missioni, mi sono trasferito in Nuova Zelanda, dove l'Ispettoria Salesiana dell'Australia-Pacifico avrebbe avviato la prima opera nel 2010.

Qual è il futuro della Chiesa in Nuova Zelanda?
Questa domanda è molto importante e non sono certo di poter rispondere in modo autorevole.
Ad Auckland vive un terzo della popolazione della Nuova Zelanda e si tratta di una città multiculturale. Le nostre chiese sono piene di cattolici immigrati. Gli immigrati hanno portato con sé la loro fede e per loro la fede è importante. Devo dire che il futuro della Chiesa è nelle mani dei migranti.
Credo che il futuro della Chiesa sia anche nelle mani delle donne e dei nonni. Nella maggior parte dei casi è la madre a prendere l'iniziativa di far battezzare i suoi figli e a interessarsi della loro educazione religiosa e della formazione nella fede. I nonni svolgono un ruolo significativo per incoraggiare la crescita nella fede cattolica dei nipoti. Questi segni sono incoraggianti, in termini di fede.
Mentre il numero di vocazioni è in calo, registriamo vocazioni da parte di immigrati, in particolare provenienti dall'Asia e dal Pacifico.
Le nostre scuole cattoliche sono sedi di evangelizzazione. Attraverso le scuole cattoliche viene impartita un'educazione religiosa a tutti i bambini. L'interesse della gente per la fede cattolica, l'aumento del numero dei battesimi e la frequenza degli altri Sacramenti, il riavvicinamento alla fede dei cattolici, l'attenta partecipazione alle messe domenicali, le numerose persone che prestano opera di volontariato nelle parrocchie per varie attività sono segni di impegno e di crescita.
La Chiesa continuerà a crescere e darà il suo contributo specifico soprattutto per la costruzione di una società che sia in grado di far sentire la sua voce e di diventare profetica, camminando con i poveri e con gli emarginati.

E i Salesiani?
Il Rettor Maggiore, durante la sua visita in Nuova Zelanda nel maggio 2015, ha ribadito l'impegno dei Salesiani in Nuova Zelanda e il loro contributo per la Chiesa ad Auckland.
Ha quindi mandato qui un nuovo confratello dal Vietnam. L'accordo con la Diocesi è stato rinnovato. Siamo felici dell'affetto manifestato nei nostri confronti dalla gente, dal clero e dalla comunità intesa in senso più ampio. Questi segni mostrano che c'è bisogno di noi in Nuova Zelanda e che abbiamo molto da offrire ai giovani e in generale alla Chiesa.