I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I GRANDI AMICI

C. M. PAUL

Traduzione di Marisa Patarino

Madre Teresa e i Salesiani

Nel corso di quasi 50 anni durante i quali compì la sua missione al servizio dei più poveri tra i poveri, Madre Teresa incontrò molti Salesiani. Un rapporto di stima e affetto che dura nel tempo.

Don Attilio Colussi incontrò per la prima volta Madre Teresa il 7 ottobre 1950, nella Cattedrale del Santissimo Rosario di Calcutta, all'inizio della missione della Madre. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1988 quando aveva 81 anni, don Colussi continuò a offrire la sua assistenza spirituale alle Missionarie della Carità. Nel corso di ritiri spirituali e conferenze per religiosi, don Colussi era solito ricordare le origini della chiamata di Madre Teresa a servire i più poveri e abbandonati. A suo nipote, don Luciano Colussi, che aveva fondato a Calcutta il “Don Bosco Catechetical and Multimedia Centre (Centro Catechistico e Multimediale Don Bosco, ora chiamato 'Nitika')”, Madre Teresa aveva affidato la “formazione catechistica” delle sue consorelle più giovani.

Don Joseph Thelekkatt: il Figlio della Madre
I Salesiani della vicina Ispettoria di Guwahati, nello stato indiano dell'Assam, cominciarono a lavorare con Madre Teresa quando nel 1977 il preside dell'Istituto “Don Bosco School” di Guwahati, don Joseph Thelekkatt, mandò un gruppo di studenti al termine del loro corso di studi a compiere un viaggio a Calcutta. Don Thelekkatt li invitò a recarsi in visita da Madre Teresa, la quale illustrò loro il suo desiderio di aprire una casa a Guwahati, anche in un immobile in affitto. Gli studenti riportarono il desiderio di Madre Teresa a don Thelekkatt, che si attivò coinvolgendo varie persone nel progetto. Don Thelekkatt riferì che nel 1978 il dottor K.C. Das offrì una delle sue case a Guwahati a Madre Teresa perché avviasse la sua attività.
Il primo ministro dello stato indiano di Assam, Golap Borbora, e alcuni funzionari diedero allora un caloroso benvenuto alla Madre presso la “District Library” di Guwahati. Le Suore Missionarie della Carità spesso definiscono don Thelekkatt, che in seguito diventò Ispettore ed è ora preside del “Don Bosco College” di Bongaigaon, “Figlio della Madre”.
Oggi a Guwahati vi sono tre case di Madre Teresa.
Un altro sacerdote italiano, don Stroscio Rosario, che era stato Ispettore dell'Ispettoria di Calcutta tra il 1967 e il 1972, fu una figura controversa durante l'attività missionaria che compì a Maliapota (Nadia District), quando il governo emanò un ordine di espulsione contro di lui con l'accusa infondata di aver operato “conversioni”. Madre Teresa intervenne e domandò al governo di permetterle di nominarlo cappellano delle Suore Missionarie della Carità a Prem Dan Tengra, un grande convalescenziario per pazienti affetti da tubercolosi. Le autorità acconsentirono, revocarono l'ordine di espulsione e don Stroscio, che ha ora 94 anni, lavora presso la parrocchia Auxilium dal 1979.

Con i bambini di strada a Calcutta e nello Yemen
Madre Teresa incoraggiò i Salesiani a lavorare per i bambini che vivevano per le strade. «Noi ci prenderemo cura delle ragazze. Voi impegnatevi al servizio dei ragazzi», disse quando don Anthony Thaiparambil avviò il progetto Ashalayam nella stessa stanza presa in affitto nel 1985 nella baraccopoli di Howrah Pilkhana da Dominique Lapierre, l'autore di “La città della gioia”.
Don Lukose Cheruvalel, fondatore e direttore della Casa Snehalaya per bambini di strada, ricorda che il suo desiderio di lavorare al servizio di questi bambini nacque nel 1991, quando era preside dell'Istituto “Don Bosco School” della città di Guwahati. Don Lukose invitò Madre Teresa a incontrare gli studenti e, quando condivise i suoi pensieri con la Madre, fu rassicurato con queste parole: «Collaboreremo con voi. Le mie consorelle vi affideranno tutti i ragazzi». Quel desiderio diventò una chiara chiamata quando don Lukose si trovava nello stadio Netaji Indoor di Calcutta per assistere ai funerali di stato celebrati per Madre Teresa, il 13 settembre 1997. Quando tornò a Guwahati, don Lukose lasciò il suo incarico di segretario dell'arcivescovo e cominciò a lavorare al servizio dei bambini di strada.
I Salesiani indiani furono invitati a gestire la missione nello Yemen nel 1987 e hanno continuato a prestare la loro opera tramite i sacerdoti Salesiani di Don Bosco dell'Ispettoria di Bangalore fino al 5 marzo 2016, quando l'ultimo Salesiano rimasto nello Yemen, don Tom Uzhunnalil, è stato rapito. Don Kuzhipala Sebastian, ex parroco di Auxilium, era uno stretto collaboratore di Madre Teresa. Nei primi anni 1990 fondò la comunità cristiana Hathgachia, che le autorità municipali di Calcutta cercarono di demolire lasciando i cristiani poveri privi di un rifugio. Don Kuzhipala domandò a Madre Teresa di intervenire con grande decisione per fermare le ruspe che erano arrivate per sbarazzarsi della colonia.

AI SALESIANI
17 aprile 1984, la Santa parlò ai salesiani del CG22. Le sue parole sono come un messaggio per la Congregazione oggi.
«San Giovanni Bosco deve essere molto contento nel vedere che la sua Congregazione conserva questo onore per i più poveri tra i poveri. Custodite con la vostra vita, con il vostro lavoro questo, che è il più grande dono di Dio alla vostra Società: l'amore, il lavoro per i poveri. Non lasciate che nessuno o niente separi il vostro amore per Cristo dall'amore per i poveri! È così facile permettere che qualcuno o qualcosa porti via la gioia di amare e servire i poveri. Essi sono il più grande dono di Dio per noi! Oggi la fame non è solo per un pezzo di pane... è anche quella di essere amato, di sentirsi benvoluto. Il contributo del sacerdote è di dare quella pace e quella gioia che sgorgano dall'amore. La nudità non è solo questione di un panno per vestirsi, ma è anche la mancanza di dignità, la perdita della purezza, la mancanza di rispetto: molti trattano i poveri come se fossero niente! La gente ha fame di amore, fame di stima; spesso non ha più tempo nemmeno per sorridere. C'è molta sofferenza nel mondo, appunto perché tutti sono indaffarati. Per questo dobbiamo essere presenti con la nostra preghiera, insegnare alla gente a pregare, perché le famiglie che pregano insieme rimangono insieme, e se rimangono insieme saranno in grado di amarsi tra loro, come Dio ama ciascuno di loro... Aiutiamoci a vicenda con la preghiera e i sacrifici, perché possiamo continuare ad essere l'amore di Dio e la sua compassione per tutti quelli che ci incontrano; possiamo condividere con loro la gioia di amare e servire Dio».