I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE

DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME

Sogno una Famiglia Salesiana piena di fede, piena di Dio

Questo sarà un meraviglioso frutto del Bicentenario della nascita di don Bosco che abbiamo celebrato nell'anno terminato da poco. Sogno una Famiglia Salesiana formata da donne e uomini, consacrati e laici, che vivono e cercano di vivere ogni giorno con una fede profonda, gli occhi pieni di stelle e l'anima piena di Dio.

Qualche mese fa ho scritto ai confratelli salesiani sdb che una delle qualità più preziose a cui senza dubbio dobbiamo dedicare la nostra attenzione è che in molte parti, in molti dei paesi dove ci troviamo e lavoriamo con tanta dedizione e generosità, ci si conosce per il lavoro che portiamo avanti, ma si ignora o si disconosce perché facciamo ciò che facciamo e dov'è la motivazione profonda di vita. Ci si ammira per il lavoro con i giovani, si apprezzano immensamente le nostre reti di scuole, e tra esse la formazione professionale e al lavoro. Si guarda con tanto rispetto e simpatia al nostro impegno con i ragazzi della strada, si loda la dedizione e la creatività di molti dei nostri oratori, si ha grande attenzione alla realtà delle nostre case famiglia, case e residenze per ragazzi poveri ecc.
Però tante volte non sanno dire chi siamo e ancor meno perché facciamo quel che facciamo e perché viviamo come viviamo.
E questo è il mio sogno, miei amatissimi della Famiglia Salesiana, amici e simpatizzanti di don Bosco e del suo carisma: che chiunque si incontra con noi, o chi entra in relazione con una delle nostre comunità o degli appartenenti a qualcuno dei nostri gruppi, possa sentirsi toccato dalla presenza di uomini di fede, di profonda e provata fede che, nel loro semplice vivere ed agire, quasi senza volerlo, lascino trasparire chi siamo e di chi siamo perché siamo, anzitutto, credenti, felici di esserlo, sapendo “quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua vita nuova. Allora ciò che avviene è che, in definitiva, quel che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo (1 Gv 1,3)”.
Sono grandemente convinto, sorelle e fratelli, che questo è il cammino di cui abbiamo maggior necessità oggi. E di cui ha assoluto bisogno il nostro mondo. Quello di curare, alimentare e approfondire la nostra fede, di essere donne e uomini di fede, comunicando che facciamo tutto ciò che facciamo perché ci siamo sentiti attratti e affascinati da Gesù, e liberamente abbiamo sentito la profonda gioia di dire sì a Dio Padre, che ci manda come suoi testimoni in mezzo agli uomini. Se siamo donne e uomini pieni di Dio possiamo irradiarlo su coloro che incontriamo nella nostra vita quotidiana.
Così don Bosco predicava Dio. Sempre presente e vivo. Dio come compagnia, aria che si respira. Dio come l'acqua per i pesci. Dio come il nido caldo di un cuore che ama. Dio come il profumo della vita. Dio è ciò che sanno i bambini, non gli adulti. Un bambino osservava incantato le splendide vetrate di una cattedrale illuminate dal sole. «Adesso ho capito chi è un santo» disse all'improvviso. «Sì? Davvero?» fece la catechista. «È un uomo che lascia passare la luce».
Don Bosco era una radiosa vetrata che lasciava passare la luce di Dio. La Famiglia Salesiana dovrebbe fare altrettanto.

Rimanere, amare, portare frutto
Questo mondo ha bisogno di una Famiglia Salesiana i cui membri siano capaci di rimanere, amare, portare frutto. Questi tre verbi, nel contesto dell'icona della Vite e i Tralci (Gv 15,1-11) ci invitano a prendere coscienza della necessità di essere profondamente radicati in Gesù per rimanere fortemente in Lui, e da Lui vivere una fraternità che sia veramente attraente, e che ci porti a servire i giovani e tutte le persone verso le quali ci conducono le diverse caratteristiche carismatiche della nostra Famiglia.
Tre verbi che ci portano a concretizzare il Primato di Dio nelle nostre vite senza mai dimenticarci che dobbiamo essere, al di sopra di tutto, “cercatori di Dio”, e testimoni del Suo Amore in mezzo ai giovani e tra essi scegliendo i più poveri e i più abbandonati.
Tre verbi che, calando nel profondo del nostro cuore, ci sollecitano sempre più a impegnarci molto seriamente per essere coinvolti davvero nella trama di Dio. Viviamo tessendo la “tela” che noi e il Signore stiamo realizzando insieme stendendo e annodando i fili della fraternità, del rispetto, degli occhi aperti sui bisognosi e gli sconfortati di questo mondo.
Al termine di questo messaggio voglio ricordare a tutti che siamo Famiglia Salesiana e condividiamo lo stupendo carisma di don Bosco non per vivere ripiegati su noi stessi ma per donare e donarci, e per essere gesto ed espressione umana della Misericordia di Dio.