I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE

DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME

La nostra quotidiana “Festa di Cana”

Siamo come in una festa di nozze, ogni giorno, nel quotidiano svolgersi delle nostre vite, servizi e missioni. Anche noi siamo un intreccio di culture, radici, storie, e ci fa molto bene celebrare la nostra fratellanza, amicizia e comunione perché ci riempie di speranza verso il futuro di questo albero che continua a dare tanti frutti di vita e santità.

Voglio parlarvi di una festa, di una Madre, di un bisogno e di un elemento semplice ma essenziale.
A Cana c'era una Madre, la madre di Gesù, dice il Vangelo. Anche oggi qui, nella vostra casa, c'è una Madre: Lei stessa, la madre di Gesù. La vedete? La sentite? Certo che si trova qui, altrimenti la festa non sarebbe lo stesso. Lei viene a tutelare, incoraggiare e, come no, a coccolare, la nostra fratellanza. L'articolo quarto della Carta d'identità della Famiglia Salesiana dice che siamo “una comunità carismatica e spirituale... legata da rapporti di parentela spirituale e di affinità apostolica”. Bella espressione! E questa parentela ha, al suo centro, una Madre che come donna e come madre è capace di essere sempre attenta ai suoi, sempre con gli occhi aperti e sorveglianti al fine di percepire le necessità dei suoi piccoli, anche se questi “piccoli” siano già maggiorenni. Così è capitato nelle nozze incidentate a Cana di Galilea. Lei avverte il suo figlio Gesù: “Non hanno vino”. E senza vino, è finita la festa. Prima c'era, ma è finito. Nel cuore della festa, venne a mancare uno degli elementi che la caratterizza e non solo in un senso letterale e superficiale, ma piuttosto in un profondo senso simbolico.
Ecco, nel cuore della festa, immagine della vita e anche della nostra Famiglia, emerge all'improvviso un bisogno. Noi, parentela e amici e amiche di don Bosco, sappiamo bene che il mondo oggi manifesta tanti bisogni. È importantissimo, fondamentale direi, imparare dalla nostra Madre a essere attenti, ad alzare sempre lo sguardo, a non restare chiusi in noi stessi, nelle nostre difficoltà, nelle nostre sofferenze, egoisticamente, ma sempre svegli e vigilanti, con i nostri occhi soprattutto amichevolmente indirizzati agli ultimi, ai giovani per i quali siamo nati, fondati e inviati.
Al mondo, e anche tante volte alle nostre comunità e famiglie, manca il vino, cioè l'allegria e la festa, che si esprime in una vita che vale la pena di essere vissuta. E noi, carissimi, abbiamo ereditato una cantina: il nostro carisma condiviso!
Il nostro amato padre don Bosco ha scritto una lettera bellissima a Cagliero, allora Vicario Apostolico della Patagonia, che dice: “Carità, pazienza, dolcezza [...] fare del bene a chi si può, del male a nessuno. Ciò valga per i Salesiani tra loro, fra gli allievi, ed altri esterni od interni”. Abbiamo detto che senza vino, non c'è festa. Per noi, carissimi fratelli e sorelle, il sistema preventivo è proprio il nostro, quindi, senza il vissuto del sistema preventivo non c'è per noi spirito (cioè non percorriamo insieme l'avventura dello Spirito!) e non c'è vera vita salesiana: è finita la festa.
Questo vino, non è un frutto tutto nostro... ma frutto del percorrere il cammino indicato da Gesù e animato dallo Spirito. Fu Gesù a fare vino dall'acqua. Ma sono stati i servitori a seguire l'indicazione della Madre di Gesù, a provvedere e portare l'acqua. Ecco, un elemento semplice, ma essenziale e di base. Stiamo attenti al “comandamento della Vergine”, per riempire le giare con la nostra acqua, anche se sembra veramente strano quello che ci viene richiesto. Ma, attenzione, che quello che ci viene chiesto, anche se sembra semplice e di poco valore in confronto con i bisogni e con il “vino” mancante, è di per sé essenziale e fondamentale. Infatti, per arrivare ad avere della vera acqua, abbiamo bisogno di attingere dal pozzo, e quanto più in profondità riusciamo ad arrivare, un'acqua più pura sgorga perché sgorga dal profondo del nostro cuore e del nostro essere.
Vi ho proposto nella strenna un cammino di profondità per voi, per i giovani e per la gente alla quale siamo stati inviati. Questo cammino che ho chiamato “Sfide e Proposte” ha un doppio movimento in profondità e verso l'esterno. Ve lo enumero ancora una volta: Guardare dentro; Cercare Dio; Incontrarsi con Gesù Diventare/Essere dei suoi; Appropriarsi dei valori fondamentali della vita umana, quali la famiglia, l'amicizia, la solidarietà, l'ecclesialità e la vita come donazione; e, finalmente, Maturare un progetto di vita che risponda alla chiamata di Dio.
Una festa, una Madre, un bisogno e un elemento da consegnare. Regaliamo a tanti, di ciò che abbiamo nella nostra cantina ereditata dal cuore di don Bosco e lasciamoci accompagnare ogni giorno da Lei, la Madre di Gesù che si prende cura di noi e ci insegna a fare lo stesso gli uni gli altri.