I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

MARKUS SCHAUTA - foto: FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

(traduzione di Marisa Patarino)

Ai limiti del possibile

Da quattro anni la Siria è funestata dalla guerra. L'“Ospedale italiano” si trova nel bel mezzo del caos distruttivo della capitale, Damasco.
Qui tredici Figlie di Maria Ausiliatrice lottano per la sopravvivenza di uomini e donne.
I farmaci scarseggiano e molti medici lasciano il Paese. Un resoconto di straordinario e sereno eroismo.

È una fredda mattina di febbraio a Damasco. Per le strade tortuose del centro storico i primi bar sono già aperti. La gente va al lavoro o accompagna i bambini a scuola. Nell'“Ospedale italiano” suor Anna Maria Scarzello si è alzata come sempre alle cinque. Ha pregato, ha partecipato alla santa messa, ha fatto colazione. Mentre la suora settantaseienne percorre la strada per recarsi nel suo ufficio, i vetri delle finestre vibrano per il vortice d'aria creato da un'esplosione. Poco dopo una densa nube di fumo nero sovrasta Damasco.
Nelle strade si diffonde il panico. Nel giro di mezz'ora si susseguono decine di altre esplosioni; questa mattina oltre 50 razzi si abbattono su Damasco. «Ho avuto una gran paura», dirà più tardi suor Anna Maria.
Mentre impazzano il fuoco dei razzi o gli attentati dinamitardi in uno dei quartieri vicini, nella sala di accettazione dell'“Ospedale Italiano” ferve un'intensa attività.
I feriti sono assistiti dalle suore, viene dato conforto ai parenti, i medici del reparto di emergenza lottano per salvare la vita ai pazienti.

Da cento anni ininterrottamente
Suor Anna Maria è arrivata a Damasco nel 2011 per ricoprire l'incarico di superiora della comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice che presta la sua opera nell'ospedale. «Al momento la nostra comunità conta 13 suore», dice la religiosa di origine italiana. Due suore provengono dalla Siria, una dal Libano, una dall'Egitto, una dal Perù, due dall'India, una dal Messico e cinque dall'Italia.
«Ci occupiamo della gestione dell'ospedale insieme con uno staff medico da quando la Siria era indipendente, abbiamo continuato a lavorarvi al tempo della presa di potere da parte della famiglia Assad e infine con la guerra civile cominciata nel 2011, che infuria ancora oggi».
Alcune sue consorelle sono state formate per svolgere la professione di infermiere e assistenti in sala operatoria, altre sono preparate per curare la gestione economica e tecnica della struttura ospedaliera. Sono affiancate da numerosi dipendenti siriani.
L'ospedale, ubicato nel quartiere densamente popolato di Mazraa ai piedi del monte Qasioun, è un'istituzione storica a Damasco. L'“Associazione Nazionale per l'Aiuto ai Missionari italiani” fondò l'ospedale nel 1913. All'epoca la Siria faceva ancora parte dell'Impero ottomano. In seguito arrivarono i Francesi, che disponevano delle energie necessarie per gli interventi e le cure intensive. «E come può immaginare, la gestione è estremamente costosa».
Nonostante la violenza che si ripropone, le Figlie di Maria Ausiliatrice svolgono il loro lavoro in ospedale da oltre cento anni. Ininterrottamente. «Il nostro Ospedale non è molto grande», dice suor Anna Maria. Comprende 50 posti letto in quattro reparti: chirurgia, terapia intensiva, medicina di laboratorio e un reparto di emergenza, disponibili a qualsiasi ora per tutti. Per pazienti ricchi e poveri. Per musulmani e cristiani.
«Quest'opera rappresenta un segno visibile di carità vissuta concretamente», dice la madre superiora.
Al momento un'ala dell'Ospedale è chiusa. Un numero sempre maggiore di persone non può dunque ricevere trattamenti medici. Inoltre il personale scarseggia. Migliaia di medici, compresi alcuni che prestavano la loro opera nell'“Ospedale italiano”, hanno lasciato la Siria. «Inoltre, non di rado gli attentati che vengono compiuti creano difficoltà ai nostri dipendenti per raggiungere il posto di lavoro», spiega suor Anna Maria.
Il trasposto pubblico è carente, i biglietti sono sempre più costosi a causa dell'aumento del prezzo della benzina e del gasolio. «L'inflazione erode tutto!». Prima della guerra un litro di gasolio costava 30 lire siriane, circa 15 centesimi di Euro. Adesso costa 130 lire siriane, pari a 64 centesimi. «A causa delle frequenti interruzioni dell'erogazione della corrente elettrica, l'ospedale deve però operare con generatori diesel, per permettere al direttore, specialista in chirugia, di lavorare», spiega la madre superiora.

“Quest'opera rappresenta un segno visibile di carità vissuta concretamente”

suor Anna-Maria, superiora della comunità di suore e direttrice dell'Ospedale

Anche i generi alimentari hanno subìto un rincaro: prima della guerra una pagnotta costava 10 lire siriane, adesso ne costa 30. Il prezzo delle uova è quintuplicato, quello delle patate è addirittura decuplicato.
«A causa della povertà sempre più diffusa, i pazienti ci chiedono uno sconto per i loro trattamenti medici», dice suor Anna Maria. Parla con preoccupazione del prezzo dei farmaci, che è quadruplicato, anche se il governo importa medicine e forniture ospedaliere dalla Russia, dall'Iran, dalla Cina e dall'India. In questo modo, però, gli ospedali di Damasco riescono a coprire solo una parte del loro fabbisogno. «Facciamo tutto ciò che è umanamente possibile», dice la Figlia di Maria Ausiliatrice, «ma anche noi lavoriamo ai limiti delle nostre possibilità».
Dopo quattro anni di guerra civile, la Siria è un mosaico. I governanti locali lottano per la loro visione di una nuova Siria, come per il pagamento di interessi stranieri, compensati con armi e denaro.
Gli effetti della guerra sulla vita quotidiana della città non sono trascurabili: i turisti occidentali e gli studenti arabi ormai se ne tengono alla larga. Molti locali notturni hanno chiuso i battenti. Appartamenti, uffici e negozi traboccano di famiglie di sfollati provenienti da tutta la Siria. Alcuni vivono nelle moschee.
Quasi tutti gli abitanti di questa terra sono in qualche modo colpiti dal conflitto. «Tante famiglie hanno perso la casa. Molti giovani sono morti nel corso della guerra o sono rimasti gravemente feriti. Razzi e bombe provocano la morte di tante persone e gravi ferite», dice suor Anna Maria. E se Damasco è tranquilla, si sentono dalle periferie granate e colpi di mortaio.
La terribile guerra civile lascia segni anche nell'“Ospedale italiano”. Nei corridoi fa freddo. «Soprattutto d'inverno la mancanza di combustibile si fa sentire», dice suor Anna Maria».
La capacità operativa dell'Ospedale al momento è molto limitata. Mancano siringhe monouso, bende, strumenti chirurgici e antidolorifici.
«Se non riceveremo presto almeno lo stretto necessario, non riusciremo a prestare il nostro aiuto ai pazienti».
Nella storia ultracentenaria dell'Ospedale, si tratterebbe della prima interruzione di servizio. Sarebbe una catastrofe per tutti i bambini, le donne e gli uomini di Damasco, che già devono temere costantemente per la loro vita.

INFORMAZIONI
Insieme con l'Egitto, la Giordania, Israele e il Libano, la Siria fa parte dell'Ispettoria “Medio Oriente”, in cui attualmente vivono circa 100 Figlie di Maria Ausiliatrice in 15 comunità. Le suore gestiscono scuole d'infanzia, scuole elementari e medie, corsi di formazione, strutture ricreative e d'animazione e l'“Ospedale italiano” a Damasco.
Chi desidera maggiori informazioni sull'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Medio Oriente può rivolgersi alle referenti:
Missionsprokur der Don Bosco Schwestern
Suor Birgit Baier, Theodor-Hartz-Str. 3, 45355 Essen
Tel.: 0201/6154317
mission@donboscoschwestern.net