I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

ROBERTO LORENZINI E OCTAVIO SABBADIN

Luigi Sarcheletti

Primo Coordinatore Mondiale dell'Associazione dei Salesiani Cooperatori

Morto il 9 maggio 2013 a 92 anni

La sua conoscenza e il suo amore per don Bosco lo hanno portato a diventare Salesiano Cooperatore a soli 16 anni per inserirsi nella Chiesa e nella società a tutto campo, come uno dei primi sostenitori del ruolo essenziale dei laici così come l'aveva delineato il Concilio Vaticano II.
Per i Salesiani Cooperatori Luigi è sempre stato un punto di riferimento nel suo percorso di servizio all'Associazione in diversi momenti e ai vari livelli come Coordinatore del suo Centro a Verona, della provincia del Triveneto Ovest, della nazione Italia fino a diventare un apripista come primo Coordinatore Mondiale dell'Associazione.
La sua preparazione ecclesiale e sociale, la sua passione per i giovani e le fasce deboli della società gli hanno dato una chiarezza di obiettivi e di vedute da essere il tessitore della stesura del “Nuovo Regolamento” dell'Associazione in linea con il Concilio, fino ad arrivare alla formulazione definitiva del “Progetto di Vita Apostolica” dell'ultimo Congresso Mondiale del novembre 2012 dove, nel giorno del suo 91° compleanno e del 75° anniversario della sua appartenenza associativa, ha potuto cogliere, a fianco del Rettor Maggiore, il frutto delle sue grandi intuizioni di un laicato maturo capace di rispondere alle grandi sfide giovanili di oggi.
E non si è accontentato di essere lui in prima linea: ha forgiato nuove vocazioni di impegno laicale da vero talent-scout dello Spirito Santo, capace di stimare e voler bene con discrezione e profondità, di incoraggiare con delicatezza e forza, di tracciare con la sua fede e il suo amore a Maria un sentiero verso la misura alta del cristianesimo e della salesianità.
Con responsabilità ed equilibrio ha saputo intessere rapporti, dai più semplici e familiari fino ai livelli più alti e qualificati della Famiglia Salesiana, della Chiesa e della società civile, portando stimoli che scaturivano dalla ricerca ferma della verità nella linea della crescita dei giovani.
È bello ricordarlo così: con il suo registratorino e la sua macchina fotografica intento a fissare il bello e il buono che scaturiva da ogni incontro importante, capace, anche in età avanzata, di diffonderli utilizzando da esperto i mezzi di comunicazione informatica.


Mamma Anita

La volontaria che decise di restare per sempre nella “Casa Don Bosco”

Morta in Bolivia a 92 anni

Anita è il nome di una volontaria. Ha vissuto a Trieste fino a 70 anni. Moglie e madre di un figlio, gestiva un negozio, ma una volta rimasta vedova perse interesse per il commercio. Aspettava solo di seguire il marito nella morte. Ma una lettera dalla Bolivia, pubblicata su un giornale della città, la convinse a donare tutto il denaro messo da parte; prima, però, decise di fare un lungo viaggio e di stabilirsi presso Casa Don Bosco in Bolivia.
Una lettera di ringraziamento da parte salesiana, con l'invito a conoscere la casa, la fece partire per la Bolivia. Andò, vide, si fermò per circa 3 mesi e alla fine decise di restare per sempre. I bambini della Casa le avevano conquistato il cuore.
Era il 1994 quando iniziò la sua “missione” tra i bambini del “Proyecto Don Bosco”. Si dedicava al servizio della casa, prendendosi cura del vestiario dei bambini. Raccoglieva donazioni di abbigliamento e le sistemava, lavava e riparava, conservando tutto ciò che sarebbe potuto servire. Si portò dietro tutto quello che aveva a casa sua, dalle lenzuola alla cucina.
Parlava una lingua speciale, un miscuglio di Italiano, Spagnolo e Sloveno - la sua origine infatti era slovena - ma tutti la capivano perché era il linguaggio dell'amore.
Nutriva la sua vita di servizio con la preghiera: era un membro aggiunto della comunità salesiana, con la quale partecipava ogni mattino alla meditazione, alla preghiera delle Lodi e l'Eucaristia. La corona del rosario l'accompagnava tutto il giorno. Era felice quando, di sera, qualche gruppo di bambini partecipava alla recita del rosario.
Venne dichiarata “Cruceña d'Oro” (cittadina di Santa Cruz) dagli Amici del Circolo italiano. Una sola volta tornò in Italia, per la malattia e morte del suo unico figlio. Tornò dicendo: “Non voglio tornare in Italia, voglio morire qui ed essere sepolta tra i miei figli della Casa”. Il suo desiderio si è realizzato il 10 settembre di quest'anno. Aveva da poco compiuto 92 anni, ma continuava a partecipare alla messa quotidiana.
Una breve, violenta malattia l'ha portata via. Siamo sicuri che il suo sorriso accompagna ancora Casa Don Bosco.