I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FANTASIA SALESIANA

ULRIKE BECKMANN (testi e foto)

Traduzione di Marisa Patarino

In Germania, un oratorio salesiano “speciale”

La scelta di Janine

«Con questo progetto vogliamo tenere lontani dalla strada i bambini e i giovani e aiutarli a intraprendere un percorso corretto». Questa è la realtà del “Don Bosco club” di Essen.
Qui dal 2012 bambini e giovani tra le tante proposte hanno anche la possibilità di imparare a praticare lo sport del pugilato. E con grande successo, perché questo progetto non si limita a mettere in primo piano la forma fisica.
La finalità consiste nell'aiutare i giovani atleti ad accrescere la loro autostima e a orientare il loro potenziale aggressivo nella giusta direzione.

Il Bollettino Salesiano tedesco ha accompagnato una delle sportive che prendono parte al progetto: Janine Nowak. L'atleta undicenne pratica la boxe da due anni e questa è la sua esperienza.

Janine è in piedi di fronte al suo allenatore, concentratissima. Senza distogliere lo sguardo, ascolta le istruzioni che le vengono impartite e sferra i colpi in successione. Zac, zac, zac, colpisce con i guantoni le mani che Dzmitry Karakou le presenta. L'allenamento con le apposite attrezzature imbottite è molto impegnativo per lei. L'atleta undicenne comincia a sudare. Dopo una breve pausa, riprende ad allenarsi con un sacco di sabbia. E l'allenatore Karakou si pone nuovamente di fronte a lei, per aiutarla ad affinare la sua tecnica.
Janine Nowak pesa solo 41 chilogrammi, per un'altezza di circa 1,63 metri. La ragazza con i capelli biondo scuro sembra molto delicata, quasi fragile, con le sue braccia esili e gli ampi pantaloncini. Quando però indossa i guantoni, sembra che si trasformi. È determinata e ha fiducia in se stessa. Nella boxe ottiene risultati positivi paragonabili a quelli di alcuni ragazzi più grandi che fanno parte del suo gruppo.
L'acquisizione di una buona tecnica pugilistica e della forma fisica è però solo uno degli obiettivi auspicati per questo progetto avviato dal “Don Bosco club” da due anni e mezzo. Ci si propone che i bambini e i giovani della casa aperta dei Salesiani imparino questi valori essenziali per la boxe: l'importanza delle regole, il rispetto reciproco, la disciplina e a volte l'impegno per andare al di là dei propri limiti. La dottoressa Susanne Bier, educatrice e direttrice del “Don Bosco club”, dice: «Con questo progetto vogliamo tenere lontano dalla strada i bambini e i giovani e aiutarli a intraprendere un percorso corretto». Dei circa 130 bambini e giovani che frequentano quotidianamente il “Don Bosco club” e fruiscono di attività come l'aiuto nello svolgimento dei compiti scolastici, più della metà proviene da famiglie che si trovano a vivere qualche difficoltà. Alcuni di loro hanno bisogno di una guida per affrontare la vita quotidiana. Altri vivono situazioni problematiche e per loro il club svolge una funzione aggregante.
Susanne Bier spiega che un ultimo aspetto, non meno importante, consiste nella possibilità offerta ai giovani caratterizzati da grande potenziale aggressivo di incanalare correttamente questa realtà nell'ambiente del club. Con l'inizio dell'attività pugilistica, la situazione cambia già dopo circa sei mesi. Un aspetto fondamentale caratterizza questo progetto. «Qui non vogliamo formare nessun picchiatore», dichiara Tom Jekel, che in passato aveva praticato la boxe ed è il viceresponsabile del club. Il pugilato offre una possibilità di liberare le proprie energie e di praticare con piacere un'attività fisica. Janine dice con sincerità: «Qui posso esprimere la mia ira, quando sono seccata. Poi mi sento meglio». Per lei e per tutti gli altri giovani questa regola è chiara: non si può praticare la boxe per strada. Susanne Bier spiega: «Vogliamo che i ragazzi si divertano a svolgere questa attività. Inoltre insegniamo che la boxe è uno sport». Grazie alla boxe, i bambini e i giovani dovrebbero acquisire capacità costruttive, possono trovare motivazioni e guardare al futuro».
In poco tempo questo progetto si è ampliato. Era partito con un piccolo gruppo di giovani, ma è diventata l'attività più importante nell'ambito del pugilato di tutto il Nord Reno-Westfalia. Al momento il club, che fa parte del novero delle associazioni sportive giovanili tedesche, conta 115 partecipanti e per ora non può accoglierne altri. «Se ne avessimo la possibilità, offriremmo questa opportunità a un numero maggiore di bambini», dice Susanne Bier riferendosi alle numerose richieste che riceve ogni settimana e per cui è già stata stilata una lista d'attesa. «Ci è stato anche chiesto se possiamo avviare un gruppo per casalinghe e anziani».
Nel corso dei quasi due anni e mezzo di storia del progetto, non si è verificato quasi nessun incidente. «Al massimo sanguina qualche naso», ricorda Tom Jekel. I giovani pugili salgono sul ring con la protezione per la testa e la bocca. Sotto i guantoni indossano anche bende per proteggere le articolazioni. «Nel calcio si verifica certamente un numero maggiore di incidenti», afferma con sicurezza.

«Per lui ci sono solo lo sport e Dio»
Janine ha cominciato a praticare la boxe a nove anni. Abita nei dintorni e frequenta regolarmente il club. «Volevo semplicemente provare», dice la ragazza, che è allieva della scuola media e ha subito provato interesse per il pugilato. Due mesi dopo che aveva cominciato a praticare questo sport, è stato chiaro che Janine “ha un grande talento”, come dichiara Tom Jekel. La ragazza viene ad allenarsi quattro volte la settimana per circa un'ora. E anche se i giovani non devono dimostrare la loro forza fisica con la boxe, Janine è diventata forte sotto un altro aspetto. «Prima ero molto ansiosa e poco propensa a parlare», valuta la stessa undicenne. In questo arco di tempo, Janine ha anche acquisito maggiore sicurezza e fiducia in se stessa. Un cambiamento positivo, che si riflette anche sul suo rendimento scolastico. «Adesso i miei voti sono sempre buoni o ottimi», dice con orgoglio la ragazza.
“Buona” e “fantastica” sono gli aggettivi che Janine usa per spiegare come considera la boxe. Lo scorso novembre ha combattuto la sua prima gara sul ring, davanti a 500 spettatori. «All'inizio ero molto agitata», ricorda Janine, «ma poi mi sono immediatamente concentrata sulla gara». Sono in programma altri incontri, anche se è difficile trovare avversarie nella sua categoria di peso. Un incontro consiste in circa tre round della durata di un minuto ciascuno. E anche la Federazione Pugilistica “Westfälsche Boxing” ha manifestato interesse a “prendere in considerazione” Janine, come si suol dire. In definitiva, la ragazza è provvista proprio delle doti di cui ha bisogno un buon pugile. «Si tratta prima di tutto di una buona sensibilità corporea, riflessi rapidi e la giusta coordinazione», spiega Tom Jekel attingendo dalla sua esperienza. La tecnica e la forma fisica si affinano e si sviluppano.
Per questo un allenatore come Dzmitry Karakou è la persona giusta. Il trentanovenne in passato ha combattuto anche per la squadra nazionale russa. «Per lui ci sono solo lo sport e Dio», dice Tom Jekel. Come gli altri allenatori, anche Karakou segue il principio pedagogico della formazione integrale della persona accolto presso il “Don Bosco club”. Nonostante le numerose e allettanti proposte lavorative che riceve, rimane qui, perché si sente legato al club. Jekel dichiara: «Karakou è un modello luminoso per i bambini. Un educatore di cui i bambini e i giovani del “Don Bosco club” hanno bisogno, che seguono e che li aiuta a costruire un progetto per il futuro. In definitiva, è tutt'altro che una persona che insegni a tramortire gli avversari».
Per Janine questo progetto è un successo. Tom Jekel dichiara: «È giovane e ha già raggiunto un livello paragonabile a quello di una quattordicenne o di una quindicenne». Quando si allena, Janine ha sempre l'orecchio attento alla voce del suo istruttore. «Veloce, pausa, continua», scandisce conciso l'allenatore russo. Janine stringe i denti e va avanti. Alla fine l'allenatore la invita a saltare con la corda. Tra palla medica, manichino e saccone, la ragazza completa gli esercizi di riscaldamento per allenare anche i muscoli addominali. Grazie a questo progetto inerente la boxe, Janine ha imparato a conoscere le sue potenzialità e a proporsi obiettivi. E a impegnarsi con fiducia in se stessa nella vita e sul ring.

IL PROGETTO PIÙ IMPORTANTE
Il progetto della pratica del pugilato è stato avviato nel 2012 presso il “Don Bosco club” di Essen. Si svolge sotto la guida dell'ex pugile Tom Jekel ed è diventato il programma più importante nell'ambito della boxe in Nord Reno-Westfalia. Il gruppo che si dedica al pugilato nel contesto di questa iniziativa, che fa parte del novero delle associazioni sportive giovanili tedesche, conta 115 giovani e per ora non può accoglierne altri. Tra i più giovani, circa il 20 per cento dei partecipanti al progetto sono ragazze, mentre questa percentuale scende nella fascia di età più alta. Gli otto gruppi in cui sono stati suddivisi i giovani sono seguiti da sette allenatori. Le proposte sono articolate in un gruppo “hobby”, una squadra per il vicino liceo “Don Bosco” e un team di sportivi che prendono parte a incontri di pugilato. Sono integrati nei vari gruppi anche giovani diversamente abili.
Ulteriori informazioni presso il sito.
www.donboscoclub.de