I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Lo sguardo degli altri

Che lo vogliamo o no, gli altri ci provocano, ci interpellano, ci mettono in discussione. Spesso rappresentano una presenza scomoda, ingombrante, difficile da gestire. 
In altri casi ci appaiono distanti, inespugnabili, quasi un enigma insolubile.

Nel faticoso cammino verso l'adultità una delle sfide più ardue che ogni giovane è chiamato ad affrontare è l'incontro/scontro con l'alterità. La costruzione dell'identità non è mai un percorso solitario, ma passa inevitabilmente attraverso il confronto con l'altro da sé, la consapevolezza che la vita di ciascuno è legata a doppio filo con quella di chi gli sta accanto, la presa d'atto della complessità insita in ogni relazione.
Che lo vogliamo o no, gli altri ci provocano, ci interpellano, ci mettono in discussione. Spesso rappresentano una presenza scomoda, ingombrante, difficile da gestire. In altri casi ci appaiono distanti, inespugnabili, quasi un enigma insolubile, che però quanto più ci sembra indecifrabile tanto più ci appassiona. Immancabilmente fanno vacillare tutte le nostre certezze e ci costringono a decentrare l'angolo visuale da cui ci affacciamo sul mondo.
Certo, si tratta di una difficoltà che caratterizza ogni fase della vita, poiché accettare che la categoria dell'umano possa realizzarsi in modi differenti dai propri non è mai un'operazione scontata. Ma, forse, il confronto con l'alterità si rivela particolarmente impegnativo in concomitanza con il delicato passaggio verso l'età adulta, quando la genuina empatia che contraddistingue gli adolescenti lascia il campo a una crescente diffidenza verso il prossimo, alla disillusione circa la possibilità di penetrare fino in fondo il “mistero” che l'altro cela dentro di sé, a un certo individualismo che è foriero di chiusura e autoreferenzialità. Man mano che ci si addentra nel cammino della vita, fidarsi incondizionatamente di chi ci sta accanto diventa più difficile, le relazioni si complicano e di fronte ai tanti fraintendimenti che costellano i rapporti con gli altri si fa più forte la tentazione di “gettare la spugna”, di rinunciare in partenza a capire e farsi capire, scegliendo deliberatamente di porre tra sé e gli altri una distanza incolmabile.
Ma, per quanto si cerchi di erigere muri e scavare fossati, nessuno può fare a meno degli altri. L'alterità, per quanto faticosa, destabilizzante, talvolta persino irritante, è ciò che dà colore e respiro all'esistenza. È nel confronto con la diversità che si impara a fare i conti con se stessi, a rivedere le proprie convinzioni, a misurarsi con la propria capacità di cambiamento. Anzi, la cifra della propria maturità sta proprio nella capacità di confrontarsi con ciò che è differente da sé.
Ogni cosa, inoltre, acquista un gusto diverso quando è condivisa: le gioie diventano più intense, le difficoltà e gli ostacoli più lievi, i sogni meno irrealizzabili. Come in uno specchio, nello sguardo degli altri ritroviamo noi stessi, con la nostra complessità e le nostre imperfezioni, e riconoscendoci nelle loro storie sperimentiamo il sollievo di non essere soli al mondo.
È questa la ricchezza più grande che l'alterità porta con sé, lo stimolo più forte a “decentrarsi” e a superare la distanza che ci divide dagli altri, la promessa più concreta di riuscire a costruire con chi ci sta di fronte un'autentica comunione e una genuina simpatia.
Forse, come ha scritto qualcuno, si diventa veramente adulti quando si è disposti a mettere da parte la «certezza inoppugnabile della propria verità» per approssimarsi all'altro e accettare che «ciascuno ha la propria verità che va accolta e rispettata».

Le storie degli altri ci insegnano la nostra.
La vita è una domanda,
la fuga è una risposta,
tra giorni di vuoto difficili da colmare
e giorni di piena carichi da sprofondare.
Ma le storie, si sa, sono i nostri sogni
e i nostri sogni, si sa, sono la nostra vita.
C'è qualcosa di me che non ti so rispondere,
c'è qualcosa di me che ti parla d'amore.
Non c'è distanza, non c'è assenza,
soltanto voglia di ritorno,
come di luce dentro un giorno,
come di luce dentro un giorno...
E ti vorrei raccontare del doloroso crescere
dall'altra parte del mondo,
che, come sai, porta lacrime,
ma ci spinge ad andare,
ci spinge a cercare,
ci spinge a provare e ritornare a sognare.
Perché i sogni, si sa, sono la nostra vita.
E non c'è niente di me che ti vorrei nascondere,
ma tutto, proprio tutto, vorrei ti parlasse d'amore,
che riempie il buio di una partenza.
Non c'è distanza, non c'è assenza,
soltanto voglia di ritorno,
come di luce dentro un giorno,
come di luce dentro un giorno...

(Paola Turci, Le storie degli altri, 2012)