I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

In margine all'Expo

Le grandi scuole agricole salesiane

Parma: la promozione di una nuova teoria agricola

La neofisiocrazia, frutto di sperimentazione e di geniale intuizione, può essere definita la particolare pratica agricola che a cavallo del 1900 si riconosceva nel pensiero agronomico (ed anche economico-sociale) del rude marinaio genovese, fatto agronomo e sociologo Stanislao Solari. All'interno del gruppo di agronomi, agricoltori e riformatori sociali, che vi si ispiravano, merita più appropriatamente l'appellativo di neofisiocratico solo il “cenacolo solariano” formatosi nell'ambiente dell'Istituto salesiano S. Benedetto di Parma; un gruppo il cui nerbo era formato dai primi seguaci del Solari, a lui giunti per lo più attraverso don Carlo Maria Baratta (1861-1910), che avevano attinto l'insegnamento dalla sua viva voce e l'avevano divulgato integralmente, coniugando cattolicesimo e neofisiocrazia solariana.
L'agricoltura, a giudizio del Solari, aveva parte fondamentale nella vita dell'individuo e della società. Si doveva però mutare il concetto fondamentale dell'agricoltura. Alla terra, anziché sfruttata come una miniera con la conseguenza di esaurirla, dovevano essere restituiti gli elementi asportati, per conservare ad essa la sua fecondità. Uno degli elementi principali era l'azoto, ma il difficile era come restituirlo. Il Solari fu il primo ad intuire come riuscirvi, formulando la teoria della induzione gratuita dell'azoto atmosferico da restituirsi alla terra mediante le leguminose con la doppia anticipazione dei sali (razionale anticipazione della concimazione minerale).
All'indomani della divulgazione dei principi agrari e sociali del Solari (oggi superati) mediante più d'una pubblicazione [Di una nuova missione del clero dinnanzi alla questione sociale (1895), Il sistema Solari. Breve memoria elementare (1896). La libertà dell'operaio (1898)], don Baratta credette giunto il momento di avviare nell'istituto di Parma anche una scuola che praticamente li diffondesse e ne potesse dimostrare l'efficacia. Venne difatti avviata a partire dall'anno scolastico 1900-1901. Accanto agli altri corsi (elementari, ginnasiali e professionali) nacque un corso triennale complementare di agraria in cui venivano date lezioni speciali sui primi elementi d'agricoltura e di computisteria agraria, con annesso campo sperimentale. Il corso indirizzava esplicitamente allo “studio della nuova agricoltura” e, dopo la grande guerra, divenne una Scuola pratica di secondo grado, impiantata a Montechiarugolo (PR), dotata di edificio e podere, ed intitolata al Solari.
Significativa la destinazione: riguardava i figli dei coltivatori, piccoli proprietari, fattori, mezzadri o fittavoli. La scuola aveva lo scopo di completare l'educazione di quei giovani i quali, finito il corso elementare, erano costretti per motivi di famiglia e per elezione propria a troncare il corso letterario-scientifico per ritornare ai campi e continuare l'opera dei genitori. Non si pretendeva di dar diplomi, né di preparare i giovani a corsi d'agraria superiori, ma solo di preparare alla vita dei campi i giovani che già vi erano destinati e fornir loro quel corredo di cognizioni necessarie per attuare un'agricoltura razionale, per tenere i propri conti e per meglio riuscire nei propri affari.
L'iniziativa si inseriva, evidentemente, nel grande tentativo - dei privati e delle congregazioni religiose - dell'istruzione agraria, propriamente rivolto ad aumentare il sapere specifico pratico dei coltivatori, superando il carattere élitario delle scuole agricole statali esistenti in cui prevaleva l'insegnamento scientifico astratto. Non solo: al fondo vi era anche una prospettiva nazionale che riguardava il più ambizioso obiettivo di procurare attraverso la diffusione dell'insegnamento agricolo in ogni ordine e grado di scuola un'alternativa alla preferenza concessa nelle aspettative popolari al lavoro industriale.

Cumiana (To), un modello per il mondo salesiano
Con i Rettori Maggiori don Filippo Rinaldi (1922-1931, pure di famiglia di contadini e di viticultori) e il succitato don Pietro Ricaldone, rispettivamente quarto e quinto successore di don Bosco, le scuole agricole già esistenti o di nuova fondazione vennero organizzate in modo sempre più professionale.
Alla morte di don Ricaldone (per 40 anni ai vertici della congregazione), erano 82 le strutture scolastiche salesiane legate all'agricoltura: 38 in Europa, 33 in America, 8 in Asia, 2 in Africa e 1 in Australia, oltre alle scuole aggregate e serali missionarie. Di strada se ne era fatta dopo le prime scuolette fondate da don Bosco in Francia nel 1878 e oltre le 41 scuole agricole salesiane registrate nel 1936, di cui 35 all'estero e sei in Italia vale a dire Cumiana (TO) per la formazione di tecnici agrari missionari, Montechiarugolo (PR) per allievi della V elementare e Scuola agraria di avviamento e Scuola Tecnica Agraria, Lombriasco (TO), Canelli (AT), Corigliano d'Otranto (LE) e infine quella di Roma (Catacombe di S. Callisto) per allievi della V elementare e scuola agraria di avviamento.
In questa sede ci limitiamo all'Istituto missionario agrario di Cumiana, inaugurato nel 1928 su un terreno di 70 ettari, donato, ma acido e poco produttivo, per cui si dovettero fare enormi lavori di risanamento e di recupero.
L'obiettivo della scuola era di preparare giovani vocazioni salesiane per le “terre di missione”, dove assieme al vangelo potessero insegnare la coltura razionale dei campi. Erano previsti due corsi in conformità ai programmi ministeriali d'Italia: uno triennale, “inferiore o normale”, di Scuola di avviamento professionale con indirizzo agrario e corso annuale preparatorio per l'Istituto; ed uno “superiore” corrispondente ai quattro anni dell'Istituto tecnico agrario dello Stato.
Oltre alle classiche strutture salesiane di un internato (camerate, refettorio, cortile, cappella, aule, sala di studio) vi era un modernissimo laboratorio di chimica dove si facevano esperimenti, si studiavano le malattie delle piante, si trasformavano i materiali, si elaboravano i prodotti. Non mancavano un gabinetto scientifico, un osservatorio meteorologico, una biblioteca specializzata, un museo con vetrine ricche di decine di tipi di grano coltivati nella scuola. Vi si aggiungevano granaio, panetteria, caseificio-scuola, stalla con tori, vitelli, varie razze di mucche, grandi silos per foraggi, concimaia, pollaio, gabbie con volatili di ogni genere, anche esotici, grande pollaio per produzione di uova, moderne incubatrici elettriche per allevamento di pulcini, reparto per allevamento suini. Sotto tettoie o in ambienti protetti erano custodite macchine agricole, officina di meccanica e falegnameria, magazzino per mangimi speciali. All'aperto si notava l'apiario, il frutteto, la peschiera, la grande vasca per irrigazione, con acqua prelevata con pozzi artesiani, la piccola risaia, oltre a campi coltivabili.
Dall'Istituto si pubblicava la rivista divulgativa “La squilla dei campi” e il salesiano laico Pietro Ferraris fu per alcuni anni il direttore responsabile della succitata “Rivista di Agricoltura” nata a Parma. Gli allievi, accettati gratuitamente, avevano quotidianamente sotto gli occhi un grande mappamondo indicante le aree di presenza salesiana dove presumevano di essere inviati una volta finita la loro preparazione professionale.
Anche l'opera di Cumiana ha costituito una risposta precisa alle esigenze dell'epoca: creare una mentalità agraria professionale, fare un balzo di qualità, indispensabile ad un incremento e ad una qualificazione agraria, mirante ad un'elevata produttività (la nota “battaglia del grano”), per entrare in competitività con le nazioni europee mediante l'introduzione di nuovi studi, di nuove tecniche, di macchine agricole.
Don Ricaldone la presentava come modello per tutti e per questo invitava a visitarla personalità politiche e dirigenti d'impresa italiani e stranieri. Nel 1939, alla vigilia della guerra, venne insignito dal ministero dell'Agricoltura della “stella d'oro al merito rurale”. Era il riconoscimento delle eccezionali benemerenze che si era acquistato per la sua quarantennale attività in favore del settore agro-alimentare.