I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

O. PORI MECOI

Istanbul
Don Bosco bussa alla porta d'oriente

Incontro con don Andrés Calleja direttore dell'unica opera salesiana in Turchia

Puoi autopresentarti?
Mi chiamo Andrés, ho 48 anni e sono nato a Madrid.
Perché hai deciso di partire per le Missioni?
Sono entrato nella Congregazione Salesiana nel 1974 e fin dall'inizio volevo diventare missionario. Un giorno divampò un incendio nella Casa di Formazione a Medina del Campo. In quel momento pregai così: «Signore, ho perso tutto ciò che avevo, ma niente e nessuno mi porterà più via nulla perché ho intenzione di dare tutto me stesso». Mentre avevo ancora nelle narici l'odore della cenere, scrissi una lettera al Rettor Maggiore per offrire la mia vita per le Missioni.
Ti è costato molto?
Non è mai stato un problema. Sono sempre stato felice e capace di adattarmi facilmente a culture, lingue e climi diversi: nelle Filippine, a Timor, in Indonesia e ora in Turchia. Non ho mai avuto aspettative sul mio futuro o i miei incarichi. Chi non ha aspettative non subisce delusioni!
Perché hai scelto l'Indonesia e poi la Turchia?
Come ho detto, non ho mai compiuto scelte; sono sempre stato disponibile per qualunque incarico in qualsiasi luogo. Credo che la disponibilità sia una fra le “caratteristiche” più importanti di un missionario. Immagino che i miei superiori mi abbiano mandato in Turchia dopo la fine del mio mandato di Ispettore in Indonesia per l'esperienza che avevo maturato lavorando tra persone di religione musulmana.
Ci puoi raccontare qualcosa della tua esperienza?
Ho trascorso 5 anni nelle Filippine e 25 anni in Indonesia. Non è facile riassumere in poche righe l'esperienza che ho vissuto a Timor. Posso però dire che ho sempre sentito che la mano di Gesù e di Maria guidava i miei passi e la mia vita. Ero a Manila durante la caduta di Marcos; mi trovavo a Timor durante gli anni dell'occupazione indonesiana e la guerra, vivevo a Giacarta al momento della caduta di Suharto. Ho visto molte rivoluzioni, assassini, violenza, ho lavorato “fino alla morte”, ho affrontato malattie e diversi interventi chirurgici, ma sono sopravvissuto a tutto con gioia e ho sempre imparato da ogni esperienza. Le esperienze non insegnano nulla, se non sono accompagnate dalla riflessione. Grazie a Dio, ho toccato con mano la presenza del Signore anche nelle peggiori esperienze e nei momenti più difficili della mia vita.
Ci puoi descrivere l'opera di Istanbul?
A Istanbul ci sono sei Salesiani che si impegnano in un'ampia gamma di attività. La Cattedrale di Istanbul affidata ai Salesiani è al servizio di diverse comunità linguistiche. Vi si celebrano le funzioni liturgiche e si amministrano i sacramenti in inglese, francese, arabo e turco. Siamo anche disponibili a rivolgerci ai fedeli in farsi, spagnolo, italiano, tagalog, bahasa, portoghese e vietnamita. Accogliamo inoltre gruppi provenienti da ogni parte del mondo che compiono pellegrinaggi in queste terre. Dalla Cattedrale offriamo anche il nostro aiuto ai profughi provenienti dalla Siria e dall'Iraq tramite una piccola scuola che abbiamo aperto per i bambini di famiglie povere che hanno perso tutto, tranne la speranza! Cerchiamo di rafforzare la loro speranza e di preparare i loro figli per un futuro migliore. Ci occupiamo dei giovani profughi tramite un Centro Giovanile e lavoriamo anche al servizio di giovani immigrati africani che cercano di raggiungere l'Europa con la speranza di un futuro migliore. Con il nostro Centro Giovanile Salesiano lavoriamo complessivamente con e per 600 giovani. L'altro settore della nostra attività si svolge a Bomonti, dove gestiamo la scuola turca che, come dicono le persone che vivono accanto a noi, è “il gioiello e l'oasi dell'istruzione a Istanbul”. La scuola Don Bosco - Evrim è frequentata da quasi 400 studenti ed è sempre piccola, rispetto alle notevoli richieste che arrivano. È una scuola unica in Turchia per il suo stile e la sua originalità. Prestiamo anche il nostro servizio in una cappella, nella quale teniamo celebrazioni liturgiche in turco, e in due comunità religiose. Abbiamo complessivamente 7 chiese e Comunità in cui celebriamo la Messa. È un'“opera” molto articolata.
Come sono i giovani che hai incontrato?
Fondamentalmente i giovani sono ovunque gli stessi: quando sanno che qualcuno li ama e si preoccupa della loro risposta, rispondono. Ho belle esperienze a questo proposito. Una volta a Timor Est i soldati torturavano alcuni giovani per suscitare una reazione da parte mia e di don Locatelli. Volevano che noi Salesiani accettassimo di lasciare il Paese e in cambio avrebbero liberato quei giovani. Nel frattempo continuavano a torturarli. A un certo punto, vedendo la nostra tristezza e la nostra impotenza, uno di quei giovani gridò: «Padre, non vada via dalla nostra terra! Io sono pronto a morire per voi, ma dovete rimanere in questo Paese». A volte pensiamo di impegnarci per “salvare” i giovani, poi comprendiamo che loro sono pronti a morire per i Salesiani! I ragazzi che non rispettano la legge a Tondo Manila, dove ho trascorso 5 anni, i giovani poveri di Timor Est in tempo di guerra, i profughi provenienti dall'Iraq che si trovano qui in Turchia. Sono sempre stato interpellato dai giovani e dunque, con don Bosco, anch'io vorrei dire: vi devo la vita. Dedicherò il resto della mia vita a voi!
Quali sono i problemi umani più pesanti?
Quali sono i problemi più gravi in questo momento? Posso solo sorridere e rispondere: come in qualunque altra parte del mondo salesiano: lamentiamo una carenza di personale, una carenza di personale preparato, carenza di denaro e carenza di tempo! Forse le circostanze cambiano da un Paese all'altro, ma i problemi sono simili: troppo lavoro per un numero così esiguo di lavoratori. Continuano ad arrivare profughi e sembra che le guerre non si fermino mai; tanti africani continuano ad attraversare le frontiere per raggiungere un futuro, persone di culture e religioni diverse non offrono molto aiuto e comprensione. I politici hanno i loro modi per risolvere i problemi (e per crearne!). Il quadro politico non sempre aiuta.
Qual è la situazione della Chiesa in Turchia?
La Chiesa in Turchia sta cambiando molto. Ovunque la gente si rende conto della necessità di una guida, di nuovi modi per animare le attività della Chiesa, di piani pastorali che siano veramente diocesani, di una maggiore collaborazione tra le Chiese, di un più grande impegno ecumenico.
Come va la Congregazione Salesiana in questa nazione?
Siamo l'unica presenza salesiana in Turchia. Voglio essere ottimista! I miei confratelli e io abbiamo compiuto qualche passo per rinnovare la nostra mentalità, abbiamo elaborato piani a lungo termine, vogliamo sviluppare l'opera dei Salesiani qui e non accontentarci della situazione attuale. La prima sfida sarà rappresentata dalle vocazioni locali. Dopo 111 anni di presenza salesiana in questo Paese, non abbiamo neppure un salesiano turco, sebbene vi siano ADMA, Cooperatori Salesiani e Volontari di don Bosco. Vorremmo poi offrire i nostri spazi, quali la scuola di Evrim, come Centri in cui gli abitanti del quartiere possano incontrarsi, aperti tutto l'anno, per i bambini, i loro amici e i genitori, non solo per la scuola, ma anche per lo sport, la musica, le attività ricreative. Il lavoro con gli stranieri è positivo e dobbiamo portarlo avanti, ma non possiamo pensare che nascano vocazioni tra loro: sono solo di passaggio. Intendiamo invece consolidare la nostra presenza accanto ai giovani turchi, tra i quali possono sorgere vocazioni locali.
Come vedi il futuro?
Il futuro appartiene a Dio. Come vedo il futuro? Ho appreso questa esortazione: preparatevi per il meglio, ma siate anche pronti al peggio. Credo veramente nella capacità di don Bosco di adattarsi a ogni nuova situazione, sfida e difficoltà. Per noi è molto importante leggere i segni dei tempi e saper “prevedere” il futuro, ma purtroppo solo Dio ne è capace. Anch'io tra non molto tempo potrei non essere più qui, chi lo sa? Forse i miei superiori vedranno che c'è più bisogno di me da un'altra parte e mi manderanno là.
Quali sono gli incontri più belli che hai fatto?
La mia vita salesiana non è così lunga, ma ovunque ho vissuto begli “incontri”. Il primo: quello con Cristo. Sono molto felice di averlo incontrato quando ero ancora ragazzo, a Madrid. Avevo forse 15 anni, ma sapevo che era il più grande amico che si potesse trovare. Con Gesù ho iniziato a percorrere le strade di Madrid per raccogliere giornali vecchi e cartoni per i mendicanti e i poveri, con Lui sono diventato salesiano, missionario e prete, con Lui ho scoperto le miserie di Tondo-Manila e ho imparato che dare infonde una gioia più grande che ricevere. Con Gesù sono andato in un Paese in guerra e mi sono messo al servizio della gente di Timor Est, insieme a un gruppo di meravigliosi e santi salesiani. Con Lui, sempre con Lui, ho lavorato anche per il popolo indonesiano e ho visto una ragazza morta tornare in vita dopo una preghiera “nel nome di Gesù”. È stato meraviglioso ed è accaduto davanti ai miei occhi! E con Lui sono venuto a Istanbul per lavorare con i miei confratelli a favore degli immigrati, dei profughi e anche dei bambini turchi. Qui papa Francesco mi ha salutato e mi ha incoraggiato a continuare a svolgere quest'opera meravigliosa. Sì, con Lui, con Cristo, continuerò. Ovunque mi mandi, in qualunque momento mi mandi.