I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIOVANNI ROLANDI

Traduzione di Marisa Patarino

Kakuma
La città della misericordia

I Salesiani di don Bosco dell'Ispettoria Africa Est (AFE) operano in Africa orientale dal 1980, in Kenya, in Tanzania, in Sudan e in Sudan del Sud. Il Sudan e il Sudan del Sud costituiscono insieme un'entità semi-indipendente dell'Ispettoria.
Attualmente l'Ispettoria conta 28 comunità, che lavorano al servizio dei giovani con varie opere, tra le quali istituti tecnici, scuole medie, parrocchie, centri giovanili e un campo profughi per rifugiati a Kakuma.

In Kenya offriamo una formazione tecnica tramite i nostri istituti: il Don Bosco Embu, Makuyu, la Città dei Ragazzi a Nairobi e il campo profughi Don Bosco per rifugiati a Kakuma, nella Contea di Turkana. In questi istituti teniamo corsi riguardanti varie discipline, tra cui la saldatura e la lavorazione dei metalli, le lavorazioni al tornio, la manutenzione dei motori, la carpenteria e la falegnameria, lavori di muratura, idraulica, manutenzioni elettriche, meccanica di motori per veicoli, scuola guida, segreteria, arte e design, sartoria e confezione di abiti, ebanisteria, corsi di informatica.
I Salesiani di don Bosco hanno al loro attivo una presenza consolidata nel campo profughi di Kakuma e lavorano al servizio dei rifugiati dal 1993 come partner operativi dell'UNHCR nell'ambito della formazione professionale. In base a consultazioni tuttora in corso e a una valutazione delle effettive necessità compiuta dall'UNHCR per l'anno 2014, i rifugiati hanno dichiarato di aver bisogno di un ampliamento del campo di azione del centro don Bosco Kakuma nell'ambito dell'istruzione tecnica, affinché sia possibile accogliere un maggior numero di allievi che fanno parte del novero dei rifugiati e della comunità Turkana e offrire loro una formazione più approfondita.
Noi Salesiani, che abbiamo al nostro attivo oltre 30 anni di esperienza nel campo dell'istruzione professionale in Kenya, crediamo di avere le competenze e le capacità tecniche necessarie per fornire una formazione professionale completa ai rifugiati e ai giovani accolti nella comunità e per contribuire alla crescita economica del Kenya, per prospettare una fonte alternativa di reddito a seguito degli effetti che i cambiamenti climatici hanno determinato nella loro economia globale, trasformando la vita di molte persone.
Gestiamo il centro più importante, che propone tutti i corsi tecnici che offriamo insieme a programmi di matematica e informatica, il secondo istituto è un centro ubicato in campagna, in cui vorremmo formare ogni anno 320 giovani nel settore agricolo, il terzo ha un'impostazione tecnologia al servizio della comunità e offre corsi di informatica e relativi ad alcuni altri ambiti della tecnica, programmi di alfabetizzazione e aritmetica e infine, nella nuova sede che stiamo costruendo ora, cominceremo ad avviare corsi a partire da gennaio 2016.
Negli anni scorsi il centro Don Bosco di Kakuma ha formato migliaia di giovani. Dal numero di allievi che si iscrivono ai corsi e che si diplomano, deduciamo che le necessità incontrate dal centro Don Bosco siano in aumento. Nei vari centri che gestiamo nel campo, nel corso di quest'anno 2015, 3774 allievi si sono iscritti ai nostri corsi e 2843 di loro conseguiranno il diploma entro la fine dell'anno. Una volta terminato il loro periodo di formazione qui, i nostri studenti che hanno frequentato i corsi tecnici affrontano un esame gestito dal governo del Kenya (NITA) e conseguono un diploma ufficiale. L'anno prossimo speriamo di avviare percorsi di preparazione che permettano di acquisire almeno una qualifica professionale.
In diverse occasioni, nel corso di colloqui con i Salesiani o con delegati di agenzie umanitarie venuti qui in visita, la comunità dei rifugiati ha espresso il desiderio di poter frequentare qui corsi di approfondimento. Al momento siamo in grado di offrire solo corsi di base nell'ambito della formazione tecnica, ma vorremmo proporre programmi che permettano agli allievi di acquisire competenze sufficienti nei settori da loro scelti. L'UNHCR e altre istituzioni hanno pienamente sostenuto questo progetto e vorrebbero che fosse realizzato presto.
Con questi presupposti, i Salesiani hanno avviato la costruzione di un Istituto Tecnico appena fuori del campo, ma collegato al campo stesso, per poter offrire corsi di formazione ai rifugiati e ai giovani della comunità. Dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni da parte della Congregazione, a seguito di un dialogo con la diocesi, ora disponiamo di un ottimo appezzamento di terreno in città, adiacente al campo. Stiamo progettando di recintare il terreno. È stato compiuto un sondaggio idrologico ed è stata individuata la sede per un pozzo. Abbiamo ricevuto progetti e preventivi, ma siamo in attesa di avere da parte di alcune istituzioni caritative i fondi per costruire l'Istituto. Inizialmente erano arrivate promesse di aiuti, ma, dopo che abbiamo compiuto la nostra parte dell'opera, non abbiamo riscontri concreti.

La parrocchia cattolica Santa Croce
In qualità di missionari e di persone impegnate nell'evangelizzazione e nell'assistenza spirituale del popolo di Dio, i Salesiani si impegnano al servizio dell'unica parrocchia cattolica di tutto il campo. La parrocchia cattolica Santa Croce del Campo profughi di Kakuma appartenente alla diocesi di Lodwar è affidata alle cure dei Salesiani. Vi sono solo due sacerdoti salesiani, che sono già impegnati nella gestione dei centri di formazione professionale, coadiuvati da 2 suore, 2 catechisti a tempo pieno, 8 catechisti collaboratori, laici che svolgono funzioni di guida in parrocchia, dove sono attivi vari gruppi. Ci prendiamo così cura delle necessità spirituali dei parrocchiani. La parrocchia conta 8 centri, in ognuno dei quali viene celebrata la messa domenicale, e in molti si celebra la messa anche nei giorni feriali. Sono attive 45 piccole comunità cristiane, guidate da animatori molto impegnati, seguiti in particolare da 2 suore. La presenza di un gran numero di giovani, che percentualmente sono la maggioranza dei rifugiati del campo, costituisce un campo di apostolato ideale per i Salesiani.

I Savio Club
Sebbene tutte le persone che vivono qui siano rifugiate, a volte si creano malintesi e talvolta anche tensioni tra appartenenti a tribù diverse. A volte i livelli formativi non sono all'altezza degli standard previsti per gli allievi delle scuole primarie, dato il gran numero di bambini che frequentano ogni scuola e la carenza di risorse. Abbiamo preso atto di questa situazione e abbiamo elaborato un programma di formazione supplementare per i bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, ai quali insegniamo l'inglese, la matematica, il kiswahili, l'igiene, le buone maniere, il catechismo e le preghiere. Ogni giorno i bambini fruiscono di 3 ore di lezione. Nelle succursali della nostra parrocchia al momento abbiamo circa 600 bambini che partecipano a questo programma. È meraviglioso vedere come parlino lingue diverse, interagiscano con persone di diverse tribù, ottengano buoni risultati nello studio elementare e, nel complesso, siano molto intelligenti e preparati. Con l'aiuto del dr. Alfons e di un gruppo di lavoro proveniente dalla Germania, possiamo aiutare questi bambini a diventare buoni cristiani e onesti cittadini.

Il Centro Giovanile Don Bosco
Chi vive nel campo profughi riscontra che tanti bambini e giovani prendono parte alle attività proposte da chi gestisce l'istituzione. Molti bambini e giovani frequentano il nostro centro per partecipare ai giochi, ai momenti di preghiera e di ricreazione. Questo orientamento è in piena armonia con l'idea di san Giovanni Bosco di tenere i giovani lontano dalle strade, in cui sono esposti a pericoli di ogni genere, e di offrire loro un ambiente sicuro e stimolante. Utilizzano il limitato spazio disponibile nel campo. Nel frattempo abbiamo cercato un luogo adatto per la scuola e l'oratorio.
Dio ha i suoi piani e ne dispone la realizzazione a suo tempo. Mentre cercavamo uno spazio come questo, vicino a noi, a causa delle forti piogge cadute lo scorso anno è stato necessario trasferire molte persone in zone migliori e più sicure. Si è così reso disponibile un buon appezzamento di terreno. A seguito della nostra richiesta, il governo e l'UNHCR ci hanno concesso il terreno, che abbiamo già recintato e in cui progettiamo di realizzare campi da calcio, netball, pallavolo e una multisala. Eventualmente, se disporremo dei fondi necessari, vorremmo costruire una sala in cui noi e altre istituzioni potessimo proporre programmi per i giovani e incontri per il pubblico in generale. A questo complesso verrà dato il nome di “Centro Giovanile del Campo Profughi per i rifugiati di Kakuma” e sarà un luogo di incontro per tante persone.
Queste sono alcune delle attività svolte al Centro “Don Bosco” di Kakuma. Siamo l'unica istituzione presente nel campo e dobbiamo dunque affrontare varie sfide, ma siamo anche molto apprezzati per questo. Siamo sicuri che don Bosco, il nostro Padre spirituale, sarebbe orgoglioso per la dedizione manifestata dai suoi figli che si prendono cura di queste persone emarginate. La nostra vita con loro ci ricorda costantemente che la nostra casa permanente non è qui sulla terra, ma dobbiamo impegnarci a fondo per rendere la casa che abbiamo qui sulla terra come il cielo. In un mondo in cui le conseguenze del male sono evidenti, il compito di costruire il paradiso qui sulla terra è impegnativo, ma possibile.