I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

OMERO PARON

DON SEVERINO CAGNIN

Morto a Mestre il 7 giugno 2015, a 81 anni

Don Severino Cagnin salesiano giornalista pubblicista. Nel suo biglietto da visita possiamo aggiungere un neologismo: “comunicatore”. Fu uomo di comunicazione, appassionato cultore della comunicazione sociale. Di certo per le sue molteplici attività nel campo delle scienze sociali, ma non solo, per lui “comunicare” era la sua vita, un modo gioioso tutto suo per incontrare le persone e poter parlare e stare insieme. Senza esagerare, erano fiumi di parole. E sagge, sempre appropriate. Passava dai fatti del giorno alle questioni politiche o religiose di attualità con tanta naturalezza. Aveva un parlar forbito, non ricercato. Lo si ascoltava volentieri. Un bagaglio di notizie non indifferente ricavato dai suoi studi letterari, dalle letture, dai suoi viaggi. Leggeva più quotidiani, riviste, libri. Ne aveva tanti che li trovavi disseminati per la sua stanza anche sul pavimento. Buon lettore, gli piaceva regalare libri in occasione di feste o ricorrenze. Non gli bastava il cartaceo. Cliccava sul computer e da principiante navigava sul web in cerca di notizie. Ultimamente, degente in infermeria, non potendo muoversi, aveva aperto un blog per non perdere il contatto con il suo mondo.
Gli piaceva fermarsi a tavola a lungo sbecolando tra un dire e l'altro. Gli amici lo invitavano spesso a pranzo proprio per sentirlo parlare e conversare con lui.
Anche la scuola fu per lui un campo dove poter “comunicare”. Insegnante competente seguito dai suoi allievi andava oltre i libri di testo e spaziava su opere di autori moderni e contemporanei. Fu anche autore e collaboratore per edizioni di testi scolastici.
Oltre la scuola, l'interesse dedicato al campo della Comunicazione Sociale lo fece conoscere ad un vasto pubblico. È stato membro della Consulta Comunicazioni Sociali della diocesi di Treviso. Giornalista pubblicista, collaborava a varie riviste: Dimensioni, Note di Pastorale Giovanile: a periodici come il Bollettino Salesiano. Diede vita e diresse per molti anni il periodico Astori Notizie. Non poteva mancare l'interesse per “comunicare” via etere attraverso la radio. Con non poca fatica, iniziò le trasmissioni di Radio Astori che diresse per lungo tempo. Per la Biblioteca Astori ha curato l'Archivio Giuseppe Berto, scrittore moglianese, contenente opere inedite, tesi di laurea, documenti bibliografici.
Un mezzo di comunicazione a cui teneva tanto è stato il “Cineforum studentesco”. Selezionava con cura il cartellone degli spettacoli, invitava a presentarli registi (venne anche Olmi) e attori conosciuti alla mostra cinematografica di Venezia e con i quali era in amicizia. Serate che si protraevano in commenti e conversazioni fino a tarda sera.
Uomo della comunicazione. Così lo ricorderemo, aperto a tutto e a tutti, fratelli, amici, al mondo dell'arte. Tutte le arti perché era convinto che il “bello” facesse parte della creazione di Dio.


DON GIUSEPPE POLO

Morto a Mestre, il 3 novembre 2014, a 80 anni

Cinquant'anni non sono pochi. Sono gli anni che don Giuseppe Polo ci ha messo per conquistare il cuore della gente di Mogliano. L'abbiamo capito il giorno del suo addio alla città. Quanti erano venuti per salutarlo non ci stavano tutti nella chiesa del Collegio. Amici, autorità, collaboratori, estimatori, simpatizzanti, padri e figli dei suoi exallievi. Tutti per dirgli “grazie” e toccare idealmente la sua bara per un ultimo addio.
Don Giuseppe era arrivato a Mogliano nel 1964 fresco di studi. Campo di lavoro l'insegnamento di lettere, storia e geografia nella scuola media. La sua passione di educatore e studioso invaderà anche altri campi. Ma loro, i “ragazzi”, saranno sempre nei suoi pensieri, oggetto di fatiche e anche soddisfazioni.
Amava i giovani. Viveva per e con loro. Attività, sacrifici, nulla risparmiava. Li seguiva passo passo tutto il giorno nello studio, nel refettorio. Nel cortile era l'anima del gioco, attento a quanto serviva perché la ricreazione fosse di loro gradimento. Li occupava anche nel fine settimana coinvolgendo le loro stesse famiglie. Programmava uscite nei luoghi storici del territorio e oltre. Mete preferite: la laguna veneta e i luoghi della prima guerra mondiale. Preparava schede con informazioni storiche, culturali, ambientali sulla flora e fauna locale. Coinvolgeva i ragazzi e gli stessi genitori in gare di cucina, caccia al tesoro e concorsi fotografici.
Tra le tante doti e qualità che aveva don Polo, non si può non ricordarne una in particolare: la generosità. Non diceva mai di no quando necessitava un servizio, in tutti i campi, specie quello pastorale. Sostituiva volentieri i confratelli nel ministero delle confessioni o nel celebrare la messa nelle viciniori parrocchie e subito diceva “vado io” con un sorriso, quasi a ringraziarti per avergli dato l'occasione di aiutarti. A tal proposito scrive Giuseppe Del Todisco Frisoni: «Ad una qualsiasi richiesta di aiuto rispondeva sempre di “sì” perché il “no” non apparteneva al suo lessico e soprattutto al suo cuore, senza chiedere nulla in cambio. Ricordo le numerosissime volte in cui, nei giorni caldi immediatamente precedenti l'allestimento di una mostra importante quando sembrava che il tempo a disposizione non bastasse mai, al presentarsi di un allievo per la correzione di un tema o per un ricupero di una interrogazione, lasciava tutto di colpo dicendo “continuate voi, vi raggiungo appena possibile, questo ragazzo ha bisogno di me!”. E tornava poi al lavoro lasciato cercando di ricuperarlo magari fino a tarda notte. Come si può non essere grati e voler bene ad un amico così generoso e disinteressato?».
Ricorderemo a lungo don Polo, sentiremo la sua mancanza. Ci conforta il pensiero di avere un amico che ci sorride e prega per noi dal Cielo.