I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

LUIGI COMPAGNONI

Signor Annibale Gurini

Salesiano Coadiutore

Morto sul Monviso-Crissolo (CN) il 13 settembre 2014, a 67 anni

Annibale ha dedicato la sua vita come Salesiano educatore nell'insegnare un mestiere a tanti giovani con impegno e professionalità, passione, entusiasmo, ma soprattutto con amicizia manifestando particolarmente la sua vicinanza a chi si trovava in difficoltà, con ottimismo accoglienza e semplicità. Stando con loro, dava fiducia e li aiutava a credere in se stessi.
Ecco alcune testimonianze.
Ing. Ezio, exallievo: «Ero molto legato spiritualmente ad Annibale, perché è stato il Salesiano educatore che mi è stato vicino nel periodo della mia adolescenza e perché attraverso lo sport, ma soprattutto attraverso la sua profonda giovialità e umanità, mi ha insegnato a credere in me stesso e ha davvero contribuito alla mia formazione di credente e persona impegnata nella vita sociale.
Pratico come era lui, ciò che incideva di più era il donare se stesso. In poche parole, nella sua vita ha messo in pratica l'insegnamento di don Bosco: “studia di farti amare piuttosto che farti temere”.
Riusciva a creare intorno a sé un clima di amicizia, di ottimismo e di simpatia che superava tutte le formalità in uno spirito di famiglia tipico del sistema preventivo di don Bosco».
Da vero salesiano ha aiutato intere generazioni di giovani a diventare degli “Onesti cittadini e buoni cristiani” come voleva don Bosco facendosi: “segno dell'amore di Dio” in cui credeva profondamente e che manifestava più con il suo modo di essere che con le parole. Era tenace e un po' testardo, da vero montanaro, ma raggiungeva tutti gli obiettivi che si prefiggeva senza mai entrare in contrasto con gli altri. La sua originalità nel combinarne di tutti i colori non era mai motivo di fastidio ma di allegria e simpatia, impossibile vederlo arrabbiato.
Aveva una particolare attenzione per chi per qualche motivo nel gruppo era emarginato e con poca autostima, in laboratorio li aiutava con tutti i metodi possibili a volte anche un po' drastici. Avvicinava chi vedeva solo e isolato e con il suo modo allegro e sbrigativo cercava di inserirlo nel gioco.
Per aiutare i ragazzi nell'apprendimento, utilizzava la metodologia del fare; prima le cose le faceva lui e poi per incoraggiare diceva: “se ce l'ho fatta io ce la puoi fare anche tu.” In questo modo li rendeva protagonisti facendo sperimentare loro il successo.
Aiutava i confratelli specie se malati o anziani, anche nella cura della persona, con molta discrezione, sensibilità e carità senza far pesare la sua disponibilità. In modo insuperabile si prestava per qualsiasi lavoro all'interno dell'istituto, ma anche per chiunque ne facesse richiesta, incurante della fatica e del rischio, volentieri come se il piacere lo si facesse a lui.
Dotato di grande vitalità e doti sportive, il tempo libero lo ha dedicato oltre che ad aiutare chiunque ne facesse richiesta, allo sport. La corsa è stata una sua grande passione. Fin da giovanissimo ha fondato la squadra podistica “PGS Reba” dove era un entusiasta animatore e trascinatore, inserendo centinaia di persone di tutte le età.
Epiche erano le "100 km Torino Saint Vincent“ con tutta una carovana folcloristica di amici che lo seguivano. Le gare non erano solo uno scherzo: nel 2012 a Seregno, Annibale ha conquistato anche il titolo di campione italiano dei 100 km nella sua categoria; ha ottenuto ottimi risultati anche in altre occasioni.
Oltre alla corsa un'altra grande passione era la montagna che aveva nel suo DNA, anche perché in montagna ci era nato, in Alta Valtellina. Su un poster di montagna aveva scritto: «Le cime come mete ideali da raggiungere... sempre ed in ogni luogo con un ampio orizzonte da Paradiso in terra».
Proprio sulla vetta del Monviso, Annibale ha incontrato ed è stato accolto definitivamente nell'abbraccio misericordioso del suo Signore che ha cercato e dal quale si è sentito amato per tutta la vita. Questa chiamata improvvisa non l'ha colto impreparato; infatti aveva scritto: “vivrò come se ogni giorno fosse l'ultimo”.