I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LUCA RIVELLI

Il futuro sboccia al Testaccio

Incontro con don Giorgio Zevini direttore dell'opera salesiana del Testaccio di Roma

«Oggi l'Opera Salesiana Testaccio è formata da confratelli che lavorano in una grande Parrocchia (12 mila anime) e nell'Oratorio con un Centro giovanile. Inoltre comprende una Comunità di 40 giovani preti salesiani provenienti da tutto il mondo che quest'anno festeggia i 50 anni di presenza in questo popolare quartiere di Roma».

Qual è la storia del “Testaccio” e delle sue radici popolari?
Le radici popolari del rione Testaccio in Roma affondano in un'antica leggenda secondo la quale Enea vi arrivò con i suoi Troiani risalendo il Tevere. I Salesiani, invece, ci vennero a piedi dalla Basilica del Sacro Cuore a Castro Pretorio. Nel 1901 vennero per fare opera di evangelizzazione e quindi di autentica promozione umana alla gente del posto. Li guidava don Giovanni Battista Barberis, un salesiano fatto apposta per le opere rischiose. Si ricorda che nell'ottobre del 1900 una carrozza che portava due superiori salesiani e un prelato di Curia romana a visitare il Testaccio fu presa a sassate. Era un gesto che per don Bosco equivaleva a un permesso di soggiorno. E i Salesiani capirono che bisognava venire a stabilirsi proprio al Testaccio. Vi presero alloggio e aprirono subito l'oratorio festivo e la scuola popolare. In questo periodo “eroico”, quante difficoltà ambientali incontrò l'Opera salesiana. Sassate, aggressioni, atti vandalici, intolleranza, ostruzionismo erano comunque espressioni di quella situazione sociale emarginata che, soprattutto con riguardo all'infanzia e alla gioventù, i Salesiani operavano per risollevare. Ma in breve tempo i Salesiani giunsero ad un equilibrio con l'ambiente sociale esterno, che nel frattempo si era arricchito di nuovi insediamenti attorno all'attività salesiana dal carattere tipicamente popolare con scuola, oratorio e Chiesa parrocchiale.
Come sorse la Parrocchia?
Per la Chiesa parrocchiale ci pensarono Pio X e don Rua dedicandola a santa Maria Liberatrice, il cui titolo e culto risalivano al Santuario di S. Maria Antiqua già situato al Foro Romano e poi demolito. Alcuni storici pensano che tale Santuario fosse il primo tempio dedicato in Roma alla Madre di Dio. Ed è appunto a S. Maria Antiqua che cominciò a riferirsi quel concetto di liberazione dal male che troviamo oggi esaltato nel titolo della nostra Chiesa di S. Maria Liberatrice. La nostra Chiesa fu consacrata nel 1908, anno del giubileo sacerdotale di Pio X, e onorata dalla presenza di don Rua. Ne fu parroco dal 1910 monsignor Luigi Olivares, creato vescovo nel 1916 da Benedetto XV, di cui è in corso la causa di beatificazione. Nel 1912 vennero al Testaccio le Figlie di Maria Ausiliatrice completando in tal modo la presenza della Famiglia Salesiana con oratorio, scuole e associazioni per la gioventù femminile. Tradizione di lavoro e di apostolato assai significativa che dura ancora oggi affiancandosi a quella dei Salesiani.
Da chi è formata adesso la comunità? Perché è diventata casa ideale per i sacerdoti salesiani?
Oggi l'Opera Salesiana Testaccio è formata da confratelli che lavorano in una grande Parrocchia (12 mila anime) e nell'Oratorio con un Centro giovanile. Inoltre comprende una Comunità di 40 giovani preti salesiani provenienti da tutto il mondo che quest'anno festeggia i 50 anni di presenza al Testaccio. L'Opera si trova nel centro storico di Roma e questo permette ai giovani confratelli di frequentare le Università Pontificie Romane per qualificarsi nelle scienze ecclesiastiche, come: Bibbia, teologia, liturgia, morale, diritto, storia, missiologia, sociologia, vocazione cristiana e famiglia. Questi poi ritornano, terminati gli studi, come docenti dei Centri universitari salesiani sparsi nei vari continenti e a servizio della formazione e dell'educazione dei giovani. La nostra comunità è internazionale ed ha preti: africani del Congo, Kenya, Tanzania, Cameroun, Uganda, Etiopia, Eritrea, Togo; asiatici dell'India, Corea, Sri Lanka, Vietnam; latino-americani del Brasile, Messico, Haiti, Uruguay... USA ed europei da Spagna, Slovacchia, Slovenia... La Comunità ha come patrono san Giuseppe Cafasso, la guida spirituale che don Bosco ebbe nei primi anni di sacerdozio e che lo accompagnò negli studi di morale e soprattutto nell'orientarlo nel suo apostolato a servizio dei giovani.
Come vivono insieme tanti giovani preti salesiani di tutto il mondo?
Naturalmente ci unisce la stessa vocazione e missione salesiana. La varietà e la ricchezza umana dei giovani salesiani di tutti i continenti è un patrimonio che arricchisce la comunità e la rende aperta al dialogo con le varie culture e allo scambio di esperienze pastorali e salesiane. La dimensione più qualificante e arricchente della nostra vita comunitaria è costituita dall'ambiente di famiglia e di gioiosa fraternità tra noi. Si dà grande importanza all'“autoformazione”, che mette a fuoco la responsabilità personale e la libertà evangelica ispirata alla Parola di Dio. È stimolante vedere giovani salesiani di varie culture e di diversa formazione e sensibilità vivere insieme, fraternizzare e pregare da veri fratelli. Abbiamo il mondo intero in casa. Certo si cerca di dare una risposta concreta, personale e comunitaria alle sfide che toccano la nostra vita di Salesiani oggi, secondo lo spirito che ci ha lasciato don Bosco, aperti alle nuove esigenze della società, della Chiesa e dei giovani.
Qual è la tua più bella soddisfazione?
Certo come formatore mi piace vedere questi Salesiani gioiosi e con un cuore come quello di don Bosco; appassionati dei giovani e aperti alle sfide del mondo d'oggi, ma pienamente ricchi di valori umani e fedeli alla Chiesa dei poveri, come ci richiama papa Francesco. E poi, lasciamelo dire, essendo io un biblista che per oltre 40 anni ha vissuto come docente all'Università Pontificia Salesiana a contatto con tanti giovani in formazione, mi piacerebbe sempre più che questi giovani preti fossero amanti ed esperti della Parola di Dio da comunicare ai giovani, specie con la testimonianza della loro vita.