I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

FELIX URRA

Don Enzo Bianco

Morto a Torino il 14 luglio 2015, a 85 anni

Fin dall'inizio la sua vita ebbe dei legami con don Bosco. Era nato infatti a Montegrosso d'Asti (AT) il 19 aprile del 1930, cioè a una manciata di colline da Castelnuovo Don Bosco. Quando la famiglia si trasferì a Torino, il piccolo Enzo cominciò a frequentare l'Oratorio Salesiano di Valdocco. Nel primo oratorio salesiano maturò la sua vocazione. Dopo la scuola superiore dove si diplomò in Ragioneria, chiese di entrare nel Noviziato salesiano di Monte Oliveto (Pinerolo). Ma fu sempre molto fiero dell'origine della sua vocazione: «Io vengo dall'oratorio festivo di Valdocco. Come i primi salesiani di don Bosco». Sarà salesiano per 65 anni.
Fece il Postnoviziato a Foglizzo, tre anni di tirocinio pratico nella casa di Lombriasco e nel 1955 pronunciò la Professione Perpetua a Monte Oliveto. Frequentò gli studi teologici alla Crocetta e il primo gennaio del 1960 nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino fu ordinato sacerdote.
Era dotato di un'intelligenza vivace, sottilmente polemica, acuta nel cogliere anche gli aspetti più ironici di ogni situazione. I superiori pensarono subito a lui per l'impresa che in quel tempo stava fiorendo con grandi prospettive: il Gruppo di Meridiano 12. Meridiano 12 era una rivista impostata in modo moderno, simpatico, attraente e leggibile da tutti. Voleva essere la versione attualizzata delle Letture Cattoliche fondate da don Bosco. Era stata affiancata da una rivista per i ragazzi, Ragazzi Duemila, diretta da Teresio Bosco e da una rivista per giovani, che in breve si impose anche a livello laico, Dimensioni, diretta da Carlo Fiore. Il gruppo editoriale era stato creato con gli elementi migliori delle Ispettorie italiane. Enzo Bianco era uno di questi.
«La sua capacità di lavoro e di organizzazione erano notevoli» ricorda Carla Burzio che gli faceva da segretaria in quel periodo. «L'ufficio era praticamente la sua abitazione. Ne usciva praticamente solo per andare in chiesa e a dormire. Teneva tutto il materiale in un ordine assoluto e lo pretendeva da tutti gli altri. Erano famose le sue “sei copie in carta carbone”». La sua capacità di scrittura e di comunicazione lo portarono a diplomarsi in Lettere e Giornalismo presso l'Università Cattolica di Milano. «E così il suo destino era segnato: avrebbe lavorato per Dio e per don Bosco usando la penna (e poi il computer)» scrive don Mario Scudu. «Fu direttore di Meridiano 12 e poi passò al Bollettino Salesiano e alla nascente agenzia ANS, scrisse numerosi libri, opuscoli, articoli, commenti non solo su don Bosco ma anche nel campo della liturgia, pastorale giovanile ed ecclesiale. Per molti anni lavorò alla Elledici di Torino, nell'Ufficio Pubblicità e Stampa, poi come bibliotecario, ma fu sempre attivo nella catechesi. Per quasi quattro anni ha scritto per la rivista Maria Ausiliatrice. Gli ultimi libri furono su papa Francesco e sulla sua capacità comunicativa. Mi ha detto più di una volta: “Dobbiamo imparare da lui. È un maestro». Un ricordo personale. Lo invitai, nel novembre 2012, a collaborare alla rubrica Liturgia della Domenica del sito della Casa Madre SDB (www.donbosco-torino.it). Accettò con entusiasmo il nuovo impegno di evangelizzazione “on line” ripetendomi, sovente, che questa è una forma importante di apostolato che don Bosco avrebbe usato moltissimo. Fu sempre puntuale nell'invio delle omelie scritte con precisione e semplicità, condite sempre con citazioni di personaggi famosi: veri lampi che illuminavano l'argomento. Devo anche aggiungere che erano tra le più cliccate. Don Enzo aveva grande capacità comunicativa e doti espressive. Era anche un fine umorista: sapeva vedere il lato positivo delle cose, e su questo faceva riflettere magari con citazioni dotte (ne ha scritto vari libri), sempre con un sorriso».
Alla fine della sua vita tornò dove aveva incominciato: a Valdocco. Era visibilmente stanco ma continuava a lavorare con il suo solito ritmo.
Il direttore della Comunità Maria Ausiliatrice di Valdocco, don Felix Urra ricorda: «Gli ultimi mesi si stabilì in infermeria; da buon giornalista-pubblicitario preparava i manifesti per la celebrazione degli onomastici e dei compleanni; spesso faceva da portavoce per le piccole necessità dei confratelli degenti. Mi ricordo la sua soddisfazione quando presiedeva la santa Messa ai confratelli residenti in infermeria e anche la profonda tristezza quando mi comunicò: “Non ce la faccio più, deve cercare un altro per celebrare la Messa”. Dall'ultimo doveva di nuovo essere ricoverato in ospedale, ma rifiutò. Chiese l'Unzione degli infermi, che ricevette con vera commozione. E pochi giorni dopo partì per il Paradiso».