I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

ERINO LEONI

E LA NAVE VA

Dove si spiegano le vele per il dono totale di se stessi

Nave è una piccola cittadina alle porte di Brescia che, con i suoi 5000 abitanti, ha accolto da sempre i salesiani con grande cuore, facendoli sentire a casa.
Così la casa salesiana di Nave è diventata a sua volta casa per tanta gente, gente semplice ma che sente i figli di don Bosco come figli propri, accompagna la loro formazione con la cura di una famiglia.

Per arrivare in porto bisogna avere una Nave solida. Bisogna essere ben aggrappati all'Albero maestro. Bisogna spiegare le vele e che siano di tessuto robusto per lasciarsi trasportare dal vento. Bisogna avere remi potenti per affondare nelle acque non sempre dolci del mare della vita.
Questo è ciò che facciamo qui a Nave, da più di 75 anni.
È su questa “imbarcazione” che l'equipaggio dei giovani salesiani impara a diventare don Bosco oggi, per poi assumere il comando di altre piccole o grandi navi che in diverse parti del mondo vogliono portare al medesimo porto.

Casa, scuola, cortile
Questa casa salesiana è stata nella sua storia abitazione nobiliare, monastero domenicano maschile e femminile, ospedale durante la guerra, scuola per formare al lavoro centinaia di ragazzi e, da qualche lustro, casa di formazione per i giovani salesiani appena professi.
Sì! Qui si sono plasmati sulla figura di Gesù e con il volto di don Bosco, centinaia di giovani che hanno abitato e abitano il mondo intero.
Nave! Una piccola cittadina alle porte di Brescia che, con i suoi 5000 abitanti, ha accolto da sempre i salesiani con grande cuore, facendoli sentire a casa. Così la casa salesiana di Nave è diventata a sua volta casa per tanta gente, gente semplice ma che sente i figli di don Bosco come figli propri.
Sì, perché la scuola e la sua biblioteca (con i circa 80.000 volumi che dal 1500 ai giorni nostri narrano il mistero di Dio e il mistero dell'uomo) non sono un freddo laboratorio accademico, ma una fucina che nell'incandescenza della formazione avvia alla vita e per la vita.
Sì, perché è oratorio che evangelizza, in uno splendore di chiesa, che in questo bicentenario ha completato il suo percorso pittorico - per opera dell'amico e compagno di viaggio Mario Bogani - percorso iniziato nel 1985 con i vari cicli: quello Vocazionale con la storia di Davide; quello di Nazareth con la formazione di Gesù apostolo del Padre; quello del Pane con la moltiplicazione nel catino absidale; quello Mariano con lo splendore della Vergine Aiuto dei Cristiani; quello Pasquale con la via crucis e il sogno delle due colonne; quello Salesiano con i santi della nostra famiglia.
Oratorio che accoglie una famiglia salesiana numerosa e affezionata, che si trova quotidianamente a pregare con i consacrati e che il martedì sera sta davanti a Gesù Eucaristia con il cuore ardente di Maria e si forma passo dopo passo, con il Catechismo della Chiesa Cattolica almeno da 20 anni.
Sì perché è cortile per incontrarsi da amici con ragazzi che vengono per incontri, ritiri, testimonianze o a cui andiamo incontro nelle diverse realtà, nelle esperienze di animazione, negli oratori ogni fine settimana.

Con i giovani, per i giovani, sempre
Attualmente la casa ospita il postnoviziato con 26 studenti tra primo e secondo anno e tre giorni alla settimana i tirocinanti del terzo anno, che conseguono così la laurea breve in filosofia.
Postnoviziato che continua la formazione dopo la prima professione e che conduce i giovani salesiani verso il consolidamento della propria vocazione di consacrati, con lo stile di don Bosco, attraverso un'intensa esperienza di studio, di vita fraterna, di vita liturgico-spirituale e di apostolato.
Qualcuno forse conosce la nostra realtà per un'esperienza particolare di apostolato che da più di 20 anni ha segnato il nostro modo di annunciare: Il musical su don Bosco, che in una forma fabulistica, racconta la passione del nostro Padre per Dio e per i giovani. Attraverso la recitazione, il canto, la musica, la danza e la scenografia, rigorosamente tutto preparato dai giovani salesiani, ogni anno raggiunge circa 5000 spettatori. Esperienza che plasma la comunità, fonde doti e ricchezze individuali, purifica le motivazioni ed esprime con la bellezza il grande sogno di don Bosco cercando di arrivare direttamente al cuore dei ragazzi... Un po' come faceva Lui, quando saliva sulla cattedra delle buone notti e narrava sogni, squarci di paradiso, avventurosi viaggi fra paesaggi sconosciuti, navi schierate a battaglia e mostri orrendi contro cui lottare per la salvezza. E così dalla favola si passa alla vita. Favola che, di fatto, parla di noi, parla della nostra vocazione, della nostra storia, delle nostre lotte e della nostra meta.
Ma questo è solo un frammento. E siccome siamo partiti dall'apostolato non possiamo dimenticare le tante esperienze di animazione nelle comunità, le attività ispettoriali di animazione del movimento giovanile salesiano o dei cammini vocazionali e ancor di più gli oratori nei quali siamo presenti per l'animazione del catechismo, del cortile, della liturgia festiva. È la ferialità di un apostolato al sabato ed alla domenica che ci permette di incontrare ragazzi in realtà non salesiane.
«Portare ai giovani l'amore di Dio, con pazienza, secondo i tempi e i modi che Lui stabilirà. Dai banchi di scuola al cortile dell'oratorio, sapendo che il Signore, che un momento prima mi aspettava in classe per un'ora di storia della filosofia, ora è là, in quel giovane di tredici anni che tutti i sabati e le domeniche mi chiede il pallone per giocare. Con aria sprezzante mi sfida e talvolta ride di me. Dice di non sopportare i Salesiani, eppure non manca mai: è sempre lì. Che sia cosciente di aver bisogno di qualcuno che gli voglia bene? Non penso. Che ne abbia bisogno, ne sono sicuro. Come ne ho bisogno io. Perché anch'io sono figlio. Così cerco di essere per lui fratello, padre, amico. Dimentico le battute, le risate, i commenti: Signore eccomi, vado io». (Gianluca)
Ma il vero ritmo del cuore della casa è dettato dall'ascesi e dal quotidiano movimento verso la profondità dello studio. Fra discipline strettamente filosofiche e pedagogiche si approfondisce la riflessione, che diventa luce per riconoscere e motivazione per accogliere in modo sempre più profondo e attento la nostra vocazione e la vita dei giovani che il Signore ci dona e ci chiede di incontrare. In questo percorso scopriamo che la rilettura della cultura contemporanea e la ricchezza del nostro carisma non sono solo nozioni da apprendere ma primariamente vie che permettono di rispondere al dono di Dio che è la nostra vocazione. Sono interpellanze del suo amore che diviene formativo, scoprendo giorno dopo giorno, il mistero dell'uomo, le strade per la sua maturazione e la bellezza del dono che lo Spirito Santo ha fatto alla Chiesa in don Bosco.
«A Nave non sono io a decidere i ritmi della mia vita quotidiana, e di tempi vuoti neanche l'ombra! Ma in questo modo tutta la giornata può diventare lode a Dio: devo solo saper fare al meglio ogni cosa che mi è chiesta, offrendo tutto per quei ragazzi, per lui, per lei... Se riesco a tenere il tempo, anche il cuore della vita con Gesù batte: e niente è noioso nella ripetitività delle giornate, tutto mi parla in modo sempre nuovo e sorprendente». (Luca)
E tutto questo formati da e dentro la comunità.
«La fraternità della comunità è il primo dono e la prima opportunità che la vita del postnoviziato offre. È nelle piccole cose che la comunità m'insegna che prima di essere un dono per gli altri, devo prendere coscienza che gli altri sono un dono per me, facendomi scoprire degno di essere amato, così come sono. Questo non è facile perché l'orgoglio ed il rifiuto sono due tentazioni a cui facilmente si può dare ascolto. Il dono più grande che posso ricevere dalla mia comunità è il riconoscere che sono amato da Dio tramite i miei fratelli. Solo se accetto di accogliere questa meraviglia divento capace di ridonare, amando gli altri». (Damiano)