I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI SANTI

A CURA DI PIERLUIGI CAMERONI, postulatore generale - postulazione@sdb.org

La Marchesa di Barolo è Venerabile

Martedì 5 maggio 2015 il santo padre Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante le virtù eroiche della serva di Dio Giulia Colbert, laica, vedova e fondatrice della Congregazione delle Figlie di Gesù Buon Pastore e delle Suore di S. Anna, nata a Maulévrier (Francia) il 26 giugno 1786 e morta a Torino (Italia) il 19 gennaio 1864, dichiarandola Venerabile.
Giulia Colbert, marchesa Falletti di Barolo, è stata una delle figure femminili torinesi più carismatiche del XIX secolo. Una grande benefattrice, che si occupò soprattutto delle pessime condizioni in cui versavano all'epoca le donne carcerate, ma non solo: fondò vari istituti assistenziali ed ebbe molti rapporti con numerosi personaggi illustri, dal re Carlo Alberto a Cavour, da Silvio Pellico a don Bosco.
Nata nella Vandea (Francia), aveva sposato nel 1807 il Marchese Tancredi Falletti di Barolo, del quale è pure in corso la causa di beatificazione. I due coniugi, molto facoltosi, furono figure di primo piano della nobiltà piemontese. Giulia e Carlo Tancredi non poterono avere figli, ma decisero di adottare come tali i poveri di Torino. La capitale subalpina, che si stava industrializzando, era diventata infatti un bacino che raccoglieva gli immigrati dalle campagne in cerca di lavoro, in cerca di fortuna, ma moltissimi troveranno miseria e abbandono. A salvare questa Torino malata saranno figure eminenti, dal Cottolengo al Cafasso, da don Bosco al Faà di Bruno e con loro anche la coppia Carlo Tancredi e Giulia di Barolo.
All'inizio dell'oratorio don Bosco troverà accoglienza nelle opere della Marchesa, prima presso il Rifugio e successivamente all'Ospedaletto di S. Filomena (dall'ottobre 1844 al maggio 1845). Il periodo trascorso come direttore spirituale nelle opere educative della Marchesa è breve, ma lascia un segno indelebile in don Bosco. La Marchesa, con la sua fede sincera e profonda, con la sua forte personalità, con la sua concretezza e schiettezza, aiuta moltissimo don Bosco a rimanere con i piedi piantati per terra; a sviluppare un sistema educativo impregnato di carità, tolleranza e pazienza; a testimoniare una fede ricca di fiducia nell'Angelo custode e in Maria, oltre che di fedeltà al Papa. Il soggiorno presso le opere della Marchesa è veramente per don Bosco la prima scuola organizzata, non accademica, di sistema preventivo.
La Marchesa nutrì sempre grande stima per don Bosco e lo sostenne nella promozione delle sue opere a favore della gioventù povera e abbandonata. In una lettera scritta a don Borel il 18 maggio 1846, dopo aver definito don Bosco “ottimo”, afferma: “piacque anche a me fin dal primo momento e gli trovai quell'aria di raccoglimento e di semplicità propria delle anime sante”. Con intuito materno e femminile aveva colto che la salute di don Bosco era a rischio, affaticato dalla mole di lavoro educativo e pastorale; inoltre era giustamente preoccupata di salvaguardare la specificità delle sue opere rispetto a quelle di don Bosco a favore dei ragazzi.
Giulia e Carlo Tancredi: modello di comunione coniugale perfetto. Spogliati di ogni orgoglio patrizio, fecero qualcosa di grande: si mischiarono e si confusero in mezzo ai poveri puntando sulla trasformazione dei sistemi per riformare il riformabile, per modificare il modificabile, per fare giustizia dove giustizia non c'era.
In questo anno Bicentenario della nascita di don Bosco, visitando la città di Torino meritano di essere conosciuti i luoghi legati alla Marchesa e al marito Tancredi: il Palazzo Barolo, la loro casa e “quartier generale” delle loro attività filantropiche; la chiesa di Santa Giulia, che custodisce le tombe della Marchesa e del marito; il Rifugio di Santa Filomena, fatto costruire per il recupero delle ex-carcerate, e che oggi ospita un piccolo e interessante museo ricco di cimeli; la casa madre delle suore di S. Anna.