I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Come i fiori di marzo
(esistenze resistenti)

È indispensabile imparare a conciliare la fermezza con la flessibilità, il coraggio della perseveranza con la disponibilità a riprogettare “in corso d'opera” il proprio itinerario esistenziale, la capacità di resistenza con una giusta dose di duttilità e apertura al nuovo.

Una scalata faticosa lungo un sentiero ghiacciato. Non c'è forse metafora più efficace per descrivere il percorso verso l'adultità, con le sue impervie salite e i suoi improvvisi dirupi, la neve compatta che appesantisce il cammino e il fondo scivoloso che rischia ad ogni passo di mandare fuori strada. Per quanto si cerchi di equipaggiarsi al meglio e di pianificare accuratamente l'itinerario, la quotidianità dei giovani adulti è - oggi più che mai - irta di ostacoli, slavine, cadute rovinose, inevitabili momenti di stanchezza e di delusione, che mettono a dura prova la capacità di resistenza anche del viaggiatore più attrezzato.
Di fronte a tutte queste difficoltà, c'è chi sceglie la via della resa, della rinuncia incondizionata ad ogni sforzo di progettualità esistenziale, e si lascia semplicemente trasportare dal corso degli eventi, in balia della contingenza e dei capricci del caso: spettatore passivo più che protagonista consapevole della propria vita. Ci sono altri, invece (e per fortuna non sono pochi), che perseverano nella salita, che si armano di tenacia e pazienza per fronteggiare anche gli ostacoli più insormontabili, che vanno avanti con caparbietà, passo dopo passo, nonostante il fiato corto e le gambe stanche. Esistenze resistenti, che non si lasciano scoraggiare dalla fatica dell'arrampicata, né dal buio della notte che confonde i loro passi.
Anche in questa resistenza “a oltranza” è, però, insito un rischio non meno pericoloso della rassegnazione. Per uscire indenni dalle tempeste della vita molti giovani finiscono con il rivestirsi di una corazza di cinismo, di disincanto, di risolutezza talmente coriacea da far loro smarrire il lato più “sensibile” della loro umanità. Lo spirito di sopravvivenza li rende indifferenti a qualsiasi delusione; la volontà di apparire “forti” a tutti i costi li porta a rinnegare la propria intrinseca fragilità la paura di essere travolti dai cambiamenti li spinge ad irrigidirsi su posizioni statiche e conservatrici che mal si sposano con il loro naturale dinamismo.
È allora indispensabile imparare a conciliare la fermezza con la flessibilità, il coraggio della perseveranza con la disponibilità a riprogettare “in corso d'opera” il proprio itinerario esistenziale, la capacità di resistenza con una giusta dose di duttilità e apertura al nuovo. Essere resistenti non vuol dire circondarsi di un muro di gomma su cui far rimbalzare tutto ciò di negativo che attraversa la propria vita. Non vuol dire arroccarsi su posizioni di principio per non ammettere un fallimento o per non rimettere in discussione i propri progetti. Significa, piuttosto, vincere la tentazione di “tagliare la corda” e “buttare tutto all'aria” di fronte alle difficoltà mettere nel conto i momenti bui che inevitabilmente costelleranno il proprio cammino, senza consentire loro di scalfire le motivazioni più vere alla base delle proprie scelte; opporre un rifiuto deciso alla possibilità di lasciarsi trascinare dalla corrente e dotarsi, al contrario, degli strumenti esistenziali per gestire consapevolmente la transizione, in modo da essere sempre responsabili della direzione di marcia che si sta seguendo. Soprattutto, significa restare fedeli a se stessi e ai propri ideali, accettando che anche gli ostacoli e le delusioni contribuiscano a temprare la propria identità.
Come i fiori di marzo, che resistono impavidi al freddo dei ghiacciai, senza perdere mai la propria delicatezza e la freschezza genuina del loro profumo.

Ad un'ora da qua
c'è una vecchia città
dove il sole non sorge mai
e il silenzio che c'è
fa tremare, anche se
nel silenzio ci vivi già.
Ci son stata, lo sai,
dentro quella città
e qualcosa ho lasciato là,
ma lo sai cosa c'è?
Che la parte più forte
l'ho portata via con me...
Mi ricordo, lo sai,
quella vecchia città
dove il tempo non passa mai
e i riflessi che vedi
dentro gli angoli bui
sanno farti compagnia...
Siamo fiori d'acciaio,
il freddo della notte non ci spezzerà.
Siamo fiori d'acciaio,
siamo grandi ormai
e come i fiori di marzo
la luce della luna ci illuminerà.
Siamo fiori d'acciaio,
siamo grandi ormai.
E non vorrai mai guardarti indietro,
e non dovrai mai guardare indietro mai,
indietro mai, non lo farai...
Siamo fiori d'acciaio,
il freddo della notte non ci spezzerà.
Siamo fiori d'acciaio,
siamo grandi ormai
e come i fiori di marzo
resisteremo al freddo dei ghiacciai,
come i fiori di marzo...

(Noemi, Acciaio, 2014)