I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CONOSCERE LA FAMIGLIA SALESIANA

GUIDO PEDRONI

A servizio di Dio e dei giovani

CMB - Comunità della Missione di don Bosco

La CMB ha le radici nel 1983. La Comunità è stata fondata da laici ed è attualmente formata da singole persone, giovani e adulti, e famiglie.
Cerca di vivere l'apostolato come espressione di una spiritualità particolare e con un sistema educativo specifico. Attualmente è presente in varie nazioni del mondo.

Nel 2010 la Comunità della Missione di don Bosco (CMB) ha celebrato la sua prima Assemblea Generale nella quale ha riflettuto sulla realtà comunitaria e sul suo apostolato come scoperte di un dono che ha ricevuto fin dalla chiamata originaria, manifestato gradualmente lungo gli anni.
Nella nostra Regola di Vita si trova scritto che il cammino spirituale e di servizio vissuto da alcune persone nell'attività missionaria ha favorito la scoperta della chiamata interiore a vivere più intensamente l'atteggiamento di Gesù “buon pastore”, che offre la vita per le sue pecore. La chiamata spirituale originaria del 1982 è stata rivolta al fondatore della Comunità che ha accompagnato negli anni successivi, in una crescente sensibilità e disponibilità, alcuni giovani ed adulti del Sacro Cuore di Bologna avviando una nuova forma di vita evangelica (cofondatori).
La Comunità è stata, quindi, fondata da laici ed è attualmente formata da singole persone, giovani e adulti, e famiglie.
Quest'anno celebreremo la seconda Assemblea Generale che ci impegnerà sulla spiritualità della Comunità. È dalla relazione con Dio che nasce e prende forza, per sua iniziativa, tutto l'edificio comunitario, le sue dinamiche e l'intera attività pastorale.

Primo: coinvolgere
Siamo nati nel 1983 come gruppo missionario fortemente impegnato per l'Etiopia, per poi scoprire che era stato preparato qualcosa di diverso e che andava scoperto lungo gli anni. La nostra casa madre è la Parrocchia del Sacro Cuore e l'Istituto Salesiano di Bologna. Sede carismatica, storica e operativa.
Siamo oltre 300 con diversi livelli di appartenenza alla Comunità, presenti in diverse nazioni, tutti uniti nell'unico progetto: stare accanto a bambini, ragazzi e giovani, che ci vengono affidati, nel loro percorso di crescita come uomini e donne, per scoprire che abbiamo un Padre comune che ci ama veramente.
Siamo stati riconosciuti dalla Chiesa di Bologna il 31 maggio 2004 e accolti nella Famiglia Salesiana il 13 gennaio 2010 da don Pascual Chávez Villanueva e dal suo Consiglio. Siamo stati presentati alla Famiglia Salesiana nelle giornate di Spiritualità del 2011 dove abbiamo presentato in particolare il nostro sistema educativo.
Il nostro stile educativo è la rilettura del sistema preventivo secondo quanto la nostra storia ci ha permesso di scoprire (e come segno concretissimo della prima Assemblea Generale) abbiamo scoperto che ci “muoviamo” negli oratori e nei centri educativi secondo quattro verbi d'azione: Credere, Coinvolgere, Suscitare, Creare. Per noi stare con i giovani è mettere in pratica questi verbi con fantasia e con modalità comunitarie.
Questi quattro verbi sono primariamente il modo di manifestare la nostra spiritualità.
Dove siamo presenti la nostra prima “preoccupazione” è quella di coinvolgere persone del posto con le quali iniziare ad operare e a creare relazioni; cerchiamo di suscitare curiosità verso chi siamo e cosa facciamo, sul come e perché. Fino ad un certo punto non ci interessano le strutture; sono le persone e le relazioni il fondamento di una presenza al servizio dei ragazzi.
Crediamo che il motivo per cui siamo presenti in un posto dipenda da Dio.
In accordo con le Diocesi o con i singoli parroci, a volte anche con le case salesiane, ci facciamo carico di promuovere, organizzare e gestire oratori e centri educativi, che ci vengono affidati; per questo abbiamo nella nostra Regola di Vita un aspetto comunitario fondamentale, quello dell'obbedienza, che viene indicata e interpretata come “convergenza”. Senza un “sì” comunitario non potremmo farci carico di nessun tipo di opera; è il Consiglio Generale che, a nome di tutta la Comunità, si fa carico. È poi il Responsabile Generale (Custode Generale) che affida mandati specifici per le responsabilità di gestione e di formazione.

L'unità, la carità e l'essenzialità
Le tre colonne portanti di tutta la Comunità sono l'unità, la carità e l'essenzialità che cerchiamo di vivere in una situazione permanente di missione. La nostra missione è dentro la stessa vita, una “missione” che è “testimonianza e apostolato” nella Regola di Vita viene indicata come “stato di missione”: sempre ci si muove in una dimensione missionaria. Non per niente fin dalle origini è stato indicato san Paolo come nostra figura di riferimento, insieme a don Bosco e a Maria Ausiliatrice, ovviamente. Si potrebbe dire che san Paolo è il riferimento per l'apostolato e don Bosco è il riferimento carismatico. Infatti oggi possiamo ugualmente dire che è il Vescovo locale il referente per l'apostolato e il Rettor Maggiore quello carismatico.
Il cammino di adesione e appartenenza alla Comunità è stato pensato e ripensato negli ultimi 20 anni. Il punto di arrivo è l'Atto di Dedizione. Ma il percorso formativo degli appartenenti alla Comunità, già dai 16 anni di età, è pedagogicamente strutturato per tappe e “obiettivi di appartenenza”. Si inizia con l'Accoglienza nella Comunità (almeno 16 anni), si continua con l'Atto di Impegno dopo almeno un anno di formazione specifica di tipo comunitario e partecipando alle diverse attività. In seguito il cammino diventa più intenso per arrivare all'emissione dell'Atto di Fede dopo altri due anni di formazione, e infine, dopo ancora un anno di formazione, all'Atto di Dedizione.
La Dedizione è nella CMB soprattutto uno stato interiore dello spirito, che muove all'azione pastorale, alla concretezza dell'incontro con l'altro, quasi un'esigenza fisiologica della nostra anima, in un atteggiamento di ascolto e di accoglienza.

La diaconia
Attualmente la CMB è presente da anni in Italia, Madagascar, Burundi, Argentina e Cile; più recenti sono le presenze ad Haiti ed è proprio agli inizi la presenza in Ghana. Tutte le realtà che vengono portate avanti dagli appartenenti alla Comunità sono state prese in carico perché sono state proposte prima al Consiglio Generale e attraverso un percorso di discernimento comunitario sono state poi accettate a livello comunitario.
Certo che se guardiamo alle pagine scritte non possiamo che ringraziare il buon Dio, ma è certo che il cammino va a continuare; aspettiamo e desideriamo di essere presenti in altre diocesi italiane e in altre nazioni europee, facendo attenzione ad impostare bene il futuro, la propagazione, il cammino di santificazione e l'appartenenza dei membri alla Comunità, in quanto espressione della scoperta della vocazione salesiana.
Se pensiamo alla Dedizione di Maria a Gesù e alla Chiesa e cerchiamo di comprenderla sempre più in profondità, la riflessione che ne scaturisce ci porta verso una “Diaconia mariana”.
Forse il buon Dio ci sta chiamando verso una Dedizione intesa proprio come “Diaconia”, una dedizione sempre più radicale a servizio dei ragazzi e della Chiesa?