I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

ANTONELLO BONASERA

Riesi

Un paese salesiano voluto dal Papa

Quando arrivarono, settantacinque anni fa, i Salesiani trovarono due sole chiese aperte al culto, pochissime comunioni quotidiane, organizzazioni cattoliche che vivacchiavano, le altre due chiese abbandonate.
Oggi gestiscono quattro Parrocchie, un Oratorio, una casa di riposo, il cine-teatro Don Bosco con l'arena estiva, un campo sportivo, Radio Catena e sono un importante punto di riferimento per l'intero paese.

Figli miei amatissimi, il Signore vi concede una grazia segnalatissima che certo tutta la Diocesi vi invidierà: l'invio in codesta dei benemeriti figli di San Giovanni Bosco per prendere la cura delle due parrocchie ed esercitare tutto l'apostolato di bene che è nello spirito della loro Congregazione...”.
Così scriveva ai riesini il vescovo monsignor Mario Sturzo il 26 febbraio 1941, in occasione dell'inizio della missione pastorale dei Salesiani a Riesi.
L'Opera Salesiana di Riesi fu voluta da un prete, un Vescovo, un Papa. Fu infatti il parroco don Ferdinando Cinque che si rivolse al Vescovo, il quale a sua volta pregò il papa Pio XII che chiamasse i Salesiani a Riesi.
Era il 2 marzo 1941 quando, acclamati da una marea di fedeli ed accolti dalle autorità civili e religiose, giunsero a Riesi don Crispino Guerra, don Paolo Giacomuzzi, don Ettore Carnevale e il sig. Luigi Guaschino, i quali si misero subito all'opera con fede viva e gioiosa, affrontando ogni difficoltà con spirito di sacrificio non comune.
In quel tempo Riesi era un paese di circa 23 mila abitanti (oggi circa 11 mila), con una forte presenza dei Valdesi da diversi decenni, con tre anziani sacerdoti e il parroco ammalato. Riesi aveva la necessità di una spinta nella sua salute spirituale e monsignor Sturzo con gioia annunziava che la proposta era stata accolta da Pio XII il quale, mentre si scatenava la Seconda Guerra Mondiale, aveva fatto richiesta al Rettor Maggiore, don Ricaldone, che aveva acconsentito ad iniziare questa nuova opera voluta dalla S. Sede.

La fatica di una missione
Nei mesi passati si era arrivati ad avere una sola messa domenicale con la frequenza di una decina di persone. I Salesiani trovarono due sole chiese aperte al culto, pochissime comunioni quotidiane, organizzazioni cattoliche che vivacchiavano, le altre due chiese abbandonate. Il paese era diffidente e gli stessi protestanti, dopo il periodo iniziale, riscontravano enormi difficoltà.
Da quel giorno i Salesiani cominciarono con fatica la loro missione a Riesi che li porterà a gestire quattro Parrocchie, un Oratorio, una casa di riposo, il cine-teatro Don Bosco con l'arena estiva, un campo sportivo, Radio Catena, divenendo così una vera e propria opera sociale oltreché religiosa e un importante punto di riferimento per l'intero paese. Inoltre nel 1965 arrivarono a Riesi anche le Figlie di Maria Ausiliatrice completando così l'opera educativa salesiana.
Nel corso degli anni si sono succedute a Riesi figure di grandi Salesiani come don Paolo Giacomuzzi, don Vincenzo Scuderi, don Gioacchino Casales, don Enrico Russo, don Michele De Pasquale ed altri ancora, ricordati dai riesini come figli prediletti di don Bosco.
Verso la fine degli anni novanta e l'inizio del nuovo millennio però, la Riesi salesiana vive una flessione dovuta alla crisi del vecchio Oratorio di Piazza Garibaldi, chiuso poi nel 2005, all'abbandono delle Figlie di Maria Ausiliatrice avvenuto nel 2004, alla cessione della casa di riposo nel 2006. Nel frattempo però cresce e si sviluppa la realtà della Parrocchia Don Bosco sita nella periferia del paese, nel luogo dove avevano operato con grande impegno le Figlie di Maria Ausiliatrice e nel 2006 sorge il nuovo Oratorio Don Bosco che, poco alla volta, diventa un significativo punto di riferimento per la gioventù riesina.
Attorno a questo nuovo polo di salesianità si è sviluppato un ampio movimento giovanile che ha portato oggi ad avere circa un centinaio di giovani collaboratori non soltanto nel periodo estivo ma durante l'intero corso dell'anno, una catechesi con oltre trecento ragazzi e varie espressioni del carisma salesiano (Salesiani Cooperatori, Ex Allievi, Associazione Musicale Don Bosco, Polisportiva Don Bosco). Contemporaneamente i Salesiani hanno iniziato una notevole attività sociale improntata sulla legalità e sul rispetto delle regole da diffondere non soltanto presso i ragazzi e i giovani, ma nell'ambito di tutto il paese, cercando di formare così “gli onesti cittadini” voluti da don Bosco.

La marcia per la legalità
Il 2010 segna l'inizio di un nuovo percorso: il 19 luglio, anniversario della morte del giudice Borsellino, i Salesiani organizzano per la prima volta a Riesi la “Marcia per la legalità”. Un nugolo di ragazzini accompagnati dagli animatori del Grest e da pochissimi adulti percorre festosamente le vie del paese gridando e cantando la volontà di cambiamento e l'avversione ad ogni forma di illegalità. Quest'anno si è svolta la sesta edizione della Marcia e il numero dei partecipanti, giovani ed adulti, è cresciuto sensibilmente, ma soprattutto è lievitato l'entusiasmo ed è sorta la convinzione che è possibile un cambiamento anche in un paese dove purtroppo l'illegalità è diffusa a tutti i livelli.
Nel 2014 prende il via una nuova esperienza molto significativa non soltanto per i giovani ma per tutta la comunità riesina: il patto formativo ed etico della città di Riesi.
Anch'esso nasce in sordina, grazie alla lungimiranza di un dirigente scolastico, il prof. Giuseppe Micciché, che contatta il nuovo direttore dei Salesiani, don Antonello Bonasera, proponendogli di iniziare un movimento in rete di tutte le forze educative del paese per fronteggiare il malessere del mondo giovanile riesino che porta ad uno stile di vita “spericolato” dedito all'uso di alcolici e sostanze stupefacenti. Da questo primo contatto inizia un'esperienza di lavoro in rete secondo una modalità originale che, partendo dal basso, cioè coinvolgendo associazioni, scuole, chiese, aggrega poi le istituzioni e che ha portato oggi ad un'ampia collaborazione tra le forze di quasi tutto il paese: Amministrazione Comunale, Forze dell'Ordine, Scuole, Movimenti, Associazioni, Parrocchie, Oratorio, Chiesa Valdese, Chiesa Ortodossa, esercizi commerciali, professionisti, singoli cittadini e associati lavorano insieme per condurre la gioventù di Riesi ad un vero e proprio percorso di legalità in un contesto di prevenzione, formativo ed etico.
Il 25 marzo 2015, alla presenza del dott. Salvatore Cardinale, Presidente della Corte d'Appello di Caltanissetta, è stato stipulato il patto che ha come principali obiettivi: perseguire finalità comuni attraverso una serie di azioni coordinate mirate al raggiungimento di obiettivi specifici; assumere impegni reciproci con proprie risorse, non necessariamente economiche, che saranno esplicitati pubblicamente attraverso un documento ed un logo che sintetizzi l'anima del progetto; costituire una “rete di aiuto” per fronteggiare i problemi, prima di tutto attraverso il consenso. Successivamente le parti hanno iniziato a mettere in pratica quanto stipulato attraverso lo svolgimento di varie attività, portate avanti dalle singole parti secondo gli obiettivi specifici e, al tempo stesso, attraverso la formazione di tre commissioni che si occupano degli aspetti principali del problema: la prima di elaborare un piano d'azione finalizzato al rispetto delle regole in un contesto di prevenzione; la seconda di elaborare un piano d'azione finalizzato all'attuazione di attività alternative per i giovani; la terza di elaborare un piano d'azione finalizzato alla formazione delle famiglie e dei giovani.
Fin qui sono state svolte parecchie attività organizzate congiuntamente dai firmatari del patto e tante altre sono in cantiere pronte a partire per realizzare gli obiettivi inizialmente proposti. Il cammino intrapreso si prospetta lungo e faticoso, irto di difficoltà e talvolta d'insuccessi, ma già emergono i primi segni positivi quali una presa di coscienza da parte di tutto il paese sul problema dello sballo nel mondo giovanile, un maggiore e più attento controllo da parte delle forze dell'ordine, una presenza attiva da parte di molti all'interno del patto e una maggiore collaborazione nell'organizzazione degli eventi.
Il patto formativo ed etico si rivela così un'idea creativa, generativa e aggregativa, capace di suscitare interesse anche oltre i confini della nostra piccola cittadina ed è un esempio pratico di applicazione del sistema preventivo di don Bosco a tutti i livelli capace di coinvolgere quasi del tutto l'intera realtà di Riesi.

DUE DOMANDE AL DIRETTORE

Quale ricaduta delle attività nel territorio di riferimento?
L'opera salesiana a Riesi si confronta quotidianamente con un contesto sociale molto complesso e problematico: illegalità, disoccupazione, emigrazione, problemi del mondo giovanile, a cui siamo chiamati a dare risposte concrete.
Oggi il mondo giovanile vive una situazione molto delicata: uso di alcol e stupefacenti già a 12-13 anni, spaccio, delinquenza minorile, alto tasso di dispersione scolastica, situazioni familiari molto degradate.
Il campanello d'allarme è suonato con l'escalation della “movida”, con episodi di disordine, di violenza e d'illegalità più volte segnalati dai cittadini, di fronte ai quali ogni istituzione si è ritrovata impotente nel fronteggiare tali fenomeni.
Il patto etico, così come le attività sulla legalità, fa sì che la nostra opera non si limiti all'educazione alla fede di coloro che frequentano i nostri ambienti, ma che abbia un'incidenza sulla qualità della vita dei riesini: è quello che in termini tecnici si può definire “bilancio sociale”, ovvero la ricaduta concreta che ha tutto ciò che mettiamo in opera sul cosiddetto bene comune. Questo è per noi un vero e proprio termometro della situazione in un contesto così difficile.
Quali le nuove frontiere dell'Opera riesina?
Innanzitutto la collaborazione in rete. Una rete di aiuto, di sostegno che può dar forza ad ogni nostra iniziativa. Afferma lo scrittore religioso statunitense Thomas Merton: “No man is an island” (nessun uomo è un'isola), così anche noi salesiani dobbiamo pensare che la nostra missione non è frutto di interventi isolati, staccati dal contesto sociale, ma di azioni che vanno a raccordarsi con ogni realtà presente nel circuito cittadino.
Poi il capitolo emigrati: a Riesi circa il 20 per cento della popolazione è composta da stranieri provenienti soprattutto dall'est europeo. A tal proposito, la presenza del Pope ortodosso all'interno del patto etico è senz'altro un segnale positivo. L'integrazione degli stranieri dev'essere un obiettivo da perseguire, anche nel nostro Oratorio.
Infine un modo nuovo di gestire l'Oratorio: il mondo giovanile spesso è fuori dal nostro cancello, non solo fisicamente ma anche nei comportamenti, nello stile di vita, negli orari (si esce a tarda sera e si rientra verso le prime ore del mattino).
Dobbiamo andare incontro ai giovani accogliendoli, accompagnandoli, uscendo fuori dagli schemi e spesso... anche dal cancello.