I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA BUONANOTTE

B.F.

La zuppa

In un grande self service una signora anziana prese una grossa ciotola di zuppa, la sistemò sul vassoio e poi, dopo aver pagato, posò il vassoio su un tavolino libero. Appese la borsetta alla sedia e stava per sedersi e degustare la fumante e profumata zuppa quando si accorse di aver dimenticato il cucchiaio.
Lasciò tutto e si recò alla cassa, dove c'erano le posate.
Quando ritornò, vide con sorpresa che il suo posto era occupato da un giovane africano che stava tranquillamente mangiando la sua zuppa.
La donna rimase perplessa e indignata. Poi, con un po' di malcelato sussiego, si sedette sulla sedia vicina e affondò il cucchiaio nella zuppa, sotto il naso dell'intruso. Il giovane sorrise e continuò a mangiare.
Lei prese una cucchiaiata, anche il giovane ne prese una.
Lei pensava: «Che sfrontato! Se solo avessi più coraggio! È ora di finirla con questi immigrati!».
Così ogni volta che lei prendeva una cucchiaiata, l'uomo di fronte a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva una anche lui.
Continuarono fino a che non rimase una piccola quantità di zuppa e la donna pensò: «Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando sarà finita».
Il giovane le lasciò l'ultima cucchiaiata. Poi si alzò, la salutò educatamente e se ne andò.
La donna guardò la sedia: la sua borsa era scomparsa.
Un ladro! Era solo un comunissimo ladro!
Delusa, arrabbiata, tutta rossa in volto si guardò intorno. Ma il giovane era scomparso senza lasciare traccia.
Poi, mentre si guardava intorno, la rabbia si trasformò in confusione e profondo imbarazzo.
Sul tavolino accanto, c'era un vassoio senza cucchiaio, con una zuppa che si stava raffreddando. Sulla sedia, appesa come l'aveva lasciata, c'era la sua borsa.
Sentì tanta vergogna e capì solo allora che lei aveva sbagliato tavolino e che quel giovane che mangiava una zuppa uguale alla sua l'aveva divisa con lei senza sentirsi indignato, nervoso o superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si era sentita ferita nell'orgoglio.

Quante volte nella nostra vita, senza saperlo, abbiamo “mangiato la zuppa” di un altro? Quante volte al giorno, rubiamo tempo, stima, affetto, attenzione e neanche ci sfiora il rimorso?