I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

PAOLO BALDISSEROTTO

L'opera salesiana di Trento

L'ultima casa accettata e fondata da san Giovanni Bosco oggi è il vivacissimo cuore salesiano nella città.

Don Bosco non venne mai di persona a Trento, che era la porta per l'impero Austro-Ungarico, ma i primi Salesiani sono arrivati a Trento nel novembre del 1887 e don Bosco è morto il 31 gennaio del 1888.
È al 1885 che facciamo risalire l'inizio della storia, e questo perché risale all'estate di quell'anno una bella lettera del Podestà di Trento, Paolo Oss Mazzurana, indirizzata a don Bosco. In essa si chiedeva, d'accordo con le autorità ecclesiastiche e civili, che i Salesiani assumessero la direzione di un orfanotrofio dipendente dalla Congregazione di Carità e dal Municipio. Ed ecco che il 15 ottobre 1887 giunsero a Trento i tre Salesiani, il M.R. don Pietro Furno, di 23 anni, in qualità di direttore, il chierico Simone Visintainer in qualità di vicedirettore e il signor Eugenio Baù in qualità di assistente, per assumere la direzione dell'orfanotrofio Crosina-Sartori e dargli nuovo impulso.
Il 1° settembre 1893 si stipulò il contratto di compra-vendita della casa-filanda dei fratelli Antonio e Luigi Giuseppe Tambosi, in via S. Bernardino. L'istituto funzionava da convitto, cioè dava la possibilità ai ragazzi di studiare e dormire in sede. Poteva accogliere all'inizio 28 allievi e nel giro di 10 anni arrivarono a 100, i quali frequentavano la scuola presso il Collegio Arcivescovile.
Nel 1925-26 il beato don Rinaldi, allora Rettor Maggiore dei Salesiani, venne a Trento e invitò i Salesiani ad occuparsi anche di ampliare ad altri ragazzi e giovani. Il convitto nel 1926 si trasforma in scuola per allievi missionari, chiamato “Aspirantato”, ed era aperto ai ragazzi che manifestavano il desiderio di farsi salesiani. Nell'anno scolastico 1926-27 dunque vissero assieme convittori, orfani ed una settantina di aspiranti. Potevano frequentare la V elementare e la I, II, III, IV e V ginnasio.

Dalla fucina di missionari al convitto universitario
La convivenza, che era stata possibile fino al 1926 perché la capienza della casa lo permetteva, diventò problematica per il numero crescente delle domande all'“Aspirantato” si preferì allora dare spazio agli allievi missionari e chiudere il convitto. Chi faceva domanda per essere convittore veniva orientato presso il Collegio Arcivescovile; quelli ospitati nella casa di Trento, nel settembre 1927 passarono a Rovereto e l'Istituto di Trento rimase scuola per allievi missionari, con oltre 100 posti; in tal modo poteva accogliere giovani da tutta l'Ispettoria cioè il triveneto. Tale situazione rimane immutata fino al 1969; la scuola di Trento dipendeva, come sezione staccata, dalla direzione e dalla segreteria di Rovereto. Intanto nel 1934 terminava la costruzione della chiesa dei salesiani dedicata a Maria Ausiliatrice.
Nel 1970 il ministero della Pubblica Istruzione firma il decreto di riconoscimento legale sia della Scuola Media sia del Ginnasio; in tal modo, dopo due anni di lavoro di adeguamento ai programmi ministeriali, il 1° giugno 1970 la scuola salesiana di Trento ottiene il riconoscimento legale del suo operato.
Dopo il Concilio Vaticano II, con l'evolversi della mentalità dei religiosi riguardo all'età sulla quale puntare per un'eventuale proposta di scelta vocazionale, l'Ispettoria adegua e ridimensiona le sue attese sulla casa di Trento che si trasforma da “Aspirantato” missionario a scuola di Orientamento Vocazionale, sia laico sia religioso.
Così, nel 1973, si apre una sezione per gli esterni della Scuola Media, probabilmente anche a causa delle pressanti richieste di alcune famiglie del posto, visto che i genitori, ancora prima dei decreti delegati, partecipavano ai consigli di classe.
La scuola, proprio perché mantiene il suo carattere di orientamento vocazionale, ha difficoltà a trovare iscrizioni: le forme di reperimento sono poco efficaci e la selezione difficile. In questa situazione l'Ispettoria chiede un ulteriore apporto delle altre case dell'Ispettoria stessa e la collaborazione di altri istituti religiosi.
Negli anni successivi la scuola mantiene il suo carattere di orientamento vocazionale inteso in senso ampio. Addirittura negli anni '80 vengono inviati a Trento alcuni giovani Salesiani con il compito di creare una comunità vocazionale pilota e di essere forti animatori nella diocesi di Trento.
Tale progetto non ottiene buon esito dal punto di vista vocazionale, però contribuisce a diffondere sul territorio un'immagine di opera salesiana attenta ai giovani e ai loro bisogni educativi. Puntava l'attenzione sulla professionalità dei docenti, sulla collaborazione scuola-famiglia e sul coinvolgimento dei genitori con corsi di formazione.
Negli ultimi anni ci sono stati innumerevoli cambiamenti: apertura al territorio, scuola mista con tre sezioni. Nel 1989 apertura del convitto universitario con più di 100 studenti, il primo e uno dei più grandi della città dedicato al beato Piergiorgio Frassati.

Oggi: il piacere della cultura
In questi 125 anni di presenza dei salesiani a Trento la diocesi e la cittadinanza sono stati informati dello spirito di don Bosco. Tutti i Rettor Maggiori sono passati per Trento e hanno avuto accoglienza dalle autorità civili ed ecclesiali. Lo stesso don Adriano Bregolin, ex vicario del Rettor Maggiore, è un frutto di questa opera salesiana, perché ha frequentato il ginnasio e poi ne è stato anche direttore fino al 1988.
Una menzione a parte merita il primo salesiano trentino don Alessandro Stefenelli, pioniere in Patagonia e ordinato sacerdote da monsignor Cagliero. Adesso in Argentina ci sono una città che porta il suo nome, una stazione ferroviaria e un centro studi. La più grande scuola agricola dell'Argentina era la sua scuola, dove da buon trentino aveva piantato 5 mila ettari di frutteto. Quest'anno è stata pubblicata la sua autobiografia che il sindaco del paese di Fondo in Val di Non ha voluto per ogni famiglia, perché visse il primo conflitto mondiale agli arresti domiciliari al suo paese natio divenendo parroco, dottore, agronomo, maestro, ingegnere per la sua gente.
L'opera salesiana di Trento ha formato centinaia di missionari che sono andati nel mondo a fare i “don Bosco” nelle terre più lontane.
Per 10 anni i Salesiani a Rovereto (TN) dopo il convitto municipale, hanno gestito un oratorio, ma soprattutto con la competenza di don Bonato Giannantonio e don Guido Novella, hanno girato tutto il Trentino per la formazione delle catechiste. L'ElleDiCi ha avuto una grande parte per la realizzazione dei catechismi della diocesi trentina.
Nel 1988 il vescovo monsignor Giovanni Sartori chiama in curia il salesiano don Jean Rebellato e la FMA suor Carlina con il compito di prendere in mano la Pastorale giovanile della diocesi. Per nove anni le due comunità salesiane maschili e femminili sono state a servizio diretto della diocesi per curare la formazione dei giovani. Da quella esperienza sono usciti politici, sacerdoti, religiosi e suore che ora sono in forza nella chiesa e nel civile. Proprio in quegli anni c'è stata la visita di papa Giovanni Paolo II a Trento quasi a coronamento di una attività giovanile bellissima.
La fondazione del collegio universitario “Piergiorgio Frassati”, con il contributo della Provincia, perché opera sociale, è stata un'ottima occasione per fare un vero servizio educativo ai giovani che vengono nella città universitaria di Trento. Ancora oggi è il luogo delle proposte di animazione per tutti gli universitari, per esempio con la “Festa di primavera”, in collaborazione stretta con la pastorale culturale della diocesi. Gli studenti, in maggioranza di ingegneria, sono protagonisti e hanno in mano la vita del collegio assieme all'animatore salesiano don Carlo Busana. Davvero si è realizzato il motto di don Bosco a Michele Rua: “Noi due faremo tutto a metà”.
Oggi la scuola media ha 230 allievi e allieve e le iscrizioni arrivano addirittura già alla prima elementare. Metà rimangono esclusi perché non c'è posto. Dalla preside a tutto il corpo docente sono laici impegnati, giovanili, che hanno fatto la scelta di vivere lo spirito di don Bosco. I ragazzi vivono tre anni di “Oratorio” con tante proposte di animazione, ma con una cultura seria. La collaborazione tra scuola e famiglia (A.Ge.SC) è proficua. Naturalmente la Provincia autonoma di Trento con le sue leggi aiuta la scuola parificata come la nostra.

PREGHIERA DEI GIOVANI UNIVERSITARI

Ti preghiamo Signore,
perché ci possiamo conoscere sempre meglio
e sappiamo accoglierci nelle nostre risorse e limiti;
perché ciascuno di noi,
costruendo la propria vita,
aiuti l'altro a vivere la sua;
perché a nessuno sfuggano i momenti
di stanchezza, di disagio e
di preoccupazione dell'altro;
perché le opinioni personali
non ci dividano, ma ci uniscano
nella ricerca della Verità e del Bene;
perché possiamo vivere in solidarietà
i momenti di gioia e di sofferenza;
e ciascuno s'adoperi a costruire 'comunione'.
Signore, fa che, caricati dal Tuo Amore,
siamo ovunque testimoni di 'vero amore'.
Amen