I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

NATALE MAFFIOLI

L'oratorio San Luigi

Il secondo oratorio aperto da don Bosco è ancora una porta aperta a tutti da 169 anni e rappresenta un punto di riferimento per uno dei quartieri più problematici di Torino e per i tantissimi ragazzi e giovani di tutte le nazioni che qui trovano una “mano amica”. Tra i direttori due Santi e due beati.

Erano passati pochi anni dall'apertura dell'oratorio di Valdocco e don Bosco, per venire incontro alle necessità dei tantissimi giovani che provenivano da altre parti della città, in modo particolare dalla zona di Porta Nuova, pensò di fondare proprio lì un'opera nuova che riproducesse l'esperienza di Valdocco. Nell'agosto del 1847 ne parlò con l'amico Borel, con l'arcivescovo Fransoni e con il curato della parrocchia della Madonna degli Angeli e si decise di aprire il nuovo oratorio, non distante dalla stazione di Porta Nuova, presso il Viale del Re. Nel mese di ottobre don Bosco cominciò a dire ai ragazzi che provenivano da quella zona della città che presto avrebbero avuto un altro oratorio più comodo da raggiungere.
Don Bosco affittò una casetta con tettoia e cortile; vi era una scuderia che fu trasformata in cappella. Fu costruito un piccolo campanile, fu spianato l'orticello per ampliare il cortile, delimitando il perimetro con una staccionata alta pochi palmi. Si trovava più o meno presso l'attuale abside della chiesa di San Giovanni Evangelista. Nacque così l'Oratorio San Luigi, dal poco, come tutte le opere di don Bosco. Don Bosco diede appuntamento ai ragazzi, esortandoli a prepararsi con la confessione e la comunione. Don Borel, delegato da don Bosco, seguì l'inaugurazione e celebrò la messa, poi si fece un po' di ricreazione e fu servita la merenda. Il primo direttore del San Luigi fu il teologo Giacinto Carpano. Era un ottimo sacerdote, impegnato in settimana con i Tommasini del Cottolengo, i giovani del carcere minorile della Generala e gli spazzacamini valdostani. Il buon teologo portava in saccoccia le particole e il vino per celebrare la messa, un po' di colazione e, in una fascina, la legna per scaldare un minimo la sacrestia. In poco tempo i giovani accolti erano già circa cinquecento.
Presto all'oratorio festivo di affiancò una scuola, più che mai necessaria. Nella casetta d'affitto trovò posto un'aula in cui la sera s'insegnava a leggere, scrivere e far di conto, oltre al canto per accompagnare le funzioni religiose.
Durante l'esilio di Pio IX a Gaeta, del 1849, i ragazzi del San Luigi fecero una colletta e spedirono al Papa 30 franchi; il Papa, con “dolce emozione”, preso il pacchetto, subito disse di voler fare di quel dono un uso particolare: ordinò che con i trenta franchi fossero acquistati dei rosari che benedisse e mandò a Torino per i ragazzi di don Bosco.
Don Bosco si recava al San Luigi con regolarità, soprattutto in Quaresima e non è facile descrivere la gioia da tutti manifestata al suo arrivo. Faceva catechismo, celebrava la messa, eccitava lo zelo dei suoi cooperatori e tra i suoi benefattori.

Davanti a un bicerin
Nel 1854 ci fu a Torino un'epidemia di colera che vide impegnati, tra gli altri, sia le Conferenze di San Vincenzo de' Paoli sia i primi ragazzi degli oratori. Don Bosco volle che la collaborazione proseguisse e una Conferenza si stabilì a Valdocco fin da quell'anno e dopo pochi mesi anche al San Luigi. Alla conferenza degli adulti se ne affiancò una per ragazzi con l'obiettivo di esercitare i giovani più maturi a essere loro stessi operatori di carità.
Nel 1857 don Bosco riuscì ad avere per il San Luigi la collaborazione di san Leonardo Murialdo. Don Bosco lo aveva incontrato nella via del “passeggio” della città, l'attuale via Garibaldi, e con il pretesto di farsi pagare un bicerin, la tradizionale bevanda torinese di caffè e cioccolata, al Caffè delle Alpi, gli aveva manifestato il suo bisogno di “mano d'opera”. Don Leonardo accettò.
Sarà direttore del San Luigi per otto anni, con la collaborazione dei primi chierici di don Bosco: Michele Rua, Giovanni Cagliero, Francesco Dalmazzo, Paolo Albera, Francesco Cerruti, Giuseppe Lazzero, Celestino Durando, Angelo Savio. Il Murialdo si sarebbe distinto per generosità, all'oratorio mancava tutto e non di rado vi provvide personalmente: di tasca sua pagò il marmo per il tabernacolo e per i gradini dell'altare. Furono anni in cui l'opera trovò il proprio consolidamento grazie a decisioni importanti e lungimiranti. Nel dicembre del 1857, don Bosco sostenne la necessità di una scuola elementare di buona qualità per i tanti ragazzi del popolo che ormai avevano nel San Luigi un riferimento.
Furono molte le difficoltà da superare, soprattutto di carattere economico, e non fu facile trovare insegnanti patentati. Determinante fu l'aiuto di alcuni benefattori. Fu affittato un piccolo appezzamento di terreno dietro alla cappella e si costruì un piccolo fabbricato. Una stanza fu destinata al portinaio, l'aula per le lezioni era abbastanza grande e all'occorrenza si poteva tramezzare, così da ricavare due classi. Quella dei più piccoli era detta dei mignin. Il tramezzo, se necessario, serviva da palcoscenico per le recite. I primi alunni furono circa cento ragazzi, appartenenti a famiglie davvero bisognose. Il Murialdo, anche in quell'occasione, provvide alle necessità dei ragazzi e non di rado delle loro famiglie, trovando ispirazione nell'operato di don Bosco a Valdocco. Nell'aprile 1858 don Leonardo, di ritorno da Roma, dove aveva accompagnato don Bosco per l'approvazione delle Regole della Congregazione Salesiana, volle come atto di ringraziamento che i ragazzi si accostassero alla confessione generale e alla comunione. Nel settembre del 1865 don Leonardo Murialdo partì per Parigi per proseguire gli studi presso il seminario di San Sulpizio con il pensiero di tornare dai suoi ragazzi del San Luigi. Non vi tornò, ma fondò la grande Famiglia Giuseppina.
Dopo il 1871 la zona oltre il Viale del Re fu interessata da un grande sviluppo edilizio e don Bosco, per non correre il pericolo d'essere circondato da ingombranti costruzioni, procedette all'acquisto dei terreni a destra e dietro l'oratorio. Era ormai chiaro che il nuovo viale sarebbe diventato un'importante arteria della città. Tra marzo 1870 e ottobre 1875 si stipularono i contratti di acquisto dei piccoli appezzamenti di terreno, delimitati sovente da semplici staccionate. In questo periodo divenne direttore dell'oratorio un altro Santo: san Luigi Guanella.
Tra il 1884 e il 1889 fu direttore il beato Filippo Rinaldi. L'oratorio era sempre frequentatissimo, con circa 300 giovani partecipanti. Morto don Bosco nel 1888, l'attività del San Luigi continuò sotto la protezione di don Rua. Molte volte lo stesso don Rua celebrava la messa nella cappella dell'oratorio (sotto la nuova chiesa di San Giovanni Evangelista) e distribuiva la comunione. Giocava con i ragazzi, ma poi lo si poteva trovare in ginocchio in chiesa a pregare.

Lo scolaro detto “Staffetta”
Tra il 1909 e il 1913 fu inaugurato un cinematografo e un doposcuola gestito da don Vincenzo Cimatti - il futuro apostolo del Giappone - che tra il 1912 e il 1918 fu addetto all'oratorio. Molti furono i salesiani che, cresciuti al San Luigi, saranno missionari in terre lontane.
Negli anni della Grande Guerra, l'oratorio San Luigi non solo rimase aperto, ma fu anzi intensificata la sua attività. Accoglieva i ragazzi ogni giorno, dopo le 16, nei giorni di vacanza scolastica le porte erano aperte tutto il giorno.
Nel 1942, poco prima che scoppiasse il Secondo Conflitto Mondiale, si riuscì ad aprire la scuola media pareggiata mentre veniva consolidata la collaborazione con l'istituto di Valsalice. Nel gennaio 1943 gli allievi interni furono trasferiti nella casa salesiana di Monte Oliveto a Pinerolo. Il 13 agosto il porticato fu colpito e distrutto da una bomba e venne danneggiato il tetto della navata centrale della chiesa. Tra il 26 e il 29 aprile 1945 l'istituto fu trasformato in Pronto Soccorso, per i feriti degli scontri che si ebbero anche sul corso, in cui caddero alcuni uomini.
All'angolo tra Via Madama Cristina e il Corso, il 28 aprile, fu fucilato uno scolaro, detto “staffetta”, per essersi rifiutato di inneggiare al duce e al fascismo. Una piccola targa ricorda il più giovane partigiano caduto a Torino.
Negli anni '50 il cinema ebbe il sopravvento sul teatro e fecero la loro comparsa i primi ragazzi emigrati dal sud. Il direttore don Giuseppe Rinaldi, nel 1964-1965, rinnovò totalmente gli edifici, abbattendo la cappella dell'Addolorata per ampliare il cortile. Si costruì il nuovo oratorio, anche grazie agli incassi del cinema, ai contributi della Fiat, attraverso l'Ufficio Assistenza (Vittorio Valletta, presidente della Fiat, fu exallievo del San Luigi). Il 21 giugno 1964 fu benedetta la prima pietra, l'inaugurazione del nuovo oratorio avvenne il 27 giugno 1965.

Senza tregua
La presenza salesiana con il tempo si è consolidata, e oggi il centro giovanile rappresenta un punto di riferimento per il quartiere. Insieme ai salesiani lavorano a tempo pieno educatori laureati, giovani animatori e genitori con cui si è costituita un'équipe educativa che condivide in tutto la missione, la formazione propria e dei giovani, la responsabilità del lavoro educativo in tutti i suoi ambiti.
L'Oratorio salesiano “San Luigi” di Torino già da 5 anni è impegnato in progetti di educazione ed inserimento sociale dei ragazzi da realizzare per strada, nei luoghi di ritrovo dei giovani, come il “Parco del Valentino” o “i Murazzi”. Da qualche mese l'Educativa di Strada dell'oratorio può contare anche su uno strumento in più: un camper.
Dal 2006 nel Parco del Valentino di Torino alcuni giovani animatori salesiani hanno realizzato una sorta di oratorio, all'esterno delle strutture salesiane: è “Spazio anch'io”, un'area nella quale i molti giovani che naturalmente affollano il parco possono partecipare a tornei sportivi e ad attività ludiche o ricevere sostegno per i compiti scolastici. “Spazio anch'io”, inoltre, si occupa anche d'indirizzare i ragazzi stranieri verso uno sportello per il lavoro e la scuola d'italiano, così da facilitare il loro inserimento sociale.
In una recente visita al San Luigi, il ministro Riccardi ha ringraziato i Salesiani per il lavoro che svolgono sul territorio e li ha incoraggiati a continuare il loro impegno, evidenziando che l'integrazione “non può prescindere dall'appartenenza religiosa, anzi ne è un elemento fondamentale” e ha incoraggiato tutti i collaboratori dell'oratorio a sostenere la missione dei figli di don Bosco, i quali “si danno da fare molto, senza tregua!”.
“Senza tregua” può davvero essere il motto del San Luigi.