I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

A TU PER TU

LINDA PERINO

Essere don Bosco a Tunisi

«Qui a Manouba, non ci sono celebrazioni, catechesi, annunci, prediche, ma solo la testimonianza di una vita donata per il bene dei più piccoli e per il servizio educativo attraverso il sistema preventivo di don Bosco».

Caro don Domenico, puoi autopresentarti?
Sono Domenico Paternò, salesiano dal 1978, prete da 29 anni, nativo di Messina. Dopo la laurea in Giurisprudenza e il praticantato in uno studio legale sono entrato nel Noviziato salesiano di Lanuvio (Roma). La mia vocazione è nata negli anni in cui giocavo all'oratorio salesiano vicino casa e poi durante l'università era stata fondamentale l'appartenenza ad un gruppo giovanile con esperienze di animazione, servizio ai poveri della periferia, preghiera ed eucarestia, fraternità tra di noi e con i salesiani della Casa, esperienze nell'Unione exallievi di Messina. Da lì poi la domanda è venuta spontanea, “Signore che cosa vuoi da me?”.... e da allora eccomi tra i figli di don Bosco. Dopo il normale iter formativo, l'ordinazione presbiterale ha dato il via ad una vita intensa in varie case salesiane dell'Ispettoria Sicula. La mia obbedienza principale è stata quella del servizio ai giovani della formazione professionale e, date le mie competenze giuridiche, ben presto sono stato chiamato a dirigere vari Centri professionali della Sicilia e poi anche a coordinare la FP salesiana dell'ispettoria come Delegato Regionale per 16 anni fino a quando, nel 2013, l'ispettore del tempo mi ha chiamato per chiedermi di... cambiare vita!

Perché hai scelto la Tunisia?
Non ho mai fatto domanda per le missioni, non l'ho mai chiesto perché per me è fondamentale andare dove mi vuole il Signore, non dove voglio io e l'obbedienza è lo strumento di cui Dio si serve per farmi sapere dove Lui mi vuole. Così quando il Rettor Maggiore ha assegnato all'ispettoria sicula la casa di Manouba in Tunisia nel 2013 e l'ispettore mi ha chiesto successivamente di fare il direttore di quella casa ho detto “sì” come avrei fatto con qualunque altra destinazione.

Chi sono i confratelli che operano qui?
Vorrei anche sottolineare che qui in Tunisia insieme ai due confratelli frate Roberto e padre Jacek non mi sento “missionario” come abitualmente si intende, non annunciamo il Vangelo in modo diretto ma, seguendo le indicazioni del Magistero, camminiamo accanto al popolo musulmano condividendo con esso l'istruzione e la crescita dei più piccoli. Non ci sono celebrazioni, catechesi, annunci, prediche ecc. ma solo la testimonianza di una vita donata per il bene dei più piccoli e per il servizio educativo attraverso il sistema preventivo di don Bosco. “Ragione, religione, amorevolezza” sono validi anche qui, dove per religione si intende l'Islam e pertanto i ragazzi ricevono dalle loro maestre l'educazione islamica prevista dai programmi scolastici tunisini.

Quali sono le caratteristiche dell'opera dei Salesiani a Manouba?
L'opera è una scuola primaria privata inserita nel sistema scolastico tunisino, riceve allievi dai 5 agli 11 anni. Essa si trova a Manouba, città della cintura urbana della capitale Tunisi, e ha circa 800 allievi e 80 unità di personale. La scuola, fondata dalle Suore di Nevers nel 1929, è passata ai salesiani nel 1990 ed inizialmente affidata alla delegazione salesiana di Malta. Nel 2013, come detto, il testimone è stato passato ai salesiani della Sicilia. In Tunisia c'è anche la presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice in due comunità: una di 4 suore gestisce una scuola primaria a Menzel Bourghiba, cittadina al nord della Tunisia, l'altra invece di 3 suore si appresta ad aprire nella capitale un pensionato universitario per ragazze africane che studiano a Tunisi. Con esse viviamo la comune appartenenza al medesimo carisma e alla Famiglia Salesiana, collaboriamo su percorsi educativi e formativi del personale, condividiamo la fraternità e la spiritualità.

Come vi vede la gente della città?
La scuola gode di ottima reputazione presso le famiglie e le autorità del luogo, con cui i rapporti sono cordiali. È aperta a tutte le famiglie, senza distinzione sociale, che desiderino collaborare con gli educatori per la crescita dei figli. Gli allievi e il personale sono tutti musulmani, come del resto la Tunisia, che è paese interamente islamico. I salesiani sono tre. Con essi e con l'équipe educativa che abbiamo costituito facciamo la programmazione delle attività educative e ne curiamo l'attuazione. La scuola segue in tutto i programmi ufficiali e le normative del Paese. Molto apprezzati sono il sistema educativo salesiano e l'animazione, talvolta curata da volontari che vengono dall'Italia e che danno gratuitamente il loro tempo e le loro capacità.

Il metodo di don Bosco funziona anche qui?
Una componente fondamentale è l'oratorio qui chiamato “patronage”, attivo da tre anni il sabato e la domenica e i giorni festivi. Esso accoglie ad oggi più di 100 ragazzi tra i 12 e i 15 anni, exallievi della scuola e ragazzi del quartiere, molti dei quali provenienti da famiglie in grave difficoltà economica. È gratuito, la Provvidenza ci dona le cose necessarie, Roberto è il confratello responsabile che cura anche la preparazione dei futuri animatori. È una realtà interessante e al momento unica in Tunisia, dove lo sport ritrova la sua funzione educativa e sociale spesso smarrita nei contesti europei. Questa presenza educativa garantisce un buon rapporto con il territorio e la gente della zona ed è grande la gioia dei ragazzi di avere uno spazio sereno dove giocare e stare insieme.

Com'è organizzata la Chiesa in Tunisia?
La Chiesa locale è piccola, si compone di cristiani stranieri residenti in Tunisia, specie giovani dell'Africa subsahariana che studiano qui, pochi preti diocesani di vari Paesi per le dieci parrocchie esistenti in Tunisia, religiosi e religiose di varie congregazioni dediti al servizio educativo, della cultura, della carità, della presenza accanto alla gente. C'è un solo vescovo: monsignor Ilario Antoniazzi.

Quali sono le maggiori difficoltà?
Sia noi SDB che le consorelle FMA conduciamo una vita essenziale e semplice. La difficoltà più grande è quella della lingua, l'arabo è molto difficile, il francese funziona bene come lingua ponte ma occorre sicuramente, per meglio comprendere le persone e i ragazzi, conoscere l'arabo. La gente è buona e cordiale, il Paese ha fatto una rivoluzione per cacciare la dittatura e si è dotato di istituzioni democratiche e di una costituzione elogiate dalla comunità internazionale.

Quali sono i vostri sogni e le vostre speranze?
Il nostro sogno è di aiutare con l'educazione e la formazione le nuove generazioni a costruire un futuro sereno, nella pace e nella dignità della vita, superando le sfide che oggi la Tunisia ha davanti. Se come salesiani riusciremo ad affiancare all'educazione scolastica anche la formazione professionale, il nostro servizio ai giovani sarà ancora più incisivo e fruttuoso per il loro futuro. La Provvidenza non mancherà di darci una mano...insieme alla Famiglia Salesiana.