I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

INIZIATIVE

DAVIDE CESTARI

«Ho respirato don Bosco»

Un piccolo miracolo dell'inesauribile fascino di don Bosco. Uno stand del Meeting di Rimini era dedicato a lui. Sono passate a vederlo più di 6000 persone in 6 giorni. Molti bambini, ragazzi, genitori, sacerdoti, suore, educatori, politici e personalità di diverse professioni. Molti salesiani. E poi, la cosa più sorprendente, anche un gruppo di 50 carcerati. Una delle “guide” racconta la sua esperienza.

Lo spazio dell'Oratorio con all'interno i pannelli che raccontavano alcuni episodi della vita di don Bosco è stato letteralmente il ri-accadere dell'esperienza fatta da san Giovanni Bosco nelle strade di Torino e con i ragazzi che incontrava. E non per modo di dire.
Una suora salesiana dopo aver visto la mostra ha saputo dalla guida che i pannelli erano solo una parte, che c'era anche “la vita dell'Oratorio” che proponevamo, come all'oratorio di Valdocco, con giochi, canti, balli. Allora si è voluta fermare per vedere che cosa facevamo. Alla fine ci ha detto: «Ho visto la vita di san Giovanni raccontata dai pannelli prendere vita tra di voi. Ho “respirato” don Bosco».

Una maestra, un editor, un ricercatore, un chirurgo
Carmen, maestra a Madrid, dopo aver spiegato la mostra ai carcerati ha commentato: «Facendo il giro per il gruppo dei carcerati ho capito di più come sempre la Chiesa li ha avuti nel cuore, don Bosco andava nelle carceri perché quello che gli stava a cuore è la salvezza di tutte le anime, non importa chi sono e che cosa hanno fatto. Tutti possono sperimentare il perdono che Gesù ha portato nel mondo».
Renzo, ricercatore in nanotecnologie: «è stata innanzitutto questa allegria semplice, ma mai staccata dallo scopo, ciò che mi ha colpito di più in questi giorni, stando all'oratorio. Penso infatti che su questo siamo stati “contagiati” da don Bosco. Quello che don Bosco mi ha insegnato - o quello che ha risvegliato in me - è stato il desiderio di darsi, di darsi semplicemente, di cercare di rispondere ai vari bisogni che vedevo (bimbi desiderosi di giocare, piccole cose da fare, informazioni da dare ai visitatori ecc.) consapevole che ogni gesto poteva contribuire alla “salvezza delle anime”».
Miriam, editor in una casa editrice: «Ciò che mi ha colpito di più in questi giorni, in cui mi sono dedicata per lo più a spiegare la mostra, è stato lo sguardo delle persone che avevo davanti, innanzitutto dei visitatori. Man mano che raccontavo gli episodi della vita di Giovanni, gli occhi di chi mi guardava iniziavano a commuoversi, c'è chi è scoppiato letteralmente in lacrime. Questo è avvenuto tutte le volte che ho spiegato la mostra, con adulti, con ragazzi, con l'ospite del Meeting, con lo steward, con la suora salesiana, con il prete... Più i giorni passavano, la mia voce calava e le forze anche, più rimanevo colpita davanti a questo spettacolo: era evidente in me che non ero io a smuovere chi avevo di fronte.
Uno degli incontri che mi ha stupito di più è stato quello con due ospiti del Meeting: un medico chirurgo venuto per intervenire in un dibattito in fiera e sua moglie. Si sono avvicinati alla mostra, la moglie voleva vederla perché il papà era salesiano e lei era sempre stata affascinata dai suoi racconti. Quando ha scoperto della mostra ha pensato “perché non conoscere di più don Bosco?” e così è venuta accompagnata dal marito che si è presentato con l'Ipad in mano. Io ero un po' scettica all'inizio, avevo già un po' in mente come sarebbe andata a finire, quell'Ipad rischiava di catturare tutta l'attenzione. Ho iniziato a raccontare della vita di Giovanni Bosco, del suo fascino, di come, facendo la mostra, abbia scoperto un amico per la mia vita perché traccia una strada alla felicità possibile per tutti noi. L'Ipad è sparito subito, i due si sono sempre più avvicinati a me e così il loro steward. Io dovevo gridare per farmi sentire perché più avanti c'era un'altra guida con il microfono e poco lontano la banda dei ragazzi suonava. Farsi sentire è stata un'impresa ma la loro disponibilità cresceva sempre più, il medico a un certo punto mi si è messo proprio a fianco perché non voleva perdersi neanche una parola di quel che raccontavo. Data la situazione pensavo di riassumere un po', invece mi hanno chiesto di raccontare proprio tutto, con gli occhi commossi. Lo steward, che inizialmente aveva una faccia impassibile, è scoppiato a piangere. Alla fine della mostra mi hanno abbracciato dicendomi: “Pensavamo di venire qua e scoprire un po' di più della vita di questo grande Santo e invece torniamo a casa con in mente e nel cuore i tuoi occhi, sono la cosa più preziosa di questa ora passata insieme”. Ringrazio del dono di questi giorni perché sono stati una possibilità per me e per chi avevo di fronte di conversione del cuore».

Il bambino che diceva “cavolate”
Federico, avvocato di Milano: «Durante una visita per un gruppo di bambini di una scuola elementare, mi è capitato che l'insegnante abbia messo in prima fila il bambino più “rompiballe” della classe, che a ogni frase che dicevo rideva, diceva cavolate ad alta voce e disturbava tutti, buttandosi sui pannelli e appoggiandoci i piedi. All'inizio volevo “eliminarlo”, poi ho pensato a che cosa stavo facendo e mi sono detto: “Ma quelli come lui per don Bosco erano i prediletti!”. Non che ci sia una ricetta in queste cose, ma l'ho guardato in modo diverso, gli ho chiesto il nome (Alessandro) e l'ho coinvolto in prima persona facendogli delle domande e rispondendo alle sue provocazioni. Alla fine della visita l'insegnante mi ha avvicinato e mi ha detto: “Sono rimasta colpita, perché Alessandro è il mio preferito, e da come lo hai trattato ho visto che anche tu lo hai guardato in modo speciale: si vede che c'è un'esperienza alla base di quello che dici sulla mostra».
Così noi, pieni di limiti e incapaci - senza aver programmato niente (eravamo totalmente impreparati ad accogliere così tante persone) e stando solo a quello che accadeva - possiamo dire come diceva don Bosco: «abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, il resto lo ha fatto un Altro» e questo è davvero un miracolo!