I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

HÉLÈNE BOISSIÈRE-MABILLE

Traduzione di Marisa Patarino

Marocco
Una scuola salesiana in un paese musulmano

A Kenitra, in Marocco, c'è una scuola gestita dalla Congregazione salesiana.
Come si manifesta il carisma del Fondatore don Bosco in un paese musulmano?

Se vi perdete all'altro capo della città e chiedete: «Scusate, dov'è la scuola Don Bosco?», i passanti vi risponderanno subito. Eppure Kenitra è una grande città, vicina a Rabat, la capitale. È una città moderna, in piena espansione. Nel raggio di decine di chilometri a partire dal centro si vedono edifici in costruzione.
In rue Mohamed Abduh il volto di don Bosco è raffigurato all'esterno della grande struttura bianca in cui ha sede la scuola. Spicca il grande logo rosso. E già a partire dal cortile, centinaia di annunci appesi che invitano a partecipare a iniziative culturali e sportive danno il tono.
Don José Antonio Vega, il direttore dell'istituto, di origine spagnola, è circondato da tanti ragazzi, mentre accoglie i nuovi arrivati. Conosce perfettamente la storia: «Questa scuola esiste dal 1937. All'epoca si dedicava principalmente all'istruzione degli allievi francesi. Dopo l'indipendenza, nel 1956, i Salesiani hanno ridefinito il suo orientamento, inserendo il progetto nella mentalità del Marocco; sono stati realizzati percorsi post-diploma per rispondere alle necessità del Paese. È stata aperta anche una scuola superiore. Oggi l'Istituto è frequentato da oltre milleduecento giovani».
La scuola offre un percorso in linea con i programmi ufficiali: le lezioni sono tenute sia in francese sia in arabo, i docenti sono tutti musulmani, i corsi sull'Islam sono obbligatori. Siamo lontani dagli standard di una scuola europea cattolica. Il carisma salesiano, però, si diffonde grazie alla presenza costante del direttore tra i giovani. Non c'è un momento di ricreazione in cui non lo si veda in cortile. Il vicedirettore della scuola, Nouâman Haddouch, spiega: «Tra tutte le parole della pedagogia salesiana, che il direttore conosce a memoria, quella della presenza è la più significativa».
Il direttore, don Vega, dice che il momento più importante è la riflessione del mattino: «Oggi abbiamo parlato della risposta non violenta alla violenza. Ho citato una frase del Corano che parla del perdono: “Devi difenderti dalla violenza. Devi perdonare”». Don Vega aggiunge: «A volte prendiamo frasi tratte dal Corano, ma non citiamo mai la Bibbia con riferimenti. Se presentiamo parabole, scegliamo frasi di Gesù che hanno una portata universale, non diciamo mai che sono sue. Non possiamo parlare di Gesù, ma parliamo spesso di don Bosco».
Quest'anno il sacerdote ha scelto il tema proposto dall'Organizzazione delle scuole cattoliche per elaborare un programma annuale: “No alla violenza”. Questo tema riguarda tutte le attività didattiche della scuola: la sensibilizzazione dei genitori, laboratori per i ragazzi, conferenze sulla gestione dei conflitti. Nella guida distribuita a tutti i genitori, ad esempio, molti testi incoraggiano lo spirito del dialogo all'interno delle famiglie. «Dialogo non è sinonimo di debolezza», è scritto nella guida. «Una giusta fermezza deve educare i ragazzi all'obbedienza e al rispetto». Questo volumetto è una miniera di idee, di richiami ai punti-chiave salesiani e di risorse pedagogiche: racconti, canti...
Ogni anno don Antonio Vega organizza una settimana di laboratori denominata “Settimana Culturale”. Per qualche giorno genitori e ragazzi possono scoprire la pedagogia e la vita di don Bosco. Le lezioni curricolari vengono sospese. Mentre i ragazzi partecipano a giochi riguardanti l'infanzia di don Bosco, gli adulti, genitori e docenti, assistono a conferenze di carattere pedagogico. Quest'anno don Jean-Marie Petitclerc è venuto a parlare del suo libro “Les douze mots clés de la pédagogie de Don Bosco (Le dodici parole-chiave della pedagogia di don Bosco)”.
Per aggregare il corpo insegnante intorno ai riferimenti della pedagogia di don Bosco, don Vega non esita ad avvalersi delle competenze e del carisma di docenti impregnati di questi valori. È il caso di Mohamed Habhoud, docente di arabo, musulmano, poeta nel tempo libero e appassionato di don Bosco. Secondo lui: «Lo spirito di don Bosco può esistere tra ebrei, cristiani, musulmani. Don Bosco è una proposta».
Mohamed lavora in cinque scuole della zona, in cui opera come formatore coordinatore. Il suo entusiasmo sorprende i colleghi. Quando gli domandano quale sia il suo segreto, risponde che si tratta della gioia e non esita a parlare di don Bosco. «Io agisco e penso da salesiano. Sono un salesiano musulmano!». Mohamed è autore di un libro su don Bosco in arabo che il direttore ha fatto pubblicare per distribuirlo ai genitori degli allievi in occasione del bicentenario della nascita del Santo.
Una scuola aperta al quartiere
Per dare un'idea del lavoro realizzato dall'Istituto, si dovrebbe parlare anche dei numerosi progetti che accrescono i legami tra la scuola e il quartiere: il centro culturale e sportivo aperto ai giovani che non frequentano la scuola, la biblioteca per tutti, il progetto Passerella rivolto gratuitamente ai bambini che non hanno mai frequentato la scuola, la palestra Don Bosco utilizzata da tutte le associazioni sportive locali.
La molteplicità di progetti dà ovviamente lustro all'Istituto Bosco. Tra il direttore e i suoi collaboratori, cristiani e musulmani, che lavorano nella scuola e nei centri di formazione professionale esiste una vera e propria complicità. È una roccia solida, che conferisce all'Istituto di Kenitra, al di là delle differenze religiose, un vero spirito di famiglia.

DUE PERCORSI DI FORMAZIONE POST-DIPLOMA
Di fronte alla scuola si trova la struttura di formazione per giovani adulti gestita da don Isidore Mbokalo, sacerdote salesiano originario della Repubblica Democratica del Congo: JukSpel (Joyeuse unione de Kenitra - Unione felice di Kenitra), che forma operatori specializzati nel campo dell'elettricità industriale. Gli allievi sono incoraggiati a intraprendere varie iniziative: giornate di accoglienza organizzate da loro, formazione alla mediazione, educazione tramite progetti... Presso la scuola JukCff, ubicata a pochi metri di distanza, anche Fatima Amhaouch spende grandi energie per fare in modo che le allieve ricevano una formazione di qualità per svolgere professioni di assistenza all'infanzia. Alla fine del corso di studi non di rado le allieve che l'hanno frequentato diventano responsabili di una classe della scuola d'infanzia.

Un esempio per gli Istituti francesi
L'Ispettoria salesiana della Francia e del Belgio conta circa settantacinque istituti scolastici e sociali e comprende anche questa importante attività a Kenitra, in Marocco. Tutti i docenti sono musulmani, ma sono attenti alla pedagogia salesiana, che applicano con i loro allievi. Ragione, religione, amorevolezza sono i pilastri del sistema preventivo, ma in questo contesto marocchino il riferimento religioso è quello dell'Islam. La pratica dell'educazione secondo lo stile di don Bosco nel mondo musulmano mostra il carattere universale della sua pedagogia e mette in luce aspetti interessanti in merito al tema dell'accoglienza nelle scuole francesi dei giovani musulmani. E la comunità salesiana, presente all'interno di quest'opera e che accompagna la piccola minoranza cristiana costituita da Africani dell'area sub-sahariana, è un'importante testimonianza della presenza della Chiesa nel mondo musulmano. In un momento in cui in Francia sorgono tensioni tra comunità diverse, è importante insistere su questa presenza. Il riferimento a don Bosco può essere condiviso da tutti.
Jean Marie Petitclerc, Salesiano