I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco missionario mancato?

No: la sua missione era un'altra

Sulla scorta della tradizione e di alcuni studiosi si è soliti affermare che l'ideale missionario fu sempre presente in don Bosco, tanto da poterlo rintracciare fin nel famoso sogno dei nove anni. Invero qualche dubbio è legittimo, grazie alle fonti oggi a nostra disposizione.

Don Bosco, impegnato com'era nell'assicurare un futuro all'“Opera degli Oratori”, non poteva pensare a concretizzare i deboli spunti e le vaghe aspirazioni missionarie degli anni di formazione sacerdotale e del primo sacerdozio.
L'interesse missionario poté crescere ulteriormente in lui al momento della canonizzazione in Roma nel 1862 dei ventisei protomartiri giapponesi e della beatificazione nel 1867 di oltre 200 altri martiri nipponici. E sempre nei lunghi soggiorni nella stessa città papale poté rendersi conto di altre iniziative missionarie in corso, a seguito anche del forte risveglio missionario, che, avviato ad inizio secolo XIX e continuato durante il pontificato di Gregorio XVI (1831-1846), avrebbe dato i suoi frutti migliori durante quello di Pio IX (1846-1878) e di Leone XIII (1878-1903). Per altro a lanciarsi nelle “avventure” missionarie sarebbero stati soprattutto, accanto ai vecchi Ordini, i nuovi Istituti Religiosi dalle finalità specificatamente missionarie, con la novità assoluta dell'apostolato missionario delle donne.

Un contatto ravvicinato ma non ancora accolto (1865-1874)
Il Piemonte, con quasi il 50% dei missionari italiani e 39 vescovi, si poneva all'avanguardia in fatto di missioni. A Torino venivano in visita vari Vicari apostolici; a Valdocco nel 1864 don Comboni diede alle stampe il Piano di rigenerazione per l'Africa con l'intrigante progetto di evangelizzare l'Africa attraverso gli africani, che avrebbe ispirato don Bosco a fare altrettanto in Patagonia. Nel 1869 il Comboni tentò, senza esito, di associarlo al suo progetto e lo stesso risultato negativo ebbe monsignor Lavigerie che aveva chiesto salesiani per un orfanotrofio di Algeri. Dall'anno precedente era sospesa la richiesta del missionario bresciano don Bettazzi di mandare salesiani a dirigere un erigendo istituto di arti e mestieri, nonché un seminario minore, nella diocesi di Savannah (Georgia, USA). Tali proposte, tanto di direzione di opere educative in “territori di missione”, quanto di diretta azione missionaria in partibus infidelium - ne tratteremo nel prossimo numero del BS - potevano essere anche appetibili, ma fino al 1870 don Bosco coltivò semplicemente progetti nazionali.
L'ora di internazionalizzare la sua opera, fino a raggiungere i territori missionari, sembrò scoccare nell'immediato post Concilio Vaticano I (1869-1870), anche a seguito delle informazioni positive, sul conto dei salesiani, diffuse fra i 180 vescovi missionari venuti a Roma.
Da Valdocco negli anni seguenti passarono vari prelati del Sudamerica e della Cina. Nel 1870 il piemontese monsignor Barbero, Vicario Apostolico a Hyderabad, domandò a don Bosco delle suore disponibili per l'India. Lo stesso anno l'arcivescovo domenicano di San Francisco ottenne da lui l'invio, mai effettuato, di salesiani per un ospizio con scuola professionale. Nel 1873 fu la volta del milanese monsignor Raimondi ad offrire a don Bosco la possibilità di dirigere scuole cattoliche nella Prefettura apostolica di Hong Kong. La trattativa si arenò, così come nel 1874 rimase sulla carta un progetto di nuovo seminario del succitato don Bertazzi per Savannah. Lo stesso avvenne in quegli anni per fondazioni missionarie in Australia ed in India, per le quali don Bosco intavolò con i singoli vescovi trattative, date talora come concluse alla Santa Sede, mentre in realtà erano solo progetti in fieri. Tali missioni presentavano serie difficoltà di lingua, cultura e tradizioni e il tentativo a lungo condotto di disporre per essi di giovane personale irlandese era andato fallito.

Un segno dall'alto
Insomma anche se il pallido ideale missionario della gioventù era diventato fuoco ardente nel cuore di don Bosco nei primi anni Settanta, l'ora di far “salpare” i suoi salesiani verso terre missionarie, intraviste per altro in un sogno premonitore, non era ancora giunta. I segni dei tempi lo spingevano decisamente in quella direzione, ma essa andava armonizzata con la missione ricevuta dall'alto. Dall'alto appunto attendeva un segno; gli sarebbe giunto con l'approvazione definitiva delle Costituzioni salesiane (aprile 1874), cui sarebbe seguita effettivamente pochi mesi dopo l'accettazione della prima missione all'estero.

(continua)