I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Incontro con don Américo Chaquisse, consigliere regionale per Africa e Madagascar.

L'Africa è il futuro salesiano

“Il sogno di don Bosco in Africa è una realtà che si sta realizzando”

Qual è la storia della sua vocazione?
Mi chiamo Américo R.A. Chaquisse, figlio di Raul A. Chaquisse e Ana Dorcas J. Malemane. Sono nato il 23 febbraio 1966 a Maputo, Mozambico. La mia è una famiglia di nove fratelli, cinque maschi e quattro ragazze. Partii da casa per entrare dai Salesiani a diciassette anni. Ben prima della nascita del mio ultimo fratellino.
La mia vocazione è nata nel calore della famiglia. In quel tempo la vita era più difficile, vivevamo in un regime politico che pretendeva di essere marxista-leninista. Mio padre perdette il suo impiego in conseguenza dei venti della rivoluzione. Per quanto riguarda la mia vocazione non saprei dare particolari dettagli, ma so che fu una graduale scoperta. Alcune persone erano sorprese perché frequentavo la chiesa in un momento in cui le chiese erano sempre vuote («Vuoi diventare prete, per caso?»), dall'altro lato l'invito di una sorella salesiana e di un sacerdote salesiano. La domanda cominciò ad essere molto personale e interiore e potrei dire che finì per torturarmi a tal punto che accettai di partire per vedere e chiarire una volta per tutte ciò che stavo vivendo. Sentivo una certa urgenza, perché pensavo che o lo facevo allora o mai più. In quel momento mi si aprivano molte porte, sentivo molti inviti, ma preferii affrontare per primo quella chiamata che non mi lasciava tranquillo. Così andai a parlare con un prete salesiano che era mio insegnante nella scuola pubblica.
Che cosa le ha dato la splendida e poco conosciuta terra mozambicana?
Mi ha donato la semplicità e l'umiltà per riconoscere i miei limiti. Il Mozambico è un paese povero, apparentemente sconosciuto per grandi imprese. Ma è grande la gioia delle persone e la capacità di affrontare ogni sfida e progredire a tutti i costi con essenzialità.
Quali sono i ricordi più cari della sua vita familiare?
L'amore che univa tutti. I miei genitori sono i miei più veri e cari amici e così anche i miei fratelli. Poi la solidarietà familiare e la capacità di dare importanza alle qualità degli altri. Una relazione semplice, senza complessi. Una vita di preghiera e fede in Dio e infine la libertà e l'opportunità di esprimersi in famiglia senza paura.
Ha avuto molti incarichi in Congregazione: quale le è piaciuto di più?
Ho sempre cercato di eseguire tutti i compiti che mi sono stati affidati con diligenza e linearità. Quello che mi piacque di più fu lavorare in una scuola dove c'era anche un internato. Là imparai ad essere salesiano in mezzo ai giovani, giorno e notte. Furono solamente quattro anni poco dopo la mia ordinazione sacerdotale, quindi i miei primi anni da prete. Ho anche avuto un'esperienza in parrocchia come vicario, dovevo animare l'oratorio e organizzare la catechesi parrocchiale. Contemporaneamente ero economo della Delegazione e poi economo della Visitatoria. Un'altra attività che mi ha toccato in modo particolare è stato un progetto di sviluppo rurale agricolo durato sei anni. È stato bello essere in grado di fare qualcosa per i poveri, per quelli che sono sempre dimenticati. Essere in grado di assistere alla trasformazione degli ultimi che guadagnavano dignità e potevano sentirsi più sicuri di se stessi e prendere parte al bene della società a pieno titolo.
Che cosa significa essere Consigliere Regionale per Africa e Madagascar?
Per me essere consigliere regionale è poter collaborare direttamente con il successore di don Bosco, e penso che sia una grazia speciale del cielo per vivere più profondamente la vocazione di salesiano di don Bosco. Ringrazio Dio e la comunità nella persona dei fratelli con i quali ho potuto condividere e condivido la vita salesiana. Ogni giorno, da Regionale posso testimoniare l'immenso lavoro dei figli di don Bosco, conoscere e vivere la ricchezza della Chiesa cattolica in Africa, poter essere il portavoce dell'Africa nel centro della Congregazione e l'animatore dei Salesiani in Africa. Ho la rara possibilità di essere padre, amico e maestro dei giovani, in particolare dei più poveri.
Come vede l'avvenire della Congregazione salesiana in Africa?
Con molto ottimismo, speranza e gioia. Il sogno di don Bosco è una realtà che si sta realizzando. C'è una crescita numerica, vi è più maturità nel vivere il carisma e anche nella dimensione missionaria. Il meglio dell'Africa per la Congregazione deve ancora venire. Scorgo molti segni positivi per crederci.
Che cosa deve cambiare l'Occidente nei riguardi dell'Africa?
È sempre molto delicato parlare di questo argomento perché si corre il rischio di offendere delle sensibilità. Tuttavia qualcosa posso dire. Prima di tutto, l'Occidente deve imparare a credere che l'Africa sia un vero compagno di viaggio nella storia dell'umanità, cambiando quindi quell'atteggiamento da dominatore per essere più aperti a un dialogo senza pregiudizi e discriminazioni. Riconosco anche che questo non si deve chiedere come un favore ma conquistarlo dimostrando la volontà di liberarsi da vecchi legami per vivere una vera fraternità senza cercare rivincite, ma costruendo un nuovo mondo di pace e di amore.
Quali sono le nazioni e le opere africane in cui il carisma salesiano cresce di più?
Ogni paese si sviluppa secondo un modo tutto suo. In termini numerici, posso elencare la Repubblica del Congo, Kenya, Tanzania, Togo, Benin, Nigeria, Angola, Ruanda e molti altri che alla fine sarebbe come parlare di tutti perché in ogni Ispettoria e Visitatoria c'è crescita. La visita dell'urna di don Bosco e il triennio di preparazione al bicentenario hanno favorito la conoscenza di don Bosco e del suo carisma, che è molto apprezzato sia dalla Chiesa sia dalle autorità e dalla gente in generale.
Qual è il suo sogno? Quali sono i progetti a cui tiene di più?
Il mio sogno è che Gesù è meglio conosciuto e accolto in Africa e nel cuore di ogni africano. Desidero profondamente che la pastorale salesiana sia innovativa e possa aiutare i giovani a mettere Cristo nelle loro scelte di vita. Credo nell'importanza dell'istruzione professionale per lo sviluppo economico e tecnico del continente. A livello di regione stiamo iniziando una segreteria di formazione tecnico-professionale denominata “Don Bosco Tech Africa”. Si tratta di un ambizioso progetto di animazione e di coordinamento per dare più qualità alla nostra offerta formativa in questo settore, aprendo le porte a molti giovani disoccupati.
Che cosa direbbe alla Famiglia Salesiana?
Il grande passo che dobbiamo fare oggi è lavorare mano nella mano e senza complessi. Don Bosco ci ha sognato e voleva che ogni uomo nella sua condizione di vita desse il meglio di sé in santità per il bene dei giovani, in particolare di quelli più poveri e disagiati.
Coltiviamo comunione e fraternità, cerchiamo di essere creativi nella realizzazione della missione salesiana. Siamo tutti figli e figlie di don Bosco, questa è la nostra forza, non lasciamoci ingannare dalle “false autonomie”, perché questa è la diversità specifica di ogni gruppo che deve arricchirci e aiutarci a servire meglio i giovani.