I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco...
visto da lontano

Un educatore, un santo vicinissimo al popolo

Don Bosco visto da vicino lo conosciamo tutti: lui stesso ha scritto molto di sé ed abbiamo anche migliaia di pagine di testimoni per lo più salesiani. Ma come don Bosco è stato visto fuori delle case salesiane ossia dai laici o anche dal clero non salesiano? Quale è stata l'immagine recepita dall'opinione pubblica mondiale nell'ultimo decennio della sua vita fino alla svolta storiografica del dopoconcilio?

Alla ricerca delle fonti per una risposta
La domanda se la sono posta i 38 relatori del Convegno internazionale di Torino (“Percezione della figura di don Bosco all'esterno dell'opera salesiana dal 1879 al 1965”) che l'ACSSA (Associazione Cultori Storia Salesiana) ha organizzato dal 28 ottobre al 1° novembre 2015, praticamente a chiusura del bicentenario della nascita di don Bosco.
Essi, in una ventina di Paesi di quattro continenti, hanno tentato di dare la risposta mettendosi alla ricerca della figura di don Bosco nei libri di storia della pedagogia, in riviste didattiche, in biografie, in scuole di vario tipo intitolate al santo, in centri sportivi, carceri, sale cinematografiche o teatrali, colonie estive, parrocchie, chiese, cappelle. Hanno cercato l'impronta della sua persona e del suo metodo educativo nei seminari diocesani, in altre Congregazioni Religiose, in gruppi di diverso interesse. Soprattutto hanno sfogliato la stampa internazionale, laica e religiosa, cinese compresa, in particolare intorno alle date significative della morte (1888), della beatificazione (1929) e canonizzazione (1934). La ricerca si è ampliata con l'identificazione di una serie infinita di monumenti, statue, quadri, mosaici, letteratura popolare, musica, canzoni, strade, piazze, quartieri, giardini, parchi, centri sociali dedicati a don Bosco (definito santo, prete, educatore, pedagogista, filantropo...). Per finire con l'area politica che in America ha dato il suo nome a regioni, paesi, stazioni ferroviarie, giornate nazionali della gioventù...

Quale risposta interpretativa?
La risposta interpretativa è complessa, dato che ogni epoca legge i fatti della storia secondo la propria ottica, rispondendo alle proprie domande. E così è stato per don Bosco, che è stato interpretato secondo le situazioni politiche, sociali, economiche, culturali, religiose dei singoli Paesi lungo i decenni qui considerati. Ad esempio a fronte della “questione sociale” che travagliava mezza Europa a cavallo del secolo, don Bosco dal mondo cattolico è stato visto come il pioniere dell'azione sociale cristiana (precursore del grande movimento della moderna Gioc e dell'Azione Cattolica) che controbilanciava la secolarizzazione della società portata avanti dal liberalismo e del socialismo ed il monopolio statale della scuola in tanti paesi. Allo stesso modo l'interpretazione della sua figura di intransigente ma dialogante con tutti al tempo del papa “prigioniero in Vaticano” è “sfruttata” al tempo dei Patti Lateranensi, allorché il fascismo tentò di appropriarsi per motivi politici del nuovo beato e del nuovo santo. Analogamente in Argentina. In Scozia negli anni venti don Bosco è stato nominato patrono del sindacato dei Maestri cattolici, che chiedevano il riconoscimento statale dei loro diritti. In Italia la rivista degli oratori milanesi per mezzo secolo ha fatto continuo riferimento a don Bosco e al suo metodo educativo, sospinto in ciò dai loro arcivescovi. E si potrebbe continuare con l'India dove la teologia popolare “secolare” di don Bosco è stata accolta in alcuni ambienti educativi nelle tribù del nord Est ma anche nel sud; con le cattoliche Filippine che gli hanno dedicato scuole, club, cliniche; con la buddista Tainlandia che in determinate scuole ha diffuso il metodo educativo di don Bosco, quel metodo che si cerca oggi di esportare in Malì dove si confronta e scontra con il sistema repressivo in vigore nel paese.

Piacevoli sorprese
Al convegno non sono mancate le piacevoli sorprese. Nella laicissima Francia, dove si approvavano leggi ostili alla chiesa e soprattutto alle congregazioni religiose, don Bosco veniva invece celebrato, ammirato, osannato dal sentire popolare, che lo riconosceva come un nuovo san Vincenzo de' Paoli, un nuovo san Francesco di Sales, un nuovo santo curato d'Ars, un taumaturgo di altri tempi. Evidentemente il cuore del popolo francese non batteva all'unisono con i propri governanti. In Brasile allorché si discuteva dove collocare la capitale federale del Paese e vi erano opinioni politiche diverse, alla fine ebbe la meglio l'area di Brasilia “sognata” settanta anni prima da don Bosco.
In Slovenia i salesiani faticarono non poco a far capire che l'opera dell'apprezzatissimo don Bosco non era prevalentemente rieducativa, ma preventiva.

Bilancio finale
L'icona di don Bosco fino alla metà del secolo scorso è stata recepita un po' ovunque nell'immaginario popolare. Don Bosco è risultato un santo amatissimo e simpaticissimo e i Salesiani con lui. La sua immagine è apparsa molto più vicina al popolo, alle famiglie, alle comunità locali che costituivano il tessuto reale di un Paese, che non ai piani alti della società, della cultura e delle istituzioni dove ha faticato (e fatica tuttora) a farsi ascoltare. Quello che è certo è che la sua immagine è entrata di prepotenza nella geografia culturale, religiosa, sociale, educativa, missionaria della prima metà del secolo XX. Si è poi modificata nella stagione storiografica dei decenni successivi, rimanendo comunque sempre un educatore dal volto umano, affabile, vicino al popolo, un santo italiano ma significativo a livello internazionale. Non per nulla ha avuto una sua “casa” pure all'Expo di Milano appena conclusa.