I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Come i giovani portarono don Bosco in Cambogia

Intervista al signor Roberto Panetto

La meravigliosa storia della Don Bosco Hotel School

Don Bosco Hotel School: non è un nome strano per un'opera salesiana?
Beh, inizia con “Don Bosco” e finisce con “Hotel School”, vuole riflettere i molteplici modi che don Bosco userebbe ai nostri giorni per attirare i giovani, farli sentire accolti come in famiglia, educarli arricchendoli con il prezioso dono dell'Amore, prepararli ad inserirsi nella società con un buon lavoro che permetterà loro di aiutare le loro famiglie a sollevarsi dalla povertà, diventare cambogiani “onesti” per aprire al paese un orizzonte più promettente. Direi che don Bosco l'avrebbe chiamata “Salesian Hotel School”.
Com'è strutturata?
La Don Bosco Hotel School è come un'estensione della scuola tecnica Don Bosco Technical School a Sihanoukville. La scuola alberghiera è in grado di accogliere 200 giovani, al momento ne abbiamo 196, nei reparti di Accoglienza, Servizio camere, Servizio di sala e Cucina. Gli studenti, ragazzi e ragazze, provengono da villaggi sparsi un po' in tutto il paese, in maggioranza dalle province del sud della Cambogia. Alcuni dei giovani, 32, vivono nell'ostello all'interno della nostra struttura e le ragazze, 54, nelle tre case per le giovani: due sono situate di fronte alle entrate principali della scuola e una in centro città, vicino alla Don Bosco Guesthouse.
Il caseggiato delle aule scolastiche e l'ostello dei giovani sono visibili dalle camere degli ospiti che sovente si soffermano sul balcone ad osservare incuriositi il movimento degli studenti, alcuni chiedono di visitare la struttura scolastica e anche di partecipare al “Buon giorno” che segna l'inizio della giornata con la preghiera universale ed un buon pensiero educativo offerto a turno dai salesiani o dal personale della scuola, a volte anche da ospiti desiderosi di comunicare la loro esperienza di vita ai nostri giovani.
Sempre parte della struttura è il Ristorante Gelato Italiano, che è una gelateria-ristorante situata nella piazza in centro città, a 3 km dalla Don Bosco Hotel School. Il locale, in gemellaggio con l'agri-gelateria San Pè di Poirino, offre un gelato di alta qualità oltre che pizza, pasta, caffè espresso, cappuccino e altri piatti italiani e asiatici.
Molti clienti vengono a conoscere don Bosco semplicemente mangiando un buon gelato, seguono le tante domande riguardo la provenienza e attività del Don Bosco in Cambogia. Il gelato è apprezzato e richiesto da altri hotel e ristoranti di Sihanoukville nonché molto applaudito dai tanti bambini e giovani che lo ricevono gratis in occasione di qualche festa durante l'anno scolastico. In occasione della celebrazione del bicentenario di don Bosco ne abbiamo distribuiti oltre settemila.
Come ti è venuta l'idea?
Un benefattore olandese affermò che voleva fare una grossa donazione proprio per la scuola alberghiera.
Cercammo inutilmente di convincerlo ad aiutare un altro settore, già esistente, ma lui esclamò: “Se non esiste, vi sentite di costruirla?”. Perché no? Visto che sarebbe un'ottima occasione di inserire tanti giovani con un buon lavoro rimanendo nel territorio. D'altra parte anche don Bosco fece il cameriere da giovane! E così l'idea divenne una magnifica realtà.
Da quando ti trovi in Cambogia?
Il 24 maggio 1991, don Valter Brigolin ed io arrivammo in Cambogia. Celebreremo il 25o proprio quest'anno 2016.
Quali sono state le tue esperienze precedenti?
Dopo il noviziato a Monte Oliveto, Pinerolo, ho studiato a Torino, Opera Salesiana Rebaudengo dal 1969 al 1972. Qui maturò la mia vocazione missionaria a seguito di una “Buona notte” quando un missionario scrisse che aveva bisogno di un salesiano meccanico, più che non di altri aiuti materiali. Quando chiesi al superiore di lasciarmi partire per la missione in Tailandia, la risposta fu: “Lasciamo spegnere eventuali fuochi di paglia... ne riparleremo fra tre anni”.
Andai quindi a S. Benigno Canavese come insegnante tecnico per l'istituto professionale e di ginnastica per la scuola media, fino al novembre del 1975 quando, essendo il fuoco ancora acceso, mi fu permesso di partire per la Tailandia dove passai 14 anni bellissimi nella scuola tecnica Don Bosco a Bangkok.
Nel 1989 i gesuiti chiesero ai salesiani di implementare dei corsi pratici, brevi, dei giovani cambogiani nei campi profughi. Lo scopo era di preparare il più grande numero di cambogiani con un mestiere, in modo che potessero ritornare in Cambogia capaci di ricostruire la società distrutta dai lunghi anni del genocidio di Pol Pot, 1975-79, e la guerra che ancora continuava fra vietnamiti, Khmer Rossi e forze governative.
Il superiore della Tailandia accettò l'invito quando, dopo una visita ai campi profughi, fu impressionato dal mare di bambini e giovani: oltre 60% dei 350000 profughi erano giovani sotto i 20 anni, ammassati nelle capanne di bambù in campi recintati di filo spinato, con sorveglianza militare ma esposti a diversi pericoli e abusi.
I salesiani costruirono sei scuole tecniche con oltre 1200 allievi. Oltre 3000 giovani furono preparati al lavoro come meccanici, saldatori, elettricisti, auto meccanici, carrozzieri, stampatori. Don Bosco conquistò il cuore dei giovani dei campi profughi! Dicevano: “Perché don Bosco non viene con noi in Cambogia. Siamo senza genitori e don Bosco è ora per noi un Padre! Deve venire con noi!”. Un'implorazione toccante, don Bosco non avrebbe detto di no. Una visita alle autorità a Phnom Penh si concluse con l'accordo di costruire una scuola professionale nella capitale.
Così i Salesiani obbedirono all'ordine dei giovani cambogiani che ebbero il loro Padre accanto, finalmente in Cambogia.
Qual è la presenza salesiana in Cambogia?
I salesiani, conosciuti come “Fondazione Don Bosco in Cambogia”, lavorano principalmente in scuole professionali e di preparazione al lavoro. Dopo la prima scuola realizzata in un orfanotrofio governativo, la prima scuola salesiana è stata la scuola tecnica Don Bosco a Phnom Penh. Sul terreno di 12 ettari sono stati realizzati i diversi edifici che accolgono oltre 600 giovani, ragazzi e ragazze, nei settori Meccanica, Saldatura, Auto meccanica, Elettromeccanica, Elettronica, Arte grafica e Tecnologia dell'Informazione. La scuola produce anche libri tecnici in lingua cambogiana, molto apprezzati e richiesti in altre scuole tecniche governative e di altre organizzazioni. La seconda scuola a Sihanoukville, 566 giovani, nei reparti Meccanica, Saldatura, Auto meccanica, Elettromeccanica, Segretarie di Azienda, Comunicazione sociale e la Scuola Alberghiera Don Bosco Hotel School. Una terza presenza è nella città di Battambang, dove ci sono due scuole per bambini provenienti dalle fabbriche di mattoni e famiglie povere dei villaggi. I bambini sono oltre 800. Una scuola agraria sta prendendo forma ed aprirà presto.
I bambini lavoratori fra il confine tra Tailandia e Cambogia hanno anche loro la casa di don Bosco che li accoglie a Poipet, dove, oltre la scuola elementare e media, hanno la possibilità di imparare un mestiere come elettromeccanici, saldatori e riparatori di auto.
I bambini e gli studenti sono circa 350.
L'ultima scuola professionale aperta si trova nella città balneare di Kep, 150 km a sud di Phnom Penh. I 300 giovani e ragazze seguono corsi di Comunicazione sociale, Segretarie di Azienda, Scuola alberghiera e Tecnologia dell'informazione.
Un'ultima presenza significativa è con il progetto adozioni a distanza rivolto a 4500 bambini, provvedendo loro il necessario per frequentare la scuola dell'obbligo. Il personale locale incaricato va mensilmente a incontrare i bambini nelle loro scuole e abitazioni, organizzando attività, incontri e feste per far conoscere loro don Bosco.
Come sono i giovani cambogiani?
I giovani cambogiani sono desiderosi di imparare, allegri e figli del loro tempo. A loro viene offerta sia la storia dei loro genitori, che in maggior parte hanno vissuto la loro giovinezza sotto il regime del genocidio dei Khmer rossi, sia le tecniche più avanzate della comunicazione tramite telefonini Smart, i-Pad e portatili che sul mercato dell'usato si comprano con pochi dollari. È un passaggio di generazione vertiginoso e sotto certi aspetti sconvolgente.
Dai genitori non hanno ricevuto un'educazione solida, la corruzione è a portata di tutti ed inizia fin dai primi anni di scuola ad essere una prassi “normale” per poter passare l'esame. I giovani sono volonterosi, come tutti, ma la società non gioca dalla loro parte. All'educatore spetta il delicato compito di lanciare loro delle sfide, incoraggiandoli e motivandoli per continuare ad andare controcorrente. Don Bosco gioca dalla loro parte.
Che cosa pensa la gente dei salesiani?
I salesiani, essendo figli di don Bosco, vivono di rendita. Don Bosco ha conquistato il cuore dei cambogiani, perché ama indistintamente la gioventù povera di qualsiasi religione, rispetta le autorità, non si immette in politica in modo diretto, educa i giovani accompagnandoli fino all'inserimento nella società con un lavoro dignitoso. Tutto questo rende i salesiani ben accolti sia dalla popolazione sia dalle autorità.
Come vedi il futuro della Congregazione in Cambogia?
La presenza salesiana in Cambogia si trova ad operare in una situazione, in alcuni aspetti, molto simile a come don Bosco trovò la gioventù per le strade di Torino, nelle prigioni, bambini lavoratori sfruttati ed abusati. Il traffico di bambini attraverso il confine, i bambini esposti al turismo sessuale ed ai pedofili sulle spiagge di Sihanoukville o sul lungo fiume di Phnom Penh, i piccoli venduti dalle famiglie semplici ed ignare a persone che promettono un futuro da sogno per quando cresceranno... tutte queste sono situazioni che interpellano noi salesiani ad intervenire rapidamente per prevenire e porre fine a questi orrori. Molte famiglie vivono in condizioni di estrema povertà. Le statistiche mostrano che la popolazione in zone rurali si nutre con meno di 1 $ al giorno.
L'educazione, specialmente per la preparazione a un lavoro, è la miglior arma per sconfiggere l'ignoranza e la povertà. In Cambogia siamo attualmente 16 salesiani dei quali due sono cambogiani, facciamoci coraggio che almeno noi qui, anche in futuro, non saremo disoccupati!