I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

La muffola rossa

Il giorno più freddo di quell'inverno, un uomo frettoloso perse la muffola sinistra. Un topolino scorse la muffola e s'infilò dentro. Si rannicchiò e, tutto appallottolato, si addormentò.
Poco dopo, saltando a grandi balzi per vincere il freddo, arrivò una ranocchia. Cacciò la testa nella muffola e domandò: «C'è ancora un posticino libero?». II topolino si svegliò e brontolò: «Se mi faccio piccolo piccolo, forse sì!».
Stavano bene al caldo nella muffola rossa tutti e due, il topolino e la ranocchia. Improvvisamente, una civetta piombò giù da un albero con un gran sbattere d'ali. Né il topolino né la ranocchia possono sopportare le civette, ma la civetta si mise a frignare: «Le mie piume sono gelate, vi prego, lasciatemi entrare». Si strinsero un po' e, con un colpetto di qua e uno di là, il grosso uccello si sistemò.
Ora erano in tre nel tepore della muffola rossa: il topolino, la ranocchia e la civetta. Si erano appena assopiti che passò una lepre e balbettò: «Oh! Deve fare un bel calduccio lì dentro, no? Fate largo che arrivo!» e si installò comodamente in mezzo.
Erano in quattro, stretti stretti: il topolino, la ranocchia, la civetta e la lepre. E arrivò una volpe, che senza dire né «a» né «be», si cacciò dentro alla muffola gridando: «Pista!». Era una volpe molto prepotente. Ahimè, una cucitura cedette e dalla fessura entrò una lama di aria gelida. Ma che farci? Stavano ben stretti gli uni agli altri, tutti e cinque nella muffola: il topolino, la ranocchia, la civetta, la lepre e la volpe. Grufolando e imprecando arrivò un cinghiale infreddolito, tutto coperto di neve. «Stattene fuori! Soffochiamo già per conto nostro...» squittì il topolino. «E perché devo restare fuori proprio io?» grugnì il cinghiale. «Se c'è posto per voi, c'è posto anche per me!». E, un colpetto di qua un colpetto di là, il cinghiale si sistemò in mezzo agli altri.
Purtroppo saltò un'altra cucitura e il vento filtrò anche dall'altra parte. Ma gli animali nella muffola non se ne accorsero, tanto erano stretti gli uni agli altri. Tutti e sei nella muffola. Potevano a mala pena respirare: il topolino, la ranocchia, la civetta, la lepre, la volpe e il cinghiale.
Un orso arrivò trotterellando. Questa volta tutti strillarono spaventati: «No! No! Tu no». Il povero orso si sedette nella neve davanti alla muffola e scoppiò in un pianto dirotto. «Voi ve ne state lì dentro al calduccio - singhiozzava - mentre io sono qui fuori al freddo e al gelo. Mi si è gelata anche la coda». «Va bene - si impietosirono gli altri -, vieni dentro anche tu».
E si strinsero fino a soffocare. L'orso si fece piccolo piccolo, quasi tutte le cuciture crepitarono pietosamente, ma anche l'orso riuscì quanto meno a sistemarsi. Questa volta non c'era più il minimo spazio nella muffola rossa, dove si erano appallottolati tutti e sette: il topolino, la ranocchia, la civetta, la lepre, la volpe, il cinghiale e l'orso.
Ma nessuno notò una formichina minuscola che si infilò ancora, piano piano, in mezzo a loro. E questo fu troppo! Bum! La muffola scoppiò in tanti pezzetti. Tutti gli animali rotolarono nella neve ghiacciata, frustati dal vento gelido. E tutti ebbero di nuovo un freddo terribile.

I rapporti fra le persone hanno un equilibrio delicatissimo. Basta un nonnulla per rovinare tutto.