I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

TESTIMONIANZE

I VOLONTARI DI VALDOCCO 2015

Con il cuore e il sorriso di don Bosco

Erano molti, disponibili, accoglienti, sempre pronti a informare, guidare, accompagnare.

«Questa è terra di miracoli»
La mia domenica: trascorsa tra mille volti, mille storie, mille sguardi e scambi di intense emozioni. Pellegrini che si commuovono, che domandano, che si sentono accolti e ricambiano l'affetto che cerchi di donar loro con una calda stretta di mano e tanti “Grazie!”, in tutte le lingue. E quando qualcuno torna nel cortile dopo la Messa e ti viene a cercare per dirti: “Abbiamo pregato anche per lei!”, non puoi che ringraziare per questa esperienza che, per quanto faticosa, so che mi regalerà molto più di quanto potessi immaginare. Credo Valdocco faccia parte, per me, di una di quelle GRAZIE che si ricevono nella vita senza neppure chiederle. Nel cuore, tra tanti altri, mi resta il viso di un signore che ha fatto tutto il pellegrinaggio sulla sua sedia a rotelle, sempre in prima fila, cercando di farsi spazio tra gli altri per non perdersi neppure una parola e che mi ha confidato di avere due figli disabili a casa. Questa è terra di miracoli: qui chi ha fede e si affida lasciandosi guardare da Lassù, non torna a casa lo stesso di prima. Don Bosco trasforma e, se gli si parla a cuore aperto, RISPONDE. Sempre. Io credo avrà risposto anche al cuore di un papà venuto fino a Torino per pregare per i suoi figli... «Dov'è don Bosco?»
Sono in pensione da settembre e avevo deciso di non iscrivermi a corsi vari o attività di volontariato organizzato in questo primo anno ma di pensarci un po' prima di decidere l'ambito in cui fare qualcosa. La scorsa estate mi ero iscritta come volontaria per l'Ostensione della Sindone di quest'anno. Il 15 marzo di quest'anno sono venuta a Valdocco con il gruppo delle exallieve di Asti a cui sono iscritta e ho sentito il sacerdote che celebrava la S. Messa dire che cercavate volontari per il periodo corrispondente all'Ostensione della Sindone. Quindici giorni fa ho chiesto se serviva ancora qualcuno e ho dato la disponibilità per il lunedì pomeriggio. Ho prestato quindi per ora “servizio” solo una volta ma ho provato un'emozione ed una commozione più forti e comunque diverse da quelle che ho provato come volontaria per la Sindone nel 2010. Sono stata quasi cinque ore in basilica per cui già ho potuto pregare, riflettere e pensare. Mi hanno colpita e commossa la fede e l'amore dei pellegrini, molti sacerdoti, religiosi, laici molti stranieri che chiedevano: “Dov'è don Bosco?” con il desiderio e l'urgenza di recarsi a vederlo e a pregare davanti alla sua urna. Io invitavo i gruppi e i singoli pellegrini a scendere nella cripta delle reliquie e tutti salendo mi sorridevano e mi ringraziavano per averli indirizzati a scendere, entusiasti e commossi da quello che avevano visto e sentito. In chiesa mi ha commossa la storia di una signora abbastanza anziana di un paese vicino ad Alessandria che, a causa di problemi alle gambe, non si è sentita di scendere le scale che conducono alla cripta. È sceso il nipote dicendole che avrebbe scattato le foto per lei per fargliele vedere e per spiegargliele. La signora nell'attesa mi ha raccontato che stava provando una commozione ed una gioia indescrivibili perché erano trent'anni che aspettava questo momento, praticamente da quando era nato il nipote che ora l'aveva accompagnata, perché lei prima della sua nascita aveva promesso a don Bosco che sarebbe venuta nella basilica di Maria Ausiliatrice a ringraziare lui e la Madonna. È stato un primo giorno “speciale” anche per me.

COME UN FIORE DI VENTO
Nel torpore di un sole perpendicolare
cammino leggero sul “Prato Filippi”
non sento più il peso del mio corpo
l'erba si piega e sorride alla terra
in lontananza un vocìo di ragazzi
mi riscalda il cuore: don Bosco è lì,
impalpabile, come un fiore di vento:
mi sorride, mi tende la mano, ma quando cerco di afferrarla
tutto svanisce, come in una grande nuvola di sogni!...

Un bacio sulla guancia
Al primo servizio, mi sono resa conto che l'idea di stare in piedi vicino all'urna di don Bosco mi spaventava un po'. Sono stata assalita da tanti dubbi, uno dei quali era cosa fare per far passare il tempo e soprattutto per accogliere degnamente i pellegrini perché noi siamo il volto di don Bosco come ci aveva appena detto don Enrico! Che responsabilità! Senza quasi accorgermene ho iniziato a raccomandare a Maria Ausiliatrice le mie amiche che avevano problemi di vario genere, poi i miei figli, poi i miei allievi, poi... Mi sgorgavano dentro un'Ave Maria dietro l'altra! Proprio a me che ho sempre avuto grosse difficoltà a pregare con il Rosario. Alla fine del pomeriggio ero piuttosto stanca, ma avevo una serenità dentro che non saprei descrivere. Il primo maggio servizio alle camerette. C'era fermento perché erano attese 2000 persone per il pomeriggio, più tutte quelle che sarebbero venute senza prenotazione. Durissimo chiedere alla gente di scorrere perché altri gruppi stavano pressando per entrare! Mi sono stupita dei tanti “grazie” ricevuti da persone che sono venute da un po' tutta Europa e che a loro volta si sono stupite di quanti volontari siamo. Una suora, andandosene, mi ha schioccato un caloroso bacio su una guancia. Anche solo per questo gesto affettuoso e spontaneo è valsa la pena di aver passato un pomeriggio a Valdocco. Domani terzo servizio: quale sarà la sorpresa?

Quasi una Pentecoste
Arrivano i pellegrini, soli, in piccoli gruppi o in grupponi. Hanno tante domande: dove e quando ci si può confessare, dove è sepolta Mamma Margherita, c'è veramente il corpo di don Bosco nell'urna appena visitata al piano superiore? Quando e come è arrivata qui la reliquia della Croce di Cristo? Al tempo delle Crociate, credo, più o meno quando la Sindone è giunta in Europa.
Chiedono spiegazioni in tutte le lingue, dal portoghese al russo. Purtroppo a noi volontari non è capitata “quella” straordinaria Pentecoste riservata agli Apostoli, duemila anni fa. Dobbiamo arrangiarci. Qualcuno vuole la traduzione delle scritte in latino. Meno male che almeno questo l'ho imparato: me l'hanno pestato bene in testa alcune benemerite FMA. Tra noi volontari si stabilisce il clima di amicizia e di collaborazione tipico degli ambienti salesiani. E con i pellegrini è subito simpatia. Edificanti e commoventi il raccoglimento e la devozione con cui si compie la visita. Alcuni gruppi sostano in preghiera davanti alla reliquia della Croce. Si inginocchiano a baciare la terra nel punto in cui la Madonna ha posato il piede. Cantano nella propria lingua. Mi ha colpita in particolare la visita di una signora, in un gruppo di pellegrini francesi. Di corporatura robusta e massiccia, con evidenti problemi di deambulazione, aveva sceso con fatica la scala, sostenuta da due amiche. Aveva compiuto la visita della cripta appoggiandosi ad un girello; era quindi risalita, sempre sostenuta dalle amiche. Dopo un quarto d'ora circa la vidi ridiscendere, con le solite amiche, questa volta senza girello. Volle avvicinarsi, da sola, al punto in cui era apparsa la Madonna. Si inginocchiò con immensa fatica, rifiutando ogni aiuto. Rimase assorta in preghiera. Facemmo grandi sforzi per aiutarla a rialzarsi. Ci ricompensò con un sorriso dolcissimo, dicendo in stentato italiano: “Grazie! È tutto difficile, tanto difficile...”. Ma intanto sorrideva, di un sorriso solare che mi ha scaldato il cuore. Grazie a te, sconosciuta francese!

Noemi, deliziosa bimba Down
Per me questo 2015 è un anno molto speciale, sono diventata salesiana cooperatrice di don Bosco il 31 gennaio scorso, ed in questa bellissima Basilica, dove è iniziato il mio cammino di fede 12 anni fa, ho festeggiato i 25 anni di matrimonio lo scorso marzo, doni per me enormi. Offrirmi come volontaria qui, è per me un ringraziamento a Maria Ausiliatrice e a don Bosco. Come mi hanno detto durante il cammino di preparazione e formazione per i cooperatori “Quando don Bosco chiama lascia fare a lui”, così ho fatto, ed oggi sono qui, impegnata in questa bellissima avventura che mi sta regalando delle gioie immense. Ho avuto modo di conoscere ed incontrare persone speciali, ricche di umanità, di fede viva e vera. Non solo tra i pellegrini, ma tra i volontari ho conosciuto persone splendide che hanno saputo emozionarmi e rubarmi il cuore, che mi regalano parole, sorrisi e gesti d'amore che mi hanno completamente conquistata. E tutto questo qui, sotto il manto della Madonna, che vuole solo farci vivere l'amore di Dio in questo pezzo di paradiso, voluto da don Bosco, lontano dai rumori della città, dagli egoismi e dalle difficoltà della nostra quotidianità. Quando varco la porta di Valdocco, Lei mi deterge la mente, toglie ansie, preoccupazioni e mi fa una vera iniezione di gioia e di vitalità. Questo è, ne sono certa, ciò che voleva don Bosco, ed io che sono molto fortunata nell'essere qui, cerco con il mio servizio di trasmetterlo a tutti quelli che incontro. Avrei un sacco di esperienze da raccontare ma ciò che ho vissuto l'altro giorno vale la pena di condividerlo con tutti. Domenica ho incontrato Noemi, una deliziosa bimba affetta dalla sindrome di Down in visita da noi con il suo gruppo. L'avevo già accolta all'ingresso ma ho avuto la fortuna di ritrovarla mentre il gruppo si apprestava a lasciare il cortile. Mi sono trovata vicino a lei e in quel momento le campane della Basilica si sono messe a suonare, lei allora mi ha preso la mano, me l'ha stretta con una presa decisa ed ha proseguito a camminare con me, era un po' spaventata, ci siamo fermate, ho cominciato a scambiare con lei qualche parola, lei aveva notato la radio attaccata alla maglietta allora le ho fatto fare un saluto a tutti; Giusy che aveva sentito e vedeva da lontano le ha risposto ed ecco che lei felicissima mi ha abbracciato e baciato con una gioia ed un affetto incredibile, buttandosi al mio collo, tanto che l'ho fatta girare come una bambolina, era felicissima e mi ha detto: QUESTA SÌ CHE È ACCOGLIENZA!!! Vi giuro che ancora ora, se ci penso piango!!! Questa sì che è accoglienza: è l'accoglienza del Valdocco, quella che don Bosco sicuramente voleva, fatta di gioia, di allegria, di mani tese, di pelle d'oca per l'emozione di vivere esperienze uniche! Io ringrazio Dio per questa bellissima avventura, ringrazio tutti i volontari e le persone che il Signore mi ha fatto conoscere e, spero, di essere in grado di ricambiare almeno in parte ciò che mi regalano ogni giorno. Un ultimo pensiero, a me stessa per prima, che vorrei condividere, è quello di non avere paura, spalanchiamo le porte all'amore, alla gioia, rendiamoci testimoni concreti e credibili dell'amore di Gesù, come ci ha insegnato don Bosco, con il sorriso, con la gioia e che le lacrime siano solo di gioia e tantissime!

«Due occhi che non dimenticherò»
Due occhi che difficilmente dimenticherò. Occhi profondi, pieni di luce, di saggezza ma anche colorati di sofferenza. Una persona speciale, un dono inaspettato in una giornata che avrebbe dovuto essere abbastanza monotona. Ad un certo punto, dopo aver visitato Valdocco, siamo entrati in Basilica. Un po' di spiegazioni interrotte da un fulmine a ciel sereno: “Adesso basta, fermiamoci, devo pregare”. L'interprete e io ci siamo messi in un angolo ad aspettare, a guardare questa signora particolare. Fuori dalla chiesa ci siamo seduti un attimo. Mi ha confidato un pezzetto della sua vita: vent'anni insegnante universitaria ed attualmente sindaco. Un lavoro difficile, in una città dove essere cristiano è un problema. I giovani, mi confida, sono al centro delle sue attenzioni. Le ho detto che è salesiana nel cuore. Mi ha sorriso, mi ha stretto tutte e due le mani, mi ha guardato con i suoi occhi meravigliosi. Le sono scese due lacrime. Che brutto non sapere le lingue. Mi risponde che la lingua universale è quella del cuore. Mi ha salutato. Difficilmente la rivedrò nella mia vita. Oggi ho incontrato il Sindaco di Betlemme.