I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

In margine all'Expo

L'amore dei salesiani per la terra e le prime scuole agricole

Una pionieristica scuola di agricoltura pratica sul Rio Negro, in Patagonia

In una lettera al ministro della Pubblica Istruzione dell'Argentina il 25 maggio 1895 il missionario salesiano don Alessandro Stefenelli (1864-1952) proponeva la fondazione d'una scuola d'agricoltura pratica nella colonia nazionale di General Roca sul Rio Negro, in piena Patagonia. Dopo alcune considerazioni incentivanti l'idea di questa fondazione, l'intraprendente missionario trentino spiegava i tre motivi per cui non si potevano coltivare bene i campi aridi attorno al fiume. Anzitutto la difficoltà di costruire grandi canali, specialmente nelle colonie dove gli abitanti erano piccoli proprietari, e dunque si richiedeva l'intervento governativo; poi il metodo di lavoro dei coltivatori identico a quella dei loro padri che però coltivavano terreni irrigati da frequenti piogge e da naturale umidità infine la mancanza di personale idoneo, dato che gli immigrati stranieri si spaventavano al solo nominare il Rio Negro e la Patagonia e gli indigeni maneggiavano malamente aratri primitivi e seminavano indifferentemente legumi, cereali e altro senza apprezzare l'attitudine del terreno. Tracciate poi due pagine circa le basi educative della scuola che intendeva fondare, chiedeva un contributo economico per l'acquisto ed istallazione di determinati macchinari.
Gli fu concesso e nel 1896, grazie alla sua esperienza, caparbietà e visione di sviluppo agricolo, sociale ed economico del territorio, la scuola salesiana di agricoltura pratica S. José iniziava la sua vita e sarebbe rimasta nella storia un'impresa di assoluto valore tanto nella sua ideazione, progettazione, non meno che nella sua realizzazione. Non per nulla in sede parlamentare è stata definita titanica la sola capacità dimostrata da don Stefenelli di trasportare un motore di 14 cavalli vapore e una pompa in grado di sollevare 300.000 litri d'acqua all'ora (dal Rio Negro), prima via mare e poi per 620 km di deserto, senza strade con il solo supporto di buoi e cavalli.
Per oltre dieci anni la scuola salesiana produsse ortaggi, frutta, carciofi e vino, allevò mucche e cavalli, fece funzionare mulini. Gli allievi erano numerosi ed annualmente usciva da essa un buon numero di tecnici agrari in grado di portare le conoscenze colà acquisite in altre aree del grande paese sudamericano. Grazie alle opere irrigue e al lavoro di don Stefenelli, l'alta valle del Rio Negro - il Nilo argentino come veniva talora chiamato - divenne una zona produttivamente interessante.
Purtroppo, quella che era una scuola pioniera a livello nazionale nel campo della formazione agricola e zootecnica venne nel 1912 praticamente soppressa dal cambio di indirizzo politico del paese e dalle pressioni economico-politiche dei nuovi coloni. La scuola fu infatti soppiantata dalla stazione sperimentale di agricoltura nell'ottobre 1913 per decreto del governo nazionale, che però incontrò difficoltà organizzative tali da ridursi a richiamare don Stefenelli dopo il primo decennio di vita.
Questi, avvilito e profondamente rammaricato, rientrò in patria, pago però di aver compiuto fino in fondo la sua missione di “civilizzare ed evangelizzare” gli abitanti di quelle remote terre patagoniche sognate da don Bosco. Vent'anni dopo il governo argentino ne riconobbe i meriti intitolandogli la vecchia città di Roca e la stazione ferroviaria come “l'uomo che ha visto nascere questo pezzo di terra argentina e le diede vita impiegando le sue energie per promuovere il progresso”.