I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LETTERE DALL'AFRICA

SILVIO ROGGIA

Finalmente: ebola è stata sconfitta!

Josephat e il Savio-Bosco Group annunciano la prima vittoria.
Ora comincia la seconda difficile fase: ci sono 4519 bambini che hanno perso i genitori o chi si prendeva direttamente cura di loro qui in Liberia.

«È con grandissima gioia e riconoscenza al Signore e a tutti i nostri amici che ci hanno aiutato nella lotta per riuscire a 'calciare fuori' dalla Liberia l'ebola che vi dico: abbiamo finalmente vinto la battaglia! Sia il nome del Signore benedetto ora e per sempre, amen».

Dopo un lungo anno di trauma, pianto, paura, incertezza, tante morti con numeri da record mai registrati prima, perdita di valori culturali, emozioni negative pesanti, la Liberia è stata dichiarata libera dall'ebola dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Continuiamo la nostra missione anche perché le nazioni confinanti (Sierra Leone e Guinea) stanno ancora lottando con il virus e la città di Kongo non è lontana dal confine: dobbiamo tenere alta la guardia, prevenendo e sensibilizzando, attenendoci fedelmente alle direttive emanate dal Ministero della salute. Il modo migliore di combattere l'ebola è di prevenirirla e impedire che entri e si diffonda. Quindi la nostra missione continua: 'sempre avanti, mai indietro' è il nostro motto.
È terminata la prima fase, che ha lasciato 4256 vittime in Liberia. Una cosa è vincere una guerra; un'altra è guarire, sanare, riabilitare quelli che nella guerra sono stati coinvolti... Per chi soccorre, i postumi non sono meno impegnativi del tempo della battaglia. È così che abbiamo iniziato a fare progressi su due principali linee di azione 'post-ebola'.
Per prima cosa incoraggiare chi è sopravvissuto all'ebola dopo essere stato colpito dal virus ad astenersi da relazioni sessuali con i loro partners per almeno tre mesi (meglio sei), perché questo può dare inizio alla ripresa del virus, in una forma resistente a ogni trattamento. Facciamo opera di coscientizzazione attraverso seminari organizzati per la gente. Così pure incoraggiamo le comunità ad accettare e trattare con rispetto e affetto chi è sopravvissuto all'ebola, mettendo fine alla stigmatizzazione e all'ostracismo dei sopravvisuti, a causa della paura del contagio.
In secondo luogo, ci sono 4519 bambini che hanno perso i genitori o chi si prendeva direttamente cura di loro qui in Liberia. Ci stiamo organizzando per venire in loro aiuto cercando di garantire almeno l'accesso alla scuola e ai beni primari. Continuiamo in queste due direzioni finché ce ne sarà bisogno, e fin dove la Provvidenza del Signore ci accompagna.