I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Metà salesiani in guerra,
metà a casa a sostituirli

Un centenario nazionale da non dimenticare anche in congregazione

La prima guerra mondiale, che ha sconvolto dal 1915 al 1918 la vita quotidiana di milioni di famiglie italiane, ha visto un fortissimo coinvolgimento pure dei duemila Salesiani che operavano in Italia. Suddivisi in sei ispettorie costituite da centotredici case sparse su tutto il territorio nazionale, essi erano dediti a tempo pieno all'educazione di alcune decine di migliaia di giovani. I figli (e le figlie) di don Bosco un secolo fa diedero il loro contributo di sangue, di fatiche e di generosità al proprio paese tanto sulle frontiere esterne (al fronte o negli ospedali) quanto sulle frontiere interne (ospizi, collegi, oratori, parrocchie...). Ne tratteremo in alcune puntate di questa nostra rubrica, sempre sulla base di sicure fonti d'archivio.
Tre semplici citazioni ci collocano immediatamente nella drammatica situazione in cui i salesiani vennero improvvisamente a trovarsi. La prima è quella del caporale di fanteria Gioachino Richiero, un ventunenne meccanico, coadiutore. Scriveva al Rettor Maggiore don Paolo Albera il 23 luglio 1915, a due mesi dall'entrata in guerra dell'Italia:
«Sono distante dalle trincee tedesche un 200 metri di giorno e di notte andiamo persino alla distanza di 15 o 20 metri, lavorando in trinceramenti a gran forza. Vedete che gran contrasto c'è tra noi e loro: loro sparano giorno e notte con fucili, mitragliatori, bombe a mano, cannonate e a noi è proibito sparare un colpo di fucile. Perciò bisogna cercarli come topi e infilzarli».
In simili condizioni non vi era via di scampo, ed in effetti 20 giorni dopo egli moriva dalle parti di Tolmino. Il salesiano coadiutore di 24 anni Pietro Bracco per altro era morto a Monte Nero quindici giorni prima, il 21 agosto venne poi la volta del chierico sottotenente Domenico Zucco, il 24 agosto quella del chierico Vincenzo Barberis e in settembre quella del venticinquenne coadiutore Benedetto Mammana: 5 confratelli morti in soli 40 giorni di guerra!
Una seconda citazione. Sei mesi dopo il 21 novembre 1915, il Rettor Maggiore così descriveva la situazione di sofferenza della società salesiana:
«Un numero stragrande di carissimi SDB, fra cui molti giovani sacerdoti, si trovano nella dura necessità di smettere l'abito religioso per rivestire le divise militari; dovettero lasciare i loro diletti studi, per maneggiare la spada e il fucile; furono strappati dai pacifici loro collegi e dalle scuole professionali per recarsi a vivere nelle caserme e nelle trincee, o, quali infermieri, furono occupati nella cura degl'infermi e dei feriti. Ne abbiamo pure non pochi al fronte, ove alcuni già lasciarono la vita, e altri ritornarono orribilmente malconci».
Diversa invece, ma sempre struggente, la situazione altri sei mesi dopo per l'orfano di guerra Pinot accolto nella casa salesiana di Pinerolo.
“Cara mamma, qui si sta bene, si mangia bene, si gioca, si va a passeggio e si sta allegri. Dunque non piangere più come quando che ero a casa, che tutte le sere a cena piangevi pensando al babbo morto in guerra. Quando che sarò grande voglio farti star più bene che quando c'era papà. Fatti coraggio. Io sto meglio che a casa. Ci hanno dato a tutti un bel letto di ferro verniciato, un catino, un pezzo di sapone, un tavolino da notte... Addio, sta' allegra. Ogni mattina nella messa e comunione io prego per te e per il babbo. I superiori sono buoni e mi vogliono bene. Addio, mille baci affettuosi dal tuo Pinot.”
Ma vediamo di procedere con ordine. Anzitutto indichiamo le forze salesiane in campo.
I numeri
La guerra all'Austria fu dichiarata il 24 maggio 1915. Esclusi i sacerdoti “in cura di anime”, gli altri sacerdoti e soprattutto seminaristi, novizi, frati e religiosi laici appartenenti ai diversi Ordini religiosi furono chiamati alle armi. La maggior parte di loro (circa 10.000 su 24.000 ecclesiastici, di cui 2500 cappellani militari) fu inserita a pieno titolo nei reparti combattenti senza distinzione di sorta dagli altri soldati.
Ora da un nostro minuzioso controllo risultano con precisione 893 salesiani chiamati alle armi, di cui 272 sacerdoti, 9 diaconi, 11 suddiaconi, 362 chierici (di cui 71 novizi) e 239 coadiutori (di cui 24 novizi), 1 aspirante. In percentuale fu chiamato alle armi il 54%, oltre la metà dei confratelli.
Ovviamente il periodo in cui furono chiamati a vestire l'uniforme risulta diverso nel corso dei tre anni e mezzo di guerra. A fine anno 1915 i salesiani militari erano 382, nel 1916 il numero crebbe fino a 682, nel 1917 raggiunse il massimo con 794, per poi discendere nel 1918 a 609 persone. Nel 1919 non erano ancora stati congedati 63 salesiani ed uno era di fresca chiamata alla leva. La sola ispettoria piemontese, con 30 case, ebbe ad un certo punto più di 240 salesiani in servizio militare.
Quanto alla durata del loro arruolamento, se fu di sei anni per tre salesiani chierici, e di cinque anni per una quarantina di loro, fu invece di quattro anni per oltre duecento confratelli, così come per altrettanti fu di tre o di due anni. Solo poco più di cento salesiani vestirono la divisa per un unico anno di guerra.
Tutto ciò, come è ovvio, privò le case salesiane d'Italia del personale più giovane, costringendo i più anziani ad enormi sacrifici per sostituirlo senza dover chiudere case. Non solo. Per evitare infatti la requisizione per scopi militari (varie di esse furono di fatto trasformate in ospedali o caserme) tennero con sé il maggior numero di ragazzi, spesso figli di richiamati e orfani di guerra anche nei mesi estivi. Ovviamente si azzerò quasi completamente il numero dei nuovi missionari, abitualmente costituito da varie decine: nessuno nel biennio 1915-1916, solo otto nel 1917 e nove nel giugno 1918. Terminata la guerra, nel 1919 il flusso riprese con la partenza di 31 salesiani.
Se l'Italia salesiana dal maggio 1915 piangeva, soffriva e moriva, non stavano certo meglio le centinaia di salesiani degli altri paesi europei in guerra, vale a dire in Belgio, Francia, Gran Bretagna, Austria, Slovenia, Ungheria, Croazia, Polonia, Turchia. Essi stavano vivendo sulla propria pelle “l'inutile strage” già dall'estate 1914.

[continua]