I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

NALLAYAN PANCRAS

Un guru in tipografia

Giuliano Santi salesiano coadiutore

«Sono al tramonto della mia vita e per me è stato motivo di grande gioia e soddisfazione lavorare per i ragazzi poveri. Vorrei esalare il mio ultimo respiro qui in India e spero che il buon Dio mi accolga nel suo Regno, con la ricompensa promessa al servo fedele». Per i giovani indiani il signor Santi è una leggenda.

Una vocazione “tranquilla”
Il giovane Giuliano si sentì più o meno consapevolmente motivato a scegliere la via che sta seguendo ancora oggi quando nel 1946 vide la distruzione che era stata provocata dalla Seconda Guerra Mondiale. Tanti orfani vagavano per le strade e tanti giovani vivevano senza alcuna speranza per il futuro. Un numero sempre maggiore di loro rimaneva dunque senza una casa.
Giuliano poteva limitarsi a provare dispiacere di fronte alla situazione che vedeva o avrebbe potuto fare qualcosa di più?
Nella stessa epoca, un giovane uomo energico si presentò in qualità di salesiano laico. Arrivava da Torino, la terra di don Bosco. La sua visita era finalizzata a interessare i ragazzi a studiare per imparare una professione e Giuliano aderì immediatamente al progetto.
Nel 1947 il giovane Giuliano si trovava al Colle Don Bosco, nello splendido Istituto di Arti Grafiche. La Scuola segnò l'inizio e la cornice di tutto ciò che Giuliano avrebbe realizzato in seguito nella vita.
Al Colle, Giuliano sperimentò un profondo spirito di famiglia. Vi regnavano armonia, comprensione reciproca, serenità, gioia, entusiasmo e amore. Quell'esperienza motivò Giuliano a voler entrare a far parte della famiglia di don Bosco.
Era una chiamata di Dio e Giuliano Santi la accolse con gratitudine. Completò la sua formazione ed entrò in Noviziato. Qui approfondì la preghiera e lo studio dello spirito di don Bosco. Seguì la sua prima professione religiosa e il signor Santi il 16 agosto 1952 diventò figlio di don Bosco.
La vita per i giovani poveri
Il signor Santi aveva così raggiunto il suo primo obiettivo, quello di diventare salesiano di don Bosco. Lasciò dunque la sua famiglia ed entrò a far parte della nuova famiglia di don Bosco. La chiamata da parte di Dio però non si concluse così. Tramite i suoi superiori, Dio chiamò ancora il giovane signor Santi: «Le missioni la aspettano. Vada a lavorare per i poveri. Faccia per loro ciò che farebbe lo stesso don Bosco». Il signor Santi rispose a questa chiamata e nel 1952 arrivò a Madras (Chennai) per lavorare presso l'Istituto Tecnico San Giuseppe a Basin Bridge.
Questo era il suo secondo obiettivo: lavorare per i giovani poveri e orfani. Il signor Santi coltiva ancora oggi questo impegno. Lavorava di giorno e di notte, bussando alla porta di benefattori generosi. Il suo sincero spirito di sacrificio a favore dei poveri fu benedetto da Dio e cominciarono ad arrivare i fondi necessari. Il signor Santi rispondeva a ogni lettera nel giorno stesso in cui la riceveva. Anche lui, come don Bosco, ringraziava tutte le persone che gli offrivano un aiuto e gli aiuti si moltiplicavano.
Le macchine migliori per uomini migliori
Il signor Santi comprese presto che per formare i suoi ragazzi poveri il denaro non era tutto, dato che le macchine con le quali si esercitavano erano antiquate e obsolete. Elaborò dunque il suo terzo obiettivo. E ricordando il Creatore dell'Universo, il signor Santi disse: «Allestiamo una tipografia, con le macchine da stampa più innovative e avanzate, formiamo i nostri ragazzi e mettiamoli in condizione di imparare e di realizzare migliori guadagni».
Si rivolse di nuovo ai suoi amici e benefattori, che risposero positivamente. Tutti vedevano nel signor Santi un'anima disponibile e attenta, una persona ispirata, desiderosa di continuare l'opera di don Bosco al servizio dei poveri di Madras. I suoi amici e benefattori non erano ricchi; dovevano anzi lavorare duramente per vivere. Anche la famiglia del signor Santi si impegnò nel progetto. Tutti interessarono gli abitanti delle case vicine e i lavoratori dei dintorni e l'intero paese contribuì generosamente alla richiesta.
Il signor Santi compì diversi viaggi in Italia. Coglieva ogni occasione per parlare dei suoi ragazzi poveri di Madras e per trovare un sostenitore per ogni giovane. Inoltre, dopo ogni visita portava nuove macchine da stampa al SIGA (Salesian Institute of Graphic Arts - Istituto Salesiano di Arti Grafiche). Guardava i bambini poveri con gli occhi del cuore.
Al signor Santi venivano offerte le migliori macchine da stampa e tutto il materiale era portato e installato nella tipografia. Questo terzo sogno o obiettivo fu realizzato così bene che nel 2007 l'Associazione dei Tipografi di Chennai conferì al signor Santi il premio Johannes Gutenberg. Il signor Santi non se ne inorgoglì, perché, come diceva: «tutto è un segno della bontà di Dio e dell'aiuto da parte dei benefattori e della comunità».
Un amico attento e disponibile: un eroe
Dopo aver svolto un ruolo di guida per 53 lunghi anni, il 24 maggio 2010 il signor Santi ha passato il testimone, affinché forze più giovani continuino a svolgere la buona opera avviata per il bene dei giovani poveri.
Il signor Giuliano Santi è ricordato da tutti con gratitudine e affetto come pioniere e patrocinatore del SIGA. La semplicità e la frugalità della sua vita quotidiana, l'impegno instancabile e la testimonianza convinta della sua vita religiosa sono un fedele riflesso del messaggio di don Bosco e del carisma salesiano. «Vedere che tanti ragazzi poveri emergono nella vita grazie alla formazione che ricevono qui, trovano un buon lavoro e si realizzano infonde in me grande soddisfazione e gioia. So che migliaia di ragazzi poveri e le loro famiglie hanno ricevuto benefici grazie al SIGA».
Quasi tutti gli exallievi considerano il signor Santi il loro eroe e per molti il salesiano laico è stato un guru, un maestro, un amico e una guida. Era un amico attento e disponibile. I suoi allievi crescevano insieme a lui e avevano il privilegio della sua amicizia. Non rinunciava a fare visita al laboratorio quasi ogni ora, per guidare, dirigere e incoraggiare il personale e gli allievi. Era piuttosto timido e schivo e non ricercava mai lodi o elogi. Vedere i poveri e la loro sofferenza era una grande sofferenza per lui. Quando doveva essere decisa l'ammissione degli allievi, diceva chiaramente agli altri salesiani che l'unico criterio da tenere presente per la scelta dei ragazzi era che fossero molto, molto poveri. La sua opera più recente per i ragazzi poveri, il suo “canto del cigno”, è un edificio di quattro piani con eccellenti strutture di accoglienza per i ragazzi poveri che frequentano il SIGA.
Quando gli fu domandato se apprezzasse di più don Bosco o il signor Santi, un exallievo rispose che gli piaceva di più il signor Santi, perché in lui vedeva don Bosco.
Quando gli è stato chiesto quali sogni coltivasse per il futuro, il signor Santi ha risposto con umiltà: «Sono al tramonto della mia vita e per me è stato motivo di grande gioia e soddisfazione lavorare per i ragazzi poveri. Vorrei esalare il mio ultimo respiro qui in India e spero che il buon Dio mi accolga nel suo Regno, con la ricompensa promessa al servo fedele».

È STATO UN DONO PER ME
Conservo bei ricordi degli anni che ho trascorso con il signor Giuliano Santi, sia come studente di Tipografia, sia nel periodo successivo, quando sono entrato a far parte del personale della struttura. L'ho sempre considerato un “don Bosco vivo”, poiché arrivava da Colle Don Bosco - Becchi. Abbiamo progredito insieme come salesiani con piena fiducia e amicizia. Per me è stato un modello e una guida. Dopo aver vissuto alcuni anni di formazione e di esperienza salesiana qui in Italia, ho avuto di nuovo la fortuna di lavorare con lui in tipografia e di vivere nella stessa Comunità. Ho apprezzato la sua presenza fraterna e la sua guida. Ho capito che era un confratello salesiano straordinario, attento ai giovani poveri e abbandonati. Era un vero figlio di don Bosco e un fedele servitore di nostro Signore Gesù Cristo. Ha dedicato tutta la sua vita a insegnare i valori umani e cristiani ai giovani del Tamil Nadu, a Chennai, e a trasmettere loro le conoscenze e l'arte di cui era portatore. È per me un privilegio e un dovere farlo conoscere alla Famiglia Salesiana, con la speranza che tanti si sentano ispirati dalla sua vita e dalla sua dedizione al lavoro nella vigna del Signore secondo la via indicata da don Bosco. (N.P.)