I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

José J. Gómez Palacios
(Traduzione di Deborah Contratto)

Il berretto dello spazzacamino

Il mio giovane proprietario era un ragazzo magro, piccolo e agile. All'inizio dell'autunno scese dalla Savoia verso la città di Torino per trovare lavoro come spazzacamino.
Lasciò la mamma, pieno di paura per quello che sarebbe stato il suo futuro. A soli otto anni aveva già dovuto imparare a vivere come fanno gli uomini adulti.
Io, il suo umile berretto di lana, facevo tutto il possibile per trasmettergli tutto quell'amore con cui la mamma lo aveva fatto.
Prima che il sole sorgesse, mi affannavo a coprire i suoi capelli ricci. Iniziava, infatti, la giornata del ragazzo-schiavo. Il caposquadra lo faceva salire fin sul tetto, lo legava con una corda che lo tratteneva da sotto le ascelle... e così scendeva per l'angusto buco del camino, iniziando a togliere la fuliggine con il suo spazzolone. I miei buoni propositi di cappello di lana non riuscivano però a evitare che polvere e cenere entrassero nei suoi polmoni: all'inizio era solo un colpo di tosse ogni tanto, ma ben presto si trasformò in una tosse assai brutta e secca.
Una domenica pomeriggio però tutto cambiò. Il mio giovane padrone si trovava in una taverna nei pressi di Porta Palazzo, insieme ad alcuni amici e compagni di lavoro.
Fu in quel momento che arrivò don Bosco. Le risate e le voci degli spazzacamini si trasformarono in silenzio.
Quel giovane prete era diverso da tutti gli altri. Li invitò tutti quanti ad andare al suo Oratorio. Fu lui stesso, quel giovane prete, a pagar loro da bere.
Il mio giovane spazzacamino decise di seguirlo. All'oratorio, infatti, trovò amici da cui usciva una tale allegria che sembravano fontane da cui sgorgava un'acqua limpidissima. Con questa lavò lo spazzolone delle pene; la cenere della mancanza di speranza; le macchie che la solitudine lascia nell'anima. Si tolse quel costume da persona adulta e, com'è giusto che fosse, tornò a essere un bambino.
Sono passati molti anni e il mio padrone è cresciuto all'oratorio, insieme a don Bosco. Ora è un ragazzo forte, ma non si è mai dimenticato di quel berretto di lana che la mamma gli aveva fatto con tanto amore. Quando arriva l'autunno, con grande orgoglio, mi posa sopra la sua testa. Insieme ci lanciamo a reclutare i tanti piccoli spazzacamini che arrivano in città. Li facciamo uscire dall'oscurità dei camini e li salviamo dagli artigli di crudeli capisquadra. Offriamo loro pane, cultura, la fede in un Dio che è Padre di tutti e la possibilità di avere un focolaio umile ma pulito e pieno di luce. Fu così che quel piccolo spazzacamino, aiutato da don Bosco, imparò a fare lo stesso per altri giovani come lui.

La storia
Anno 1842. Il primo Oratorio fondato da don Bosco era frequentato da ragazzi lavoratori: spaccapietre, muratori, scalpellini, spazzacamini. Si radunavano presso la Residenza per giovani sacerdoti presso la chiesa di San Francesco d'Assisi (Memorie Biografiche, III).