I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL LORO RICORDO È BENEDIZIONE

ROBERTO GUARISE

DON LUCIANO BORELLO

Morto a Mestre (VE) il 25 marzo 2015, a 88 anni.

Don Luciano è andato alla casa del Padre nel giorno in cui la Chiesa celebra l'Annunciazione del Signore, felice coincidenza nella quale s'intrecciano la liturgia più solenne e più discreta, l'annuncio più inaspettato e continuamente sorprendente, la pedagogia di un Dio che entra nella storia dell'uomo per portarlo all'incontro con Lui. Liturgia, annuncio/catechesi e pedagogia sono i tratti che delineano l'esistenza operosa di don Luciano.
Era nato nel 1927 a Mango, in provincia di Cuneo, in una famiglia numerosa di cui faceva parte anche un altro fratello salesiano, don Francesco, morto recentemente in Bolivia.
Luciano conobbe i salesiani nell'opera di Ivrea che frequentò dal 1938 al 1943. Conserviamo ancora la lettera scritta a mano dai genitori Felice e Stefanina Carelli del 12 settembre 1938: “facciamo personale ed esplicita dichiarazione di permettere a nostro figlio Luciano di entrare nell'Istituto Missionario salesiano di Ivrea lasciandogli piena ed assoluta libertà di seguire la sua vocazione” accompagnata dalla presentazione del parroco: “pare possa dare buon affidamento”. Dopo il noviziato a Novi Ligure diventa salesiano il 12 settembre del 1944. Entra a far parte della comunità di Verona-Saval dal 1969 al 1979, in quell'anno si trasferirà al “don Bosco” presso il Centro Ispettoriale prima e all'Istituto poi.
È impressionante l'intensità di lavoro che don Luciano ha portato avanti nella sua vita. Ha abitato diversi contesti e in tutti si è speso alacremente, con passione e creatività. Non è quasi possibile nominare tutti i fronti che l'hanno visto impegnato, ma se ne possono citare i principali: si è occupato innanzitutto di liturgia, è stato impegnato all'LDC e nella diocesi di Torino, contribuendo alla ricezione del Concilio nella pastorale liturgica. È poi passato a tempo pieno alla catechesi, collaborando con la rivista “Catechesi” e insegnando catechetica prima al Saval, qui a Verona, fino al 1979, e poi presso lo Studio teologico “San Zeno”.
Fin dagli anni '70 si è occupato di insegnamento della religione, producendo saggi e libri di testo e fondando, con l'editrice Queriniana di Brescia, la rivista per insegnanti di religione “Religione e scuola” (ReS) e gli Spass (Sussidi pastorali a schede).
Fu richiesto di questa collaborazione da padre Piergiordano Cabra, Superiore dei Piamartini, che così ha scritto: «Quante volte ci siamo incontrati per innumerevoli iniziative editoriali in campo liturgico e di pedagogia religiosa. Ho sempre ammirato in lui la proiezione creativa verso le nuove situazioni, la concretezza delle risposte, la straordinaria capacità di lavoro, la preoccupazione per la trasmissione della fede alle nuove generazioni. E poi il suo modo rude ed essenziale di essere cristiano, prete e salesiano, allergico alla retorica, ma rigoroso nei fatti. Un testimone di fedeltà creativa nel difficile momento del primo post-concilio. Non posso non pensare a lui con riconoscenza per la collaborazione amichevole e generosa ed esprimere alla Famiglia Salesiana l'ammirazione per aver preparato religiosi come don Borello, capaci di leggere i segni dei tempi e di dare risposte pertinenti”. Il cardinale Bertone scrive: «Ricordo con ammirazione don Luciano come apostolo della catechesi e della nuova evangelizzazione sin dalla collaborazione per un convegno alla Mendola nel lontano 1959. Non ho mai cessato di seguire il suo appassionato lavoro, lo affido al Signore per un grande premio nel Paradiso salesiano».
Nel 1981 ha fondato a Verona il Centro Pedagogico “Don Bosco”, per supportare, attraverso la formazione, lo sviluppo professionale del personale delle opere salesiane; lo dirigerà per vent'anni. Qui il primo impegno, che rimarrà sempre anche il principale, sarà costituito dalla formazione degli insegnanti, non solo delle realtà salesiane; piano piano, infatti, il Centro pedagogico e don Luciano, che ne era l'anima, diventeranno un riferimento importante per la formazione dei docenti anche di molte scuole statali. Seguirà poi la formazione delle figure strategiche della scuola, in particolare dei dirigenti scolastici; curava la documentazione con estrema attenzione, senza badare a spese, con l'intento di intuire e anticipare le esigenze dei territori e di farvi intelligentemente fronte, creando collaborazioni.
In una testimonianza un'insegnante scrive: “Professionalmente ci ha insegnato che l'impegno esprime il rispetto verso gli altri; che il rigore scientifico deve essere alla base di ogni affermazione o attività che la correzione deve essere sempre tesa al miglioramento e all'incoraggiamento e non alla critica fredda; che lo studio deve essere costante, che i deboli vanno rispettati e accolti, che si ha l'obbligo di essere sempre formatori disponibili”.
Accanto al lavoro al Centro ha sempre mantenuto anche un impegno pastorale, prima nella parrocchia della Bassona, poi in quella dello Spirito Santo.
Era innanzitutto un uomo di visione: lavorando con lui, sembrava sempre che fosse un po' più avanti di dove uno sentiva di poter arrivare, che vedesse più in là. Così riusciva a tenere i collaboratori sempre in movimento, in continua evoluzione.
Era un grande organizzatore; un lavoratore instancabile a cui però sapeva dare ritmo e disciplina; un uomo deciso e aperto, capace di tessere alleanze tra mondi che spesso non comunicavano tra loro.
Ha lasciato in chi ha collaborato con lui: “uno stimolo continuo ad alimentare sempre pensieri larghi, a coltivare un'etica del lavoro e ad aprirsi agli altri, a stringere relazioni amicali profonde, a guardare le cose scoprendone il lato umoristico e sorridendo”.