I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

TESTO: KIRSTEN PRESTIN; FOTO: MARCO KELLER/DON BOSCO MISSION DI BONN

Traduzione di Marisa Patarino

Dai tombini alla felicità

Sonia e Vasile sono vissuti per anni sotto i tombini accanto alle condutture sotterranee della città di Constanta, in Romania.
Si aggiravano tra spazzatura, sporcizia e parassiti. Poi hanno incontrato don Sergio. L'incontro con il sacerdote salesiano li ha aiutati a costruire una nuova vita.
Questa è una storia coronata dal successo del lavoro compiuto con i bambini che vivono per strada in Romania.

A volte l'incontro con alcune persone influenza il destino e accompagna per tutta la vita. È accaduto anche a don Sergio. Il sacerdote salesiano incontrò 15 anni fa Sonia e Vasile, due bambini che vivevano sotto i tombini della città portuale romena di Constanta. «Li notammo nel corso della nostra opera pastorale. Erano bambini completamente abbandonati. Anche d'inverno calzavano solo pantofole, erano infreddoliti e avevano fame. Portammo loro qualcosa da mangiare e abiti caldi. Cominciammo così a parlare con loro», ricorda il sacerdote, che oggi ha 62 anni.
Tramite Sonia e Vasile don Sergio cominciò a conoscere il mondo sotterraneo dei bambini che vivevano accanto alle condutture. Alcuni avevano solo cinque o sei anni. Molti erano storditi dalle sostanze stupefacenti che sniffavano per sfuggire al freddo interiore. Don Sergio li ha incontrati, si è fermato con loro accanto ai tubi caldi. Insieme a loro sudava, mangiava e, soprattutto, parlava. Nelle foto che ricordano quell'epoca, i bambini ridono. Si vedono i loro denti consumati e guasti, ma anche un lampo di allegria nei loro occhi. Sono felici di vedere don Sergio. Si fidano di lui.
Che cosa è stato di questi ragazzi e di queste ragazze? Sono riusciti a costruirsi una vita?
Per trovare una risposta a queste domande, l'anno scorso don Sergio è tornato a Constanta e ha cercato indicazioni. Si è recato nei luoghi che aveva imparato a conoscere in passato: i posti più problematici a livello sociale della periferia della città portuale.
Sonia aveva nove anni quando le condutture sotterranee della città diventarono la sua casa. Era una bambina gracile, con i capelli biondi e corti. Così corti che poteva sembrare un ragazzo. Viveva per strada insieme a Vasile, il suo fratello maggiore. La loro madre era mancata, il patrigno era contento che i bambini fossero andati via. Era più interessato agli alcolici che ai figli di sua moglie. I bambini cercarono rifugio per strada, perché nessuno si occupava di loro. Nemmeno lo Stato.
Dopo il crollo del regime dittatoriale avvenuto nel 1989, le strutture che accoglievano i bambini erano sovraffollate. Molti ragazzi finirono a vivere per strada.

“Vivere per strada è difficile. Per una ragazza lo è ancora di più. Siamo stati picchiati spesso. Nessuno ci ha aiutati. La paura ci accompagnava sempre” (Sonia, ex bambina dei sotterranei)

Quando nel 2007 la Romania entrò a far parte dell'Unione Europea, la situazione dei bambini diventò ancora più difficile. L'adesione all'Unione era infatti subordinata alla condizione che gli orfanotrofi statali fossero chiusi. «Questa richiesta aveva un giusto fondamento, perché le condizioni in cui versavano questi istituti erano molto carenti», dice don Sergio. «Il problema è che non c'erano alternative. Dunque i bambini e i ragazzi che vi abitavano finirono a vivere per strada». Il sacerdote salesiano cominciò ad aiutarli già prima dell'adesione della Romania all'Unione Europea. Insieme a collaboratori locali dell'Istituto Don Bosco, circa 15 anni fa acquistò una piccola casa nella periferia della città di Constanta. In questa casa c'erano docce, veniva data la possibilità di dormire e di consumare pasti caldi. Sonia e Vasile furono i primi bambini di strada accolti nella Casa Don Bosco a Constanta.
Quei bambini sono cresciuti. Sonia è una gentile giovane donna, madre di una bambina di sei anni. Vuole offrire a sua figlia una vita migliore. Una vita sicura, con prospettive per il futuro. Sonia e Vasile sono molto felici quando don Sergio va a trovarli.

“Sonia e Vasile sono riusciti a costruirsi una vita. Questo mi fa felice!”
(Don Sergio)


L'appartamento di Sonia sembra una scatola per scarpe. Ha una superficie di nove metri quadrati, forse anche meno. L'ampiezza dell'alloggio non è importante. Sonia e sua figlia non vivono per strada e di notte non devono rifugiarsi accanto alle condutture. Sonia non può cancellare il ricordo di quei sotterranei bui e sporchi, ma riesce a superarlo. «Vivere per strada è difficile. Per una ragazza lo è ancora di più. Siamo stati picchiati spesso. Nessuno ci ha aiutati. La paura ci accompagnava sempre», dice. Non erano al sicuro nemmeno dagli attacchi da parte della polizia.
Nell'appartamento di Sonia tutto è pulito e ordinato. Alle pareti sono appese varie foto: sue, di sua figlia e di suo marito, che è morto poco più che ventenne per un tumore allo stomaco. Sonia, che ha 26 anni, deve dunque allevare la figlia da sola. Riceve un piccolo sussidio mensile di circa 100 euro. L'affitto dell'appartamento costa 30 euro. Madre e figlia non hanno a disposizione grandi risorse. «Vorrei un lavoro stabile, ma appena emerge da quale quartiere provengo sono congedata con una scusa», dice Sonia, che però rimane ottimista.
«Sonia ha imparato ad assumersi le sue responsabilità. Sua figlia è il dono più bello per lei! Insieme riescono a vivere con dignità. Ne sono molto felice!», dice don Sergio.
Anche Vasile, il fratello di Sonia, si è lasciato alle spalle la vita accanto alle condutture sotterranee. Il giovane, che ha trent'anni, durante il giorno lavora in un mercato ortofrutticolo o effettua acquisti per persone anziane che non sono più in grado di uscire di casa. Di notte lavora come parcheggiatore nel centro di Constanta. Vasile ha dunque uno stipendio fisso. Non ha un appartamento. «Dormo nell'auto del mio diretto superiore. Spero però che la mia situazione cambi presto», dice. Don Sergio apprezza la determinazione e l'onestà di Vasile. «La gente sa di potersi fidare di lui. È una brava persona», dice il salesiano. «Vasile non è mai stato in carcere e non è così scontato, per chi ha condotto una vita così difficile per strada».

Niente casa niente documenti
Alcuni suoi amici sono morti. Altri non sono ancora riusciti a cambiare vita. Questo è ad esempio il caso di Alex. Ha 29 anni e vive ancora nei sotterranei del centro della città di Constanta. Vive per strada da quando aveva cinque anni. Alex ama i libri, soprattutto quelli di Dostoevskij. In questo momento sta leggendo “Delitto e castigo” sotto le strade della città portuale. Non ha alcuna possibilità di prendere in affitto una stanza perché non ha documenti. Chi non ha fissa dimora non può avere neppure documenti. È un circolo vizioso.
Don Sergio ascolta i giovani, li accoglie con rispetto e disponibilità. Dopo aver trascorso un periodo di tempo in Moldavia, è tornato volentieri a Constanta. È felice di trovarsi davanti alla Casa Don Bosco, che è diventata una grande famiglia e un centro educativo, in cui in estate fino a 350 giovani trascorrono il tempo libero. Ma il salesiano non ha tempo per riposare. «Dobbiamo prenderci cura dei bambini svantaggiati. Non dobbiamo lasciarli soli o accettare che siano esclusi», dice. La storia di Sonia e Vasile insegna che il cambiamento è possibile. «Sonia e Vasile sono riusciti a costruirsi una vita», dice il salesiano con fiducia. «Vivono modestamente, ma non sono più per strada».