I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Nessuno basta a se stesso

Diventare adulti significa imparare a destreggiarsi tra le tante difficoltà della vita, abituarsi a compiere scelte impegnative, anche a costo di andare controcorrente, apprendere la difficile arte di rimanere fedeli a se stessi e ai propri valori.

Il cammino verso l'adultità è costellato di conquiste e cambiamenti. Diventare adulti significa imparare a destreggiarsi tra le tante difficoltà della vita, abituarsi a compiere scelte impegnative, anche a costo di andare controcorrente, apprendere la difficile arte dello stare “in bilico” tra una precarietà che impone continue metamorfosi e la capacità di rimanere fedeli a se stessi e ai propri valori. La stessa prospettiva del cambiamento, in precedenza vissuta con paura e ansia da prestazione, comincia ad essere percepita come elemento connaturato all'esistenza, come motore di crescita e maturazione progressiva, come banco di prova per confrontarsi con l'orizzonte del “possibile” e testare le proprie competenze esistenziali. Si sperimentano un'autonomia e una possibilità di azione e trasformazione del reale che portano con sé il riconoscimento della propria capacità di incidere efficacemente nel corso della storia e di imprimere una certa direzione di marcia alla propria biografia individuale. La condizione adulta implica, inoltre, almeno in linea di principio, una più profonda conoscenza di se stessi, delle proprie risorse e dei propri limiti, la capacità di scavare a fondo nella propria interiorità, imparando a gestire con maggiore consapevolezza le proprie paure ed esitazioni.

«... e innamorarmi ogni giorno di più»
Eppure aver conseguito il traguardo dell'adultità, o comunque l'essersi incamminati costruttivamente verso questo sentiero, non mette al riparo da quel vuoto interiore che deriva dall'irrinunciabile bisogno degli altri, da quella voragine incolmabile che si apre tra lo stomaco e la gola, proprio all'altezza del cuore, ogni qualvolta si sperimenta la propria intrinseca fragilità. Autonomia non significa, infatti, “bastare a se stessi”, illudendosi di aver perseguito un'autosufficienza assoluta in grado di “liberare” da ogni forma di vincolo e dipendenza. La libertà autentica non comporta necessariamente l'assenza di legami affettivi ed esistenziali, anzi è proprio nel rapporto con l'altro e nella continua tensione tra l'affermazione consapevole della propria soggettività e la capacità di condivisione che essa si manifesta con maggiore pienezza.
Anche quando si è acquisita una matura padronanza delle proprie possibilità e ci si riconosce, per molti aspetti, unici artefici delle proprie scelte e del proprio futuro, è nella reciprocità che si trova la ragione più profonda per andare avanti nel cammino della vita, per dare senso e luce alla propria quotidianità, per superare gli inevitabili smarrimenti da cui nessuno è completamente immune. Come il corpo non può fare a meno dell'acqua e dell'aria per alimentare il proprio soffio vitale, così non è concepibile un'esistenza piena e realmente gratificante senza la presenza luminosa, amorevole, sollecita, talvolta ingombrante e destabilizzante, ma comunque salvifica degli altri. L'uomo non è fatto per stare da solo e riconoscere la propria imprescindibile necessità degli altri non è sinonimo di debolezza o di resa, bensì l'antidoto più efficace contro forme illusorie di onnipotenza e di autoreferenzialità e, soprattutto, l'unica via per vivere appieno la propria umanità, che costitutivamente si nutre di amore, reciprocità e apertura verso l'altro.


Abbiamo camminato sulle pietre incandescenti,
abbiamo risalito le cascate e le correnti,
abbiamo attraversato gli oceani e i continenti,
ci siamo abituati ai più grandi mutamenti,
siamo stati pesci e poi rettili e mammiferi,
abbiamo scoperto il fuoco e inventato i frigoriferi,
abbiamo imparato a nuotare, poi a correre
e poi a stare immobili...
Abbiamo confidenza con i demoni interiori,
sappiamo che al momento giusto poi saltano fuori,
ci sono delle macchine che sembrano un miracolo,
sappiamo come muoverci nel mondo dello spettacolo.
Eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola,
voragine incolmabile, tensione evolutiva,
nessuno si disseta ingoiando la saliva...
Ci vuole pioggia, vento e sangue nelle vene;
pioggia, vento e sangue nelle vene,
e sangue nelle vene,
e sangue nelle vene,
e sangue nelle vene,
e una ragione per vivere,
per sollevare le palpebre,
e non restare a compiangermi,
e innamorarmi ogni giorno, ogni ora,
ogni giorno, ogni ora di più,
di più, di più...

(Jovanotti, Tensione evolutiva, 2010)