I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Il travaglio dell'assenza

Anche i giovani adulti del terzo millennio, sebbene non sempre capaci di tradurre in parole il proprio anelito di infinito, si sentono spesso “orfani” di Qualcuno che li trascenda e non di rado riscoprono una spiritualità profonda.

Invocato, negato, smarrito, ritrovato: i giovani adulti parlano di rado del loro rapporto con Dio e spesso, pur vivendo con sofferenza il vuoto di un'assenza che riecheggia silenziosa negli spazi più intimi del loro cuore, fanno fatica a confessarlo ad alta voce.
Talvolta, questa difficoltà deriva dalla scarsa abitudine a guardarsi dentro, dal timore di provare un senso di vertigine affacciandosi su quel vuoto, da cui riemergono prepotenti le domande di senso che abitano l'interiorità. In altri casi, essa è figlia del pudore che accompagna l'esperienza della fede in modo proporzionalmente crescente all'avanzare dell'età, rendendo sempre più arduo l'impegno della testimonianza. Più spesso l'incapacità di dare un nome alla propria nostalgia di infinito è il frutto di un profondo travaglio interiore che non riesce ad esprimersi a parole, della lotta ingaggiata con se stessi lungo il cammino impervio e faticoso che conduce ad aprirsi pienamente e a lasciarsi provocare dal mistero di un Dio, nostro malgrado, presente.
Eppure la dimensione del trascendente non è affatto assente dall'orizzonte dei giovani adulti. Persino chi sceglie di negare radicalmente l'esistenza del divino non può esimersi dallo sperimentare nella propria vita quella sete di totalità che avvince ogni uomo. Anzi, molto spesso, proprio coloro che con maggior lucidità prendono le distanze dall'esperienza della fede e mettono sotto accusa i vicoli ciechi cui essa conduce avvertono più acutamente il dolore dell'assenza. Vi è, poi, chi nella ricerca instancabile del grande Assente, pur restando ammutolito di fronte al Suo mistero, riconosce il proprio insopprimibile bisogno di verità e di accoglienza e si lascia attraversare dallo stupore del Totalmente Altro, aprendosi all'incontro con un “Dio possibile”.
Quel che accomuna tutti, al di là delle sfumature che assume in ciascuno il travaglio dell'assenza, è l'ineffabilità dell'invocazione, il desiderio del ritorno, la nostalgia di un porto sicuro in cui trovare ristoro e attraccare le vele dopo i perigli della navigazione. Di fronte alla solitudine della traversata e alle infinite peregrinazioni nel mare aperto della ricerca di senso, il volto del Dio amorevole diviene stella polare, faro nella notte, guida sicura, motivo di speranza. Il suo oblio, al contrario, è fonte di smarrimento, lontananza, afasia, insensatezza.
Ne sono ben coscienti anche i giovani adulti del terzo millennio che, sebbene non sempre capaci di tradurre in parole il proprio anelito di infinito, si sentono spesso “orfani” di Qualcuno che li trascenda e non di rado riscoprono una spiritualità profonda, che si alimenta del dialogo quotidiano con un Dio incarnato, venuto non ad offrire risposte certe e facili scorciatoie, ma a sovvertire e rimettere in discussione ogni nostra domanda.
Il percorso della fede non è mai esente da dubbi, ritardi, incertezze e deviazioni, e ciò appare tanto più vero in corrispondenza del passaggio delicato verso l'adultità, quando i dubbi si fanno più consapevoli, i ritardi più pervicaci, le incertezze più inquiete e le deviazioni più audaci. Ma è proprio nella consapevolezza, nella pervicacia, nell'inquietudine e nell'audacia che può mettere radici una fede più matura, frutto non dell'abitudine o di una superficiale devozione, ma di una ricerca senza fine incontro alla mano protesa di un Dio che ci attende.
Una fede capace di provocare continuamente il nostro cuore e la nostra intelligenza di giovani adulti assetati di verità e di tradursi, proprio per questo, in testimonianza verace.

Sarai distante o sarai vicino,
sarai più vecchio o più ragazzino,
starai contento o proverai dolore,
starai più al freddo o starai più al sole.
Conosco un posto dove puoi tornare,
conosco un cuore dove attraccare.
Se chiamo forte potrai sentire,
se credi agli occhi potrai vedere,
c'è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare.
Conosco un posto dove puoi tornare,
conosco un cuore dove attraccare...
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell'assenza;
la solitudine non ha odore
ed il coraggio è un'antica danza.
Tu segui i passi di questo aspettare,
tu segui il senso del tuo cercare.
C'è solo un posto dove puoi tornare,
c'è solo un cuore dove puoi stare...

(Fiorella Mannoia, L'assenza, 2001)