I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

In corsa contro il tempo

Le giovani generazioni sono costantemente stimolate, pressate, sollecitate a riempire le proprie giornate di occupazioni e impegni di ogni genere, a programmare nel dettaglio ogni istante della propria vita, a bruciare il tempo che hanno a disposizione, come in una affannosa corsa a ostacoli.

«Chi ha tempo non aspetti tempo!». La cosmologia dei giovani adulti del terzo millennio sembra essere improntata alla logica incalzante della rapidità e dell'accelerazione esponenziale, al pragmatismo del rendimento e dell'efficienza produttiva, al prevalere della quantità sulla qualità e sulla pregnanza del tempo vissuto.
Le giovani generazioni sono costantemente stimolate, pressate, sollecitate a riempire le proprie giornate di occupazioni e impegni di ogni genere, a programmare nel dettaglio ogni istante della propria vita, a bruciare il tempo che hanno a disposizione, come in una affannosa corsa a ostacoli in cui vince chi corre più in fretta ed è disposto a saltare a piè pari gli scogli che incontra sul proprio percorso.
Ridotto a dimensione meramente quantitativa dell'esistenza, il tempo viene così sezionato, misurato, atomizzato, spezzettato in infiniti segmenti tutti uguali e indifferenti che si inseguono febbrili e senza sosta, in modo da non lasciare alcuno spazio vuoto. Ogni momento “libero” viene convulsamente occupato, colonizzato, saturato da innumerevoli esperienze e attività, mentre l'horror vacui, il “terrore del vuoto”, è elevato a criterio esistenziale su cui modellare il proprio stare al mondo.
In questa sfibrante corsa contro il tempo è forte il rischio di lasciarsi fagocitare dal monotono succedersi di giornate “piene” di cose da fare ma “vuote” di significato, di investire le proprie energie nell'infruttuoso tentativo di aggiungere tempo ai propri giorni, come se l'accelerazione dei ritmi di vita e l'abolizione di tutti i tempi “morti” potessero rallentare l'inesorabile metamorfosi del futuro in passato e mettere al riparo dalla sgradevole sensazione di stare “sprecando” il proprio tempo. L'ansia di realizzare i propri progetti e toccare con mano che cosa riserva il domani, il timore di non riuscire a vivere appieno il tempo a propria disposizione spingono spesso i giovani adulti a confondere il dinamismo e l'intraprendenza con lo stachanovismo e a porsi in modo ambiguo di fronte alla finitezza del tempo, costantemente in bilico tra una prospettiva consumistica e strumentale e lo spettro sempre incombente del rimpianto.
A farne le spese è senza dubbio la “qualità” del tempo vissuto, la consapevolezza che come si impiega il tempo vale molto più di quanto se ne ha a disposizione. Il tempo, infatti, acquista valore quando ci vede protagonisti, anziché semplici fruitori, di esperienze realmente appaganti e significative per la nostra vita; quando non ci costringe a rincorrerlo come schegge impazzite o ad arrancare stancamente attraverso lo scorrere impetuoso degli eventi, ma è calibrato sul nostro ritmo interiore; quando lascia il giusto spazio alla riflessione e ci apre alla dimensione dell'eternità quando ci consente di coltivare il rapporto con noi stessi, ma soprattutto quando è condiviso con le persone a cui vogliamo bene.
In un certo senso si può affermare che il valore del tempo aumenta proporzionalmente alla consapevolezza con cui lo si utilizza e che quest'ultima dipende, a sua volta, dalla coscienza del fatto che tale risorsa non ci appartiene e rappresenta un dono gratuito e immeritato di cui siamo chiamati a fare buon uso.