I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA MIA STORIA SALESIANA

GIACOMO MORGANDO

Maria Ausiliatrice, don Bosco e noi

“Dove c'è don Bosco c'è Maria”. È così in tutto il mondo. L'elemento fondamentale della spiritualità salesiana è la devozione alla Madonna. Era una devozione forte nella pratica cristiana di allora e don Bosco l'ha assorbita, vissuta e trasmessa ai Salesiani e ai giovani, e attraverso loro alla Chiesa.

29 ottobre 1835. Giovanni Bosco ha vent'anni. Da quattro giorni ha vestito l'abito clericale (in parrocchia), deve entrare in seminario. La sera, mentre piegava la sua roba, Mamma Margherita si avvicina.
«Quando sei nato ti ho consacrato alla Madonna. Quando hai incominciato gli studi ti ho raccomandato di voler bene a questa nostra madre. Ora ti raccomando di essere tutto suo, Giovanni». Quando terminò queste parole mia madre era commossa. «Madre vi ringrazio di tutto quello che avete fatto per me. Ne farò tesoro in tutta la mia vita».
La vita di don Bosco e di mamma Margherita dicono certo l'apprensione di tutte le madri, ma certamente anche una grande fede.
Nel sogno dei nove anni, l'uomo venerando con il mantello bianco dice: «Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno». L'Angelus allora era una preghiera tradizionale. E certamente Mamma Margherita ha insegnato e Giovanni praticato.
Ricordate Giovanni alla Cascina Moglia. Il vecchio zio Giuseppe arriva sfinito a mezzogiorno, si butta a sedere per tirare il fiato. Suonava la campana della chiesa. Vede Giovannino che si inginocchia e recita l'Angelus. Tra serio e faceto: «Ma bravo! Noi padroni lavoriamo fino a non poterne più e il garzone se la prende calma e prega in santa pace». E Giovannino: «Barba, sapete che nel lavoro non mi tiro indietro. Mia madre mi ha insegnato che quando si prega due grani danno quattro spighe, quando non si prega quattro grani danno due spighe».
Allora, alla sera, si recitava il Rosario in ogni famiglia. Nella Cascina Moglia, la signora Dorotea, ammirata dal suo raccoglimento, sovente invitava Giovanni a guidare la preghiera.
1847, Valdocco. Cappella Pinardi. Compra la prima statua della Madonna. Molto torinese: è la Consolata. Costa 27 lire. Era carissima (un operaio meccanico guadagnava 2 lire al giorno) pur essendo di cartapesta.
Nella chiesa di San Francesco di Sales, nel 1852, volle un altare dedicato alla Madonna e i marchesi Frassati donarono una bella statua che andò persa nei lavori successivi.

La statua trafugata
Curiosa la vicenda della statua della Madonna della Cappella Pinardi. Racconta il Lemoyne: «In testa al portico dalla parte della chiesa fu collocata in una nicchia una bella statua della Madonna, innanzi alla quale, adornata con tappezzeria e lumi nel mese di maggio, dicevano le orazioni della sera i giovani studenti nella bella stagione. Sotto la nicchia in un quadro solevansi esporre i fioretti e le giaculatorie proposte per ogni giorno del mese di Maria e delle principali novene. Ma quella nicchia per verità aspettava un'altra statua, che per dieci anni aveva fatta la guardia a casa Pinardi dal 1846 al 1856, ed era scomparsa nei lavori di demolizione. E come era andata la cosa? Don Giacomelli aveva trovato modo di trafugarla. Volendo ritenere per sé ciò che esso chiamava il più insigne monumento della fondazione dell'Oratorio, cioè delle grazie di Maria, la trasportò ad Avigliana nella sua casa paterna, ove da lui e dalla sua famiglia ebbe sempre ed ha anche dopo la sua morte, culto di preghiere, lumi e fiori». Dopo la canonizzazione di don Bosco la statua fu ritrovata e rimessa nella cappella Pinardi e poi, per evitare gli affettuosi colpetti dei fedeli, fu sostituita da una copia in gesso e portata nel museo delle camerette di don Bosco.
La prima “Madonna” di don Bosco fu quindi la Consolata.
Ma a metà dell'Ottocento si sviluppò la devozione a Maria Immacolata. Era anche una reazione contro il crescente anticlericalismo, l'indifferenza religiosa e la campagna di odio verso il Papa. L'Immacolata veniva raffigurata con un piede che schiacciava il serpente e veniva invocata come Colei che avrebbe fatto rivivere la fede nel mondo cristiano.
La proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria nel 1854 e le apparizioni di Lourdes del 1858 contribuirono alla diffusione esplosiva della devozione. Don Bosco aggiungeva volentieri l'aspetto di Madre Purissima. A Lei chiedeva la purezza, la vita in grazia e il fiorire delle vocazioni. Con Domenico Savio fonda la “Compagnia dell'Immacolata”, un'intuizione magnifica: un drappello di giovani impegnati nella vita e nell'apostolato tra i compagni.
Nel 1867, sulla cupola della Basilica don Bosco fa collocare una gigantesca statua dell'Immacolata in atto di benedire la città di Torino. La statua dello scultore Giuseppe Argenti di Novara fu poi dorata e ancora oggi brilla e benedice. Scrive Edmondo De Amicis: «Alla tristezza di quel quartiere corrisponde la campagna circostante piana e silenziosa specialmente d'inverno, all'ora del tramonto, quando al di sopra delle case e dei campi scintilla ancora l'alta statua dorata di Maria ritta sulla cupola della sua chiesa solitaria colle braccia stese verso le Alpi».
In Umbria, in una cappella in rovina, la Madonna apparve ad un bambino di 5 anni, Righetto, figlio di poveri contadini che abitavano poco distante dal luogo. Lo prese per mano e gli disse: «Righetto, sii buono».
La notizia delle visioni si sparse immediatamente. I pareri furono discordi e nacquero dicerie. Ma nel marzo del 1862 avvenne il primo di una lunga serie di miracoli che accreditarono il racconto del bambino: Giovanni Castellani, un giovane tisico che lottava con la morte, guarì non appena mise piede nel tempietto. L'Arcivescovo di Spoleto mandò una relazione entusiasta che fu pubblicata dall'Armonia, il giornale cattolico di Torino e contemporaneamente lanciò l'idea di costruire sul luogo dell'apparizione un grande tempio dedicato a Maria Auxilium Christianorum.
Don Bosco lesse l'articolo ai giovani e poco dopo fece il famoso sogno delle “colonne”: quella dell'Eucaristia e quella che innalzava la statua di Maria Immacolata con la scritta Auxilium Christianorum. Tanti piccoli indizi che, messi insieme, diedero a don Bosco il titolo del suo santuario.
Non fu subito accettato. Alle autorità sembrava un titolo un po' troppo “bellicoso”. Con la sua solita furbizia don Bosco insinuò che era solo un'idea provvisoria, ma non lo cambiò. La chiesa di Spoleto si chiamò poi “Madonna della Stella”, mentre l'Ausiliatrice divenne “La Madonna di don Bosco”.

Fino all'ultimo respiro
Don Bosco non diceva quasi mai: “Farò questo o quello” ma sempre “la Madonna farà questo e quest'altro”. Quando gli appare chiaro che Maria vuole un santuario, don Bosco applica la sua stupenda logica: «La Madonna vuole una chiesa grande? Se la faccia!» E naturalmente Maria si è fatta la sua chiesa. Attraverso migliaia e migliaia di grazie: una per ogni mattone.
L'ultima notte che precedette il suo ingresso nel seminario di Chieri, nell'umile casetta dei Becchi, la mamma stava piegando il suo corredo. Scelse questo momento per una importante rivelazione, un segreto tra madre e figlio: «Gioanni mio, quando sei venuto al mondo ti ho consacrato alla Beata Vergine; quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la divozione a questa nostra Madre; ora ti raccomando di esserle tutto suo». La santa Mamma Margherita sapeva come a quei tempi era paurosamente alta la mortalità infantile, sia nella casupola dei poveri come nel palazzo del re. “Ti ho consacrato” voleva dire: ti ho affidato a Maria, ti ho offerto a Lei, sei suo! Un atto di fiduciosa consegna alla Mamma che tutto può. «Speriamo molto da chi molto può»: don Bosco ripeteva a tutti ciò che tante volte aveva udito da sua madre. Così, in mezzo ai ragazzi, trasmetteva loro lo stesso stile di devozione: non come un abito festivo, quello che si usa solo alla domenica, ma l'incontro quotidiano, familiare, feriale con Maria, la mamma di tutti i giorni!
Il lavoro senza sosta, piano piano, esaurì le forze di Giovanni. Nell'anno 1888, non riusciva più a muovere né braccia né gambe. Stava paralizzato a letto. Fino al momento dell'ultimo respiro pensò ai suoi ragazzi. Chiese: «Dite ai miei ragazzi che li aspetto tutti in paradiso». Poi pregò Maria: «Madre, aprimi la porta del cielo!»
Chissà se l'ha fatto prontamente!?
Senza dubbio. Come ogni madre che vede tornare a casa il proprio bambino.