I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

RENATO DAL BÒ - MARCO DURANDO

Il “San Paolo” di Torino
Una Casa per tutti

A Don Rinaldi venne detto: “Oh! Se ci fosse qui un Oratorio!” In quel momento una frotta di ragazzi monelli gridò: “Qua! Qua!”, il modo consueto di canzonare i preti. Don Rinaldi, senza scomporsi e sorridendo: “Sì, sì, qua; ci verremo presto qua; ci verremo!”. Così arrivarono i salesiani nel Borgo più difficile di Torino.

Un giorno di maggio del '18, don Rinaldi con don Piero Ricaldone, vicario e prefetto della Congregazione salesiana, si erano portati passeggiando e ragionando in Borgo San Paolo (distante da Valdocco circa 3 km). Il loro parlare era incentrato sugli Oratori festivi, sul bene che fanno e sull'opportunità di favorirne la crescita per formare “buoni cristiani e un onesti cittadini”.
A don Rinaldi venne detto: “Oh! Se ci fosse qui un Oratorio!” In quel momento una frotta di ragazzi monelli grida: “Qua! Qua!”. Era il verso della cornacchia, consueto dispregio contro i preti. Don Rinaldi, senza scomporsi e sorridendo: “Sì, sì, qua; ci verremo presto qua; ci verremo!”.
Qualche giorno dopo don Ricaldone ricevette la visita di una signora che aveva seguito la scena dal balcone di casa: “Sono la Contessa Teresa Rebaudengo, abito in San Paolo; c'è bisogno dell'Opera dei salesiani da quelle parti perché non trionfi il male così largamente e la gioventù cresca senza alcun avviamento cristiano, esposto alla corruzione dei costumi, abbandonata per intere giornate a se stessa per le strade, a causa dell'assenza dei parenti occupati ad orario continuo nelle fabbriche.” A tal fine donò una vecchia cascina con il terreno di sua proprietà perché vi sorgesse un Oratorio in quei paraggi.

Un povero grande inizio
E fu così che l'8 dicembre 1918 la tettoia con pagliaio della cascina, divenuta cappella, decorata più di fede e speranze che di addobbi, accoglieva una moltitudine di fanciulli, più di 300, di gente del popolo, amici, benefattori. Il Rettor Maggiore, don Albera, con il pianto negli occhi celebrò la Messa e distribuì la comunione ai ragazzi che cantavano le lodi di Dio e della Vergine, imparata nei giorni precedenti e che ripetevano per le strade in luogo delle canzoni sovversive. Don Albera parlò con quella dolcezza che lo ha reso indimenticabile a chi lo conobbe.
Da quel giorno i figli di Don Bosco si misero subito al lavoro per rispondere alle esigenze di così tanta e povera gioventù.
Accanto alle istituzioni e alle associazioni di carattere religioso e formativo nacquero attività e associazioni sportive, associazioni di cultura religiosa e sociale, compagnie teatrali, una scuola pratica di disegno per operai che fu il primo germe delle scuole professionali, scuole serali, un ufficio gratuito di collocamento che in seguito fu ampliato in un vero segretariato del popolo che soddisfava un'infinità di bisogni e anche di miserie quotidiane: dal consulto legale fino alle questioni familiari.

Una chiesa per tutti gli adolescenti del mondo
Fin dalla fondazione si sognava una chiesa degna di codesto nome e la provvidenza volle che il sogno si realizzasse in tempi assai brevi favorito dalla grande quantità di giovani e famiglie che iniziarono a frequentare la casa di don Bosco e a farne la loro “nuova casa” nel borgo.
È nota la grande devozione di don Albera per Gesù Adolescente, patrono della gioventù. Fu lui che volle, come uno dei suoi ultimi desideri, la costruzione del Tempio dedicato alla Sacra Famiglia e a Gesù Adolescente e la pensò dedicata a tutti gli adolescenti del mondo che vivevano i tempi difficili dell'immediato dopo guerra; per la chiesa degli adolescenti esortò l'obolo alle case salesiane di tutto il mondo, perché doveva essere bella e imponente, degna del nome che portava. Non riuscì a vederla perché morì prima: la chiesa sarà consacrata nel 1925 e diventerà parrocchia nel 1934.
Una grande e bella chiesa, progettata dal salesiano architetto cav. Giulio Vallotti, il quale l'ha voluta “maestosa, bella di fuori e splendida di dentro”... “una cosa viva, che raduna insieme gli elementi più graditi degli stili cristiani, fondendoli in un gotico che ha dell'italiano tutta la schiettezza e la luminosità, e del cristiano tutto il raccoglimento”.
Sul campanile, bello di linea e di sagome, sono issate le campane che don Bosco stesso aveva fatto collocare nel 1868 nel santuario di Maria Ausiliatrice, in Valdocco, e successivamente sostituite in occasione del cinquantesimo dalla costruzione.
Molto tempo è trascorso, la storia si è dipanata tra innumerevoli fatti e personaggi e ancor oggi, a quasi 100 anni dalla fondazione, i rintocchi delle campane di don Bosco segnano il tempo della nostra amorevole presenza salesiana in borgo San Paolo.

Il mondo in cortile
Se entri al San Paolo sei immediatamente attratto da ciò che è il suo elemento più gioioso e caratteristico: il cortile. Un cortile ampio e vissuto, abitato da centinaia di ragazzi che ogni giorno, al termine della scuola, si riversa all'oratorio per correre, giocare, incontrarsi e partecipare alle tante attività. Una “piazza educativa dai molti colori”, la definisce il direttore don Marco Durando. Piazza perché aperta a tutti, ma educativa perché c'è una presenza che ti accoglie e si prende cura di te; dai molti colori perché tanti sono i tratti somatici sui volti dei bambini e giovani che dicono le tante nazioni di provenienza che qui imparano a convivere e a crescere insieme, una vera scuola di integrazione sociale.
E tra i ragazzi un folto gruppo di animatori e di allenatori che con entusiasmo e fantasia portano quella gioia tipicamente salesiana, dando vita al cortile. Le tante attività sportive, poi, da sempre sono vissute come importanti esperienze che educano e avviano alla vita e al gioco di squadra.

Casa che accoglie
Da ormai 10 anni l'Oratorio San Paolo ha al suo interno una comunità residenziale per ragazzi, minori stranieri non accompagnati, che vengono inviati dall'ufficio minori del Comune di Torino. In questi dieci anni sono stati ospitati più di 100 giovani e attualmente i ragazzi sono nove, provenienti da Senegal, Albania, Egitto e Marocco. Capita spesso che questi ragazzi esprimano apprezzamento nei confronti di “quell'uomo buono che ha costruito quella che adesso è la nostra casa”, così uno dei ragazzi definisce don Bosco e l'Oratorio: un uomo buono e una casa.
Sull'esempio di don Bosco, che in quella domenica di Pasqua del 1846 utilizzò la tettoia Pinardi per radunare i suoi giovani, così l'Oratorio San Paolo si fa “tettoia”, accogliendo senza giudicare, questi ragazzi, partiti in cerca di sogni e speranze, arrivati attraverso viaggi rischiosi, bisognosi di una casa.

Dare di più a chi ha avuto di meno
Casa per tutti vuol dire soprattutto i più poveri, quelli che hanno avuto di meno dalla vita. Per questo al san Paolo si inventano progetti e si portano avanti sogni.
Un Centro Aggregativo Minori e un grande Doposcuola per favorire l'aggregazione a sfondo educativo di minori curando la socializzazione, l'accompagnamento scolastico e l'animazione del tempo libero.
Provaci ancora Sam: Prevenzione della dispersione scolastica nelle classi delle scuole medie del quartiere; e Tutela integrata per il recupero di chi è in dispersione scolastica, finalizzato al conseguimento della licenza media, con l'inserimento in percorsi di formazione professionale e realizzato in oratorio con insegnanti ed educatori.
C'è posto anche per te ed E...state con noi: per permettere a ragazzi con famiglie in difficoltà economica di avere le stesse opportunità dei loro coetanei, usufruendo delle attività ricreative, formative e sportive.
Da Famiglia a Famiglia: una forma di affidamento che prevede aiuto e sostegno a un nucleo familiare in difficoltà da parte di una famiglia solidale. E anche Luoghi neutri e Diritto di visita per permettere ai genitori separati in situazione di conflitto o di provvedimento giudiziario, di esercitare il diritto di visita ai loro figli all'interno di un luogo informale ma protetto, alla presenza di un educatore.
Un glorioso Centro Ascolto: accoglienza, ascolto e sostegno a famiglie o singoli, italiani o stranieri, occasionalmente senza fissa dimora e rifugiati politici, fornendo viveri, vestiario e contributi in denaro; informazioni e sostegno sul disbrigo di pratiche, la ricerca di lavoro e di abitazioni popolari. E poi un storico gruppo San Vincenzo per la promozione della persona umana, in situazione di povertà materiale e di valori, attraverso il rapporto personale attuato con visita a domicilio.
Tanto altro viene ogni giorno inventato, cercando di fare quel che don Bosco ci ha insegnato, prendendosi cura dei giovani e delle famiglie, soprattutto i più poveri, come fa un padre con i propri figli.

TRE DOMANDE AL DIRETTORE
Come è composta la vostra comunità?
I salesiani presenti sono otto; cerchiamo di portare avanti tutti insieme la missione che ci è affidata. Tre in particolare si occupano dell'oratorio e della parrocchia; due sono cappellani presso le suore FMA della casa Madre Mazzarello presente qui in borgo san Paolo; tre sono impegnati presso la editrice Elledici.

Ci sono dei collaboratori?
Preziosa la presenza di una Figlia di Maria Ausiliatrice nel nostro oratorio. Vi è poi un numeroso gruppo di salesiani cooperatori e tanti collaboratori laici: educatori professionali, animatori, catechiste, allenatori, genitori e nonni... Insieme formiamo la Comunità Educativa Pastorale e sentiamo forte il senso di appartenenza ad una grande famiglia.

Quali i punti forza del San Paolo oggi?
I giovani: sono tanti, variegati e generosi; ogni giorno “riempiono la nostra casa”. Con il loro protagonismo sono la nostra vera identità.
Le famiglie: la nostra forza è il volontariato e il clima di famiglia che fa sì che i volontari siano tanti e si spendano con generosità, perché si trovano a casa.
I poveri: in tanti bussano alla nostra porta; con loro condividiamo quel poco che abbiamo e che la provvidenza non ci fa mancare; oso dire che i poveri sono la nostra ricchezza.