I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

«Noi esistiamo per i giovani»

Incontro con don Fabio Attard

Maltese, 56 anni, dinamico, vivace e plurilingue, è il Consigliere generale della pastorale giovanile della Congregazione Salesiana. «Il carisma di don Bosco è un dono per l'umanità che supera tutte le barriere».

Attraverso i primi contatti di animazione nei vari continenti ha conosciuto la realtà dei giovani del mondo. Che cosa l'ha maggiormente colpito?
Il fatto che all'origine di tutto c'è una persona con un'esperienza ben precisa, mi riferisco a don Bosco ed alla sua esperienza carismatica. Ho visitato la comunità salesiana di El Alto, a La Paz, Bolivia, a 4100 metri e ho trovato il volto di don Bosco non solo pitturato sui muri, ma sulla faccia dei Salesiani e quella dei ragazzi e giovani nella nostra opera. Poi, dall'altra parte del mondo, ho visitato Tuloy, a Manila nelle Filippine, un'opera per 500 ragazzi di strada, e di nuovo lì un don Bosco vivo per il bene di tanti ragazzi e giovani che senza quella casa non solo non avrebbero un futuro, ma neanche un presente.
Una seconda impressione, di carattere più riflessivo, consiste nel fatto che ho notato una profonda verità: il carisma di don Bosco è un dono per l'umanità che supera tutte le barriere. Non c'è cultura, società o religione che non ha spazio per il carisma salesiano. Lo dico perché ho dovuto viverlo come esperienza personale nei miei primi tre anni di apostolato in terra musulmana. Lì, ho visto e vissuto sulla mia pelle la bellezza di un carisma che è amico dell'umanità.

Nei vari campi in cui operano i Salesiani, quali le presenze salesiane che ritiene maggiormente significative, un segno di profezia?
L'azione per i più poveri. Come Salesiano ho lavorato per alcuni anni con ragazzi senza famiglia, senza presente e senza futuro. Noi Salesiani eravamo l'unica loro speranza. E questa è una forte responsabilità di cui dobbiamo rendere conto a Dio.
Ho imparato, o meglio, questi ragazzi mi hanno insegnato che non vogliono essere trattati come poveri, ma come persone. Hanno una dignità non riconosciuta, e desiderano che lo sia, perché il loro diritto ad una vita dignitosa è negato loro.
Un particolare che chiedo sempre quando ho l'opportunità di visitare un'ispettoria è di passare un po' di tempo in un'opera per i ragazzi della strada, parlare con loro, ascoltare le loro storie. Ho potuto notare il lavoro che noi Salesiani stiamo facendo in America Latina, Africa ed Asia, per i ragazzi della strada. Il lavoro per i giovani a rischio in India, e la proposta di formazione professionale per giovani poveri al mondo del lavoro in Europa, Africa ed Asia Est. E questo è solo un accenno, perché la vera storia è molto più lunga, e anche molto più bella.
In una società che non cura coloro che non ce la fanno, i dropouts, noi ci troviamo fortemente interpellati. Noi esistiamo solo per loro. Questi ragazzi, abbandonati per le strade, scartati dal sistema educativo, senza famiglia, non hanno nessuna colpa. È responsabilità nostra dare loro ciò di cui hanno diritto. Sono convinto che questo settore diventerà sempre di più il luogo della profezia salesiana ed ecclesiale.

Lei ha vissuto per anni in un ambiente (quello musulmano) dove l'evangelizzazione come annuncio esplicito di Gesù e del Vangelo non era possibile. Non Le è sembrato che la Sua azione pastorale fosse dimezzata?
L'essenza dell'azione pastorale è la sua capacità e forza di testimoniare l'amore di Dio come ci viene offerto da Cristo e che continua, attraverso la forza dello Spirito, ad agire in noi, e per mezzo di noi, per il bene dell'umanità.
Dal punto di vista personale, la mia esperienza nel mondo musulmano mi ha insegnato come vivere la mia fede, la mia consacrazione e il mio sacerdozio. Vivendo in mezzo a gente che professa una fede diversa dalla mia, sono stato costretto a scoprire la bellezza della mia fede, nel pieno rispetto della loro fede. Ascoltando la loro storia, vedendo il loro vissuto sono stato spinto a cercare sempre nella vita quegli spazi di convergenza, senza cadere in facili interpretazioni accomodanti. Il mio essere tra i musulmani, come quello di tanti Salesiani che continuano a vivere questa non facile missione, non si giudica dai risultati ma dalle finalità.
Mi rimane sempre impressa una riflessione di un letterato arabo, Ali Merad, che nel suo libro su Charles de Foucauld dice che per i musulmani l'imitazione di Gesù Cristo da parte dei cristiani è portatrice di un grande significato morale e spirituale.
Nella quotidianità di questo contesto, l'azione pastorale educativa parte dallo stesso cuore, fa uso di un linguaggio che umanamente trova tutti sullo stesso terreno. Io tenevo lezioni sulla formazione umana, molto apprezzate dai genitori. Il segreto è la presenza continua con i ragazzi, incarnandosi nella loro storia con il suo linguaggio, e la disponibilità autentica per le famiglie, senza chiedere niente in cambio.
In un contesto come quello musulmano, tutto questo, insieme al fatto che siamo uomini che hanno fatto la scelta di non avere una famiglia, non avere soldi propri, e, in più, sempre disponibili ad andare dove ci manda l'obbedienza, fa pensare, fa riflettere.
Scherzando, quando qualcuno mi domandava: «Ma cosa stai facendo lì?», quasi ipotizzando che stessi sprecando il mio tempo e le mie energie, io sempre rispondevo: «Sono qui per seminare le domande!».

Quali tipi di collaborazione la Congregazione è riuscita ad attivare con le altre istituzioni della chiesa locale su giovani, famiglie, educazione? E con le istituzioni politiche e sociali?
La collaborazione che offriamo come Salesiani, maggiormente nei campi dell'educazione, formazione e promozione umana, è molto apprezzata e ricercata. In genere prende forma di animazione di settori a livello diocesano, molte volte si svolge nel settore della formazione di quadri a livello di gruppi e parrocchie.
Per ciò che concerne la collaborazione con le istituzioni politiche e sociali si sta cercando di creare partnership e sinergie nel settore dell'emarginazione. Penso all'India dove il nostro contributo nel settore di giovani a rischio è apprezzato, tanto che siamo inseriti nel sistema di ricollocazione di ragazzi abbandonati o abusati. Lo stesso vale per il settore della formazione professionale, dove si sta cercando di creare sinergie con le grandi industrie: in Italia ed in Spagna assistiamo a questo tipo di sviluppo come lo notiamo anche nelle Filippine e in India.

Quali sono gli apporti che vengono dai vari “continenti” nel quadro complessivo della Pastorale Giovanile?
Al di là della natura delle opere - e stiamo parlando di circa tremila opere nel mondo - esiste una fisionomia ambientale che è tipicamente salesiana. Questo primo dato conferma il genio del carisma di don Bosco, ma non lo esaurisce. Il modo poi come la presenza si snoda, nel pieno rispetto dello spirito salesiano, varia secondo le culture, secondo i destinatari, secondo la proposta pastorale.
Accanto al grande contributo teorico e pratico che nel campo della pastorale giovanile hanno svolto nazioni (e centri di riflessione) come l'Italia, la Spagna, la Germania e altre nazioni latinoamericane, oggi riconosciamo come tante nuove sfide, risposte e risorse vengano da nuovi continenti e nuovi paesi, dove i Salesiani hanno avuto l'opportunità di confrontarsi con i loro giovani, con le loro specifiche domande e attese. Anche qui si stanno sviluppando un pensiero e un'azione che sono un grande arricchimento per tutta la Congregazione. Questa d'altra parte è la grande ricchezza della Congregazione, così come si mostra visibilmente nel Capitolo generale e - più in piccolo - negli incontri mondiali di Pastorale Giovanile attivati dal Dicastero.

Che cosa immagina o che cosa sogna dal suo speciale punto di osservazione?
Sogno che ogni Salesiano scopra quanto è bello seguire Gesù sui passi di don Bosco! Sogno una Congregazione dove il Salesiano parla ai giovani attraverso il suo viso sereno, gioioso, felice. Sogno un cortile dove i giovani - quando incontrano il Salesiano, un educatore/educatrice salesiani - sentono che si trovano davanti ad una persona autentica, di fede, che sa accogliere e donarsi senza risparmio. Sarà anche un po' di poesia, questa. Ma i sogni si esprimono meglio con la poesia!
Intanto, accanto al sogno, vorrei che come Congregazione ci impegnassimo a conoscere meglio don Bosco, il suo patrimonio così ricco, bello e attuale. E la sua storia continua nella vita di ognuno e di ognuna di noi.
Vorrei concludere con una breve storia che mi è capitata qualche anno fa.
Mentre visitavo una certa ispettoria, mi hanno chiesto di offrire un pensiero a delle persone appartenenti a vari gruppi della Famiglia Salesiana. Ho deciso di iniziare con due domande. La prima: “Carissimi, voi amate don Bosco?”. Ovviamente ho ricevuto un grande e sostenuto “Sì”. Mi sono detto compiaciuto, poi ho proseguito: “Bene, adesso viene però la seconda domanda: Voi conoscete veramente don Bosco?”. Ne seguì un silenzio un po' imbarazzante. Ho cercato di evitare lo sguardo diretto sui presenti. I pochi secondi che seguirono sembravano un'eternità. Dopo un po', ho ripreso la parola, e con molto rispetto e calma ho detto: “Guardate, se noi non conosciamo don Bosco, quale don Bosco amiamo? Non possiamo veramente amare chi non conosciamo. Sarà una persona frutto della fantasia e non una persona reale. Don Bosco merita il meglio!”.
Ecco, chiedo al Signore che nel secondo centenario della nascita di don Bosco ci dia il coraggio e l'intelligenza spirituale per scoprire il nostro Padre e Maestro, conoscere la sua storia, la sua esperienza educativa e la sua spiritualità. Solo così possiamo giungere ad amarlo e a farlo amare dai giovani. Un amore - quello per don Bosco - che ha una sola destinazione: l'incontro e l'amicizia con il Signore Gesù!

LA FANTASTICA ESTATE DI MIGLIAIA DI GIOVANI DI TUTTO IL MONDO CON DON BOSCO DAL 10 AGOSTO AL 16 AGOSTO A TORINO E COLLE DON BOSCO.
IL TEMA: COME DON BOSCO, PER I GIOVANI, CON I GIOVANI.

SYM DON BOSCO 2015 si inserisce in un cammino molto vivo a livello regionale in varie parti del mondo. La partecipazione è aperta a giovani da 132 Paesi. Lo scopo è quello di facilitare lo scambio diretto tra giovani provenienti da varie parti del mondo, condividere le buone pratiche di associazionismo in atto, promuovere l'impegno a livello sociale dei vari gruppi a favore di chi è più svantaggiato ed elaborare proposte educative di formazione permanente in leadership e animazione.
Informazioni: http://symdonbosco2015.com