I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE

DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME

Don Bosco, papa Francesco e i tre amori bianchi

Vi scrivo mentre sono di ritorno a Roma. Sedici ore fa accoglievo papa Francesco alla porta della Basilica di Maria Ausiliatrice e nel mio cuore ancora vive l'emozione della giornata del Papa a Valdocco. Un'emozione che desidero condividere con voi.

La visita del Papa a Valdocco ha segnato una giornata storica. Abbiamo pregato insieme davanti all'urna di don Bosco, davanti al quadro di Maria Ausiliatrice e ci siamo tutti sentiti abbracciati dalla benedizione del Vicario di Cristo, papa Francesco. L'incontro con il Papa è stato un momento di grande felicità. Ci sentimmo tutti conquistati e coinvolti dalla sua semplicità e dal suo sorriso sereno che comunica tanta pace personale. Entrò nella Basilica e cominciò a salutare uno a uno quelli che tendevano le mani verso di lui, lungo le transenne di sicurezza che segnavano il passaggio verso l'altare. Un momento straordinario: era così affabile e cordiale: si intratteneva con ogni salesiano o Figlia di Maria Ausiliatrice o qualunque altro membro della Famiglia Salesiana che gli dicesse qualcosa. Si fermava, ascoltava e rispondeva! E la Basilica era straripante di persone, avrebbe dovuto calcolare il tempo. Non gli importava.
Gli presentai i novizi SDB e le novizie FMA. Mi chiese quanti erano. Gli dissi il numero di quelli che abbiamo in Europa. E questo numero di quaranta, con qualcuno in più nelle Ispettorie dell'Europa orientale, gli parve una buona notizia. Passava da una persona all'altra, con calma e serenità, con un'attenzione particolare ai salesiani e alle Figlie di Maria Ausiliatrice sulle sedie a rotelle. Vi confesso che mi commossi profondamente davanti alla tenerezza di questi incontri. Era l'incontro con tante vite donate totalmente e oggi vissute nella malattia o nell'impotenza, però vite appagate e realizzate in pienezza. Stupendi quegli occhi che incontravano lo sguardo pieno di tenerezza di un Pastore che ben capiva il senso di tanta offerta.
Davanti all'urna di don Bosco, papa Francesco si fermò a pregare un attimo in silenzio e depose sull'altare un mazzetto di rose. Un gesto gentile, semplice ma pieno di significato.
Dopo il mio discorso a nome di tutta la Famiglia Salesiana e la presentazione di alcuni doni, arrivò il momento in cui il Papa avrebbe dovuto rivolgerci la sua parola. Gli portarono i fogli con il messaggio ufficiale che era stato preparato per la circostanza. Lo osservò per dieci secondi, rifletté un attimo e disse: “Cara Famiglia Salesiana, io ho pensato tanto cosa dirvi e ho scritto cosa volevo dirvi, ma è troppo formale e lo consegno al Rettor Maggiore perché ve lo faccia conoscere”. E cominciò a parlare in modo personale, spontaneo, da cuore a cuore. Ci conquistò. Ci parlò per più di mezz'ora e realmente ci sembrava di abbracciare il Papa con l'ascolto e con lo sguardo.
Tra le molte cose che ci disse, alcune simpatiche e aneddotiche, desidero sottolinearne due che mi sembrano così significative che non possiamo dimenticarle e che potremo approfondire e sviluppare in un altro momento.
Papa Francesco ci ha detto che nei suoi anni con i Salesiani aveva imparato, attraverso varie circostanze, il senso dell'affettività in stile salesiano (l'amorevolezza di don Bosco) e che questa nostra capacità di educare attraverso l'affetto è qualcosa di fondamentalmente carismatico. Ci ha invitato ad averne cura e a non perderlo.
Aggiunse qualcos'altro che qualificò come tipicamente nostro perché lo è stato in don Bosco. Quando quei ragazzi “migranti” dall'interno di quella che sarebbe diventata “Italia”, arrivavano a Torino senza niente e senza nessuno, autentici scarti della società del momento, don Bosco non solo li cercava, li accoglieva e li teneva con sé, ma si rese conto di dover fornire loro le risorse e le capacità umane per conquistarsi una vita degna e rispettabile.
Di certo la catechesi era molto importante, ma non li avrebbe liberati dalla strada e dal pericolo della delinquenza. E in una situazione di crisi e di pericolo, continua papa Francesco, non meno difficile dell'attuale, pensò a una soluzione di emergenza immediata. E il Papa ci invita a fare quello che don Bosco farebbe oggi.
Di fronte a una situazione di emergenza vitale per i ragazzi, le ragazze e i giovani di oggi, la nostra risposta educativa e professionale deve essere analogamente eccezionale e originale, magari con azioni e proposte che superano i sistemi di sicurezza e tranquillità tradizionali.
Alla fine il Papa ci parlò dei tre amori bianchi di don Bosco: l'Eucaristia, la Madonna e la Chiesa, rappresentata dal Papa. E aggiunse alcune preziose parole su Mamma Margherita che strapparono a tutti noi un applauso commosso.
Fratelli, sorelle, amici e amiche carissimi, quella del Papa è stata una visita inestimabile con un forte significato simbolico. È stata l'incontro con il Pastore che dimostra di sentire il profumo delle pecore; è stata una testimonianza di affetto, di tenerezza, di attenzione personale che ha fatto saltare in aria le nostre urgenze, i cerimoniali e la nostra mancanza di tempo per le tante cose da fare.
Il Santo Padre è stato per noi un collegamento vivo con don Bosco, una benedizione del Signore che ci vuole Famiglia Salesiana ben viva nella Chiesa e più che mai dedicata ai giovani, soprattutto ai più poveri, e a tutti coloro che hanno bisogno di noi.
Il Signore, per l'intercessione di Maria Ausiliatrice, don Bosco, Madre Mazzarello e tutta la santità della splendida famiglia che formiamo, ci benedica e soprattutto ci aiuti ad essere sempre più fedeli a questo carisma che abbiamo ricevuto come dono di Dio.