I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco “portavoce del liberalismo economico”?

Un'intrigante interpretazione del fascicolo “Il sistema metrico decimale”.

L'introduzione del sistema metrico decimale in Italia rivoluzionò la vita degli italiani in tutti i campi. Adottato ufficialmente dal neonato stato italiano nel 1861, il metro fu in realtà importato in Italia nel 1796 da Napoleone per eliminare la babele di misure che ostacolava il commercio fra le varie città d'Italia e con il resto d'Europa. Nonostante qualche resistenza, anche politica, la misurazione in decimali riuscì ad imporsi sia pure lentamente.
Il primo ad adottarlo fra gli staterelli presenti nella penisola italiana fu il Regno di Sardegna. Un regio decreto del 1845 rese obbligatorio ed esclusivo il nuovo sistema, che però sarebbe entrato in vigore solo il 1° gennaio 1850. In preparazione a tale evento si moltiplicarono libri, opuscoli e tabelle illustrative, volti soprattutto alle classi inferiori.

E don Bosco?
Da alcuni anni era a contatto diretto e quotidiano con ragazzi per lo più “poveri ed abbandonati” che frequentavano le sue scuole serali e domenicali o che andavano al lavoro in botteghe, opifici e cantieri in città. Essi avrebbero avuto dunque bisogno di districarsi fra oncia, piede trabucco, raso, miglia, scudo, emina, brenta e familiarizzarsi con i nuovi pesi e misure (grammo, litro, lira, metro ecc.). Anche i contadini e gli artigiani - un mondo che don Bosco conosceva bene - andavano messi in guardia dal divenire “frodati” da parte dei venditori delle aziende per non sapersi districare sui cambi delle vecchie unità di misura di tutte le tipologie di grandezza. Per avere un'idea dei problemi connessi basta solo pensare a quanto è avvenuto in Italia con la sostituzione della lira con l'euro.
Ecco allora don Bosco pubblicare da Paravia nel maggio 1849 il fascicoletto Sistema metrico decimale ridotto a semplicità preceduto dalle quattro prime operazioni dell'aritmetica ad uso degli artigiani e della gente di campagna (80 pp.). Due giornali, L'Armonia e il più acculturato Il Conciliatore torinese, immediatamente lo presentarono e raccomandarono ai loro lettori. Pochi mesi dopo lo stesso Paravia ne editò una seconda edizione “migliorata ed accresciuta” (96 pp.).
Non contento del successo estivo, don Bosco trasformò la sua operetta in una brillante commedia che il 6 dicembre 1849 (15 giorni prima dell'entrata in vigore del nuovo Sistema), i suoi ragazzi portarono in scena a Valdocco con grande successo di pubblico. Fra gli ospiti presenti il celebre abate Ferrante Aporti che, nel lasciare la sala, avrebbe commentato: “Don Bosco non poteva immaginare un mezzo più efficace per rendere popolare il sistema metrico decimale; qui lo si impara ridendo”.

Interpretazione
Fin qui forse nulla di nuovo, si direbbe. Solo che il professore Emanuele Lugli in un suo recente saggio (Unità di misura. Breve storia del metro in Italia, Bologna, 2014), citando don Bosco accanto ad altri autori che avevano scritto sul Sistema Metrico Decimale, aggiungeva: “Don Bosco mescolava i principi matematici a spaccati di vita, in cui fumatori viziosi, signori caritatevoli, e padri dediti al gioco riflettevano sulla relazione fra sistema metrico e quotidianità. Don Bosco aveva composto un'opera che rispondeva alla visione sociale di Carlo Alberto e Cavour, un'opera che declinava il metro alle necessità di classe e si faceva portavoce del liberalismo economico”... (pp. 144-145).
Interessante e lusinghiera la riflessione a posteriori del professor Lugli. In realtà don Bosco nello scrivere la sua operetta in quei primi anni di Valdocco probabilmente non pensava a farla diventare “portavoce del liberalismo economico” di re Carlo Alberto e del suo ministro Cavour e forse neppure a renderlo strumento di unificazione culturale” del paese Italia, che per altro ancora non esisteva. Don Bosco, come è ovvio, non si è mai espresso in tali termini, né poteva farlo; più semplicemente a lui interessavano i giovani e i popolani, le persone cioè più a rischio di cadere in “errori ed inganni” in tale “rivoluzione culturale”. Dunque essi andavano aiutati ad orientarsi, offrendo un prontuario semplice, didascalico, arricchito di esercizi pratici, di opportuni schemi, di efficaci tabelle, in un linguaggio colloquiale.

Prete educatore
In secondo luogo don Bosco non dimentica mai la sua missione. Così volge il fascicolo e la commedia in chiave educativa, presentando appunto, sotto forma numerica e lessicale, le conseguenze delle virtù e dei vizi dei suoi protagonisti, le prime da seguire, i secondi da evitare. I lettori della sua operetta, gli attori e gli spettatori della sua commedia, mentre imparavano il cambio dei pesi e delle misure, nello stesso tempo, ricevevano lezioni di educazione, umanità e anche spiritualità. Il tutto condito di divertimento.
Scrivendo che le monete servivano a valutare il prezzo di un oggetto, ma anche del lavoro, don Bosco non pensava certo a un tema caro ai contemporanei marxisti; intendeva solo offrire uno strumento di difesa dei più deboli, dei meno colti (o dei membri delle classi inferiori per dirla ancora nel linguaggio marxista). Don Bosco, prete, non si è dunque accontentato delle prediche, dei libri religiosi, dell'invito a frequentare la Chiesa e i sacramenti per formare il cristiano. Si è impegnato anche a formare l'uomo, tramite la scuola, le associazioni giovanili, l'uso intelligente del tempo libero (teatro, musica, gioco), il sano divertimento.

UN APPELLO
Sapevate che don Bosco, cresciuto nei vigneti del Monferrato, sempre nel 1846 ha scritto anche un libretto sulla coltivazione dell'uva e sulla produzione di vino dal titolo L'enologo italiano? Nessuno l'ha ancora trovato. Chissà se un lettore del BS sarà più fortunato! Sarebbe un vero scoop!