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Yemen

Anche i Salesiani nella furia della guerra

I Salesiani sono presenti nello Yemen da 28 anni. La loro presenza, dipendente dall'Ispettoria di India-Bangalore, è dovuta all'invito ricevuto dal Vicariato apostolico di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, e si è sviluppata in 4 presenze: a Sana'a, la capitale, e ad Aden, Taiz e Hodeida. Ecco la loro drammatica testimonianza sugli ultimi avvenimenti nel paese, alle prese con una guerra civile e i bombardamenti della coalizione guidata dall'Arabia Saudita

Partire o restare?
S'intensificano gli scontri ad Aden, nello Yemen. Il primo aprile, i ribelli hanno fatto il loro ingresso nella città gli stessi però - riporta la Reuters - avrebbero fatto una parziale marcia indietro nelle ultime ore, a causa del successivo massiccio bombardamento della coalizione guidata dall'Arabia Saudita. E mentre a Mukalla, circa 500 km più a est, 300 detenuti sono fuggiti grazie all'assalto orchestrato da un gruppo di miliziani, un salesiano rimasto ad Aden s'interroga su che cosa sia meglio fare.
Racconta: «Sul finire della settimana scorsa sono rimasto chiuso in casa, incoraggiando e confortando quanti mi contattavano, per telefono o su 'WhatsApp'. La maggior parte di loro voleva sapere se ero al sicuro e qual era la situazione qui. Molti mi hanno anche riferito riguardo al numero di persone portate negli ospedali, sporche di sangue o con arti mancanti...
Negli ultimi giorni qui è arrivata la guerra: strade bloccate, negozi e aeroporto chiusi... con il suono delle esplosioni e degli spari... con gli inevitabili saccheggi...
Domenica, dato che alcune strade erano aperte, mi è stato offerto un mezzo per andare al convento delle suore, a circa 17 km da dove mi trovo. Ho potuto vedere le strade bloccate con varie cose e le persone muoversi lungo le vie con le pistole, controllando ogni veicolo... Raggiunto il convento ho celebrato la messa per le sorelle nella cappella del convento, e abbiamo fatto la processione delle palme, in 6!
La scorsa notte, una granata è caduta in un internato che avevamo benedetto proprio recentemente. Nessuno degli infermieri è rimasto ferito, ma sono stati spostati in un ospedale. Erano soliti venire nella nostra chiesa e recitare il rosario tutti i giorni.
Stanotte, tutti ritornano in India. Circa 600 sono imbarcati. E domani arriva un'altra nave dato che il governo indiano e dello Stato del Kerala stanno richiedendo a tutti gli indiani di tornare. Mentre l'ONU ha chiesto a Sri Lanka ed Etiopia di evacuare i loro cittadini.
Le Missionarie della Carità hanno deciso di rimanere qui fino alla morte. Se la mia missione è per loro, dovrò rimanere con loro. Le tre chiese sono solo edifici vuoti. La maggior parte dei fedeli ormai sono altrove.
Adesso sono un po' confuso, non so se rimanere con le Missionarie della Carità o tornare in India per poi rientrare quando i problemi saranno risolti. Non posso indovinare, né alcun altro sa dirmi, cosa accadrà domani. In ogni caso, stanotte la passerò in preghiera nella nostra cappella.
Di certo, confido nella protezione della nostra Madre Celeste.

“Le Missionarie della Carità hanno deciso di rimanere qui fino alla morte. Se la mia missione è per loro, dovrò rimanere con loro”.

La situazione nel paese e tra i Salesiani
Per la maggior parte di questo tempo il numero dei Salesiani presenti nel paese è stato di 5 unità: due a Sana'a e una ciascuna negli altri 3 centri. Abitualmente i religiosi si riuniscono una volta al mese, per avere un momento di condivisione e confronto e fare esperienza di comunità, anche per affrontare le difficoltà dovute alla loro condizione di vita solitaria in un ambiente totalmente non cristiano.
I Salesiani sono gli unici sacerdoti cattolici nel paese. Si prendono cura delle tre chiese riconosciute ad Aden e dei cattolici immigrati lì presenti, provenienti da diverse parti del mondo, in particolare dalle Filippine e dall'India, che lavorano come infermieri; inoltre assicurano l'assistenza spirituale alle Suore della Carità (l'unica altra Congregazione Religiosa cattolica presente), che sono impegnate in una serie di attività umanitarie negli ospedali, nei centri per gli anziani, gli infermi e i bambini bisognosi; e a Sana'a offrono assistenza spirituale anche ai funzionari cattolici delle missioni diplomatiche di vari paesi.
La situazione è sempre stata difficile per i Salesiani, ma i recenti avvenimenti ora rendono la vita più difficile che mai. La lotta interna tra le varie fazioni è stata complicata dal coinvolgimento diretto dell'Arabia Saudita, a capo di una coalizione impegnata nei bombardamenti delle installazioni militari degli Houthi, un gruppo sciita ben organizzato e influente in una popolazione a maggioranza sunnita, il quale con grande determinazione sta cercando di ottenere il controllo su tutto lo Yemen e che ha costretto il presidente Mansur Hadi a fuggire dalla Capitale e poi dal paese. La mancanza di un potere centrale autorevole, il ritiro delle missioni diplomatiche estere e in particolare il richiamo da parte dell'India dei suoi circa 4000 cittadini, rendono ogni giorno più difficile e pericolosa la loro permanenza.
“Riguardo alla situazione qui, finora sono al sicuro. Certo, personalmente ho vissuto momenti di grande paura, con razzi che passavano proprio sopra il taxi in cui viaggiavo, spari e grida attorno alla chiesa, il boato delle esplosioni e dei missili caduti dai 5 ai 10 km di distanza...” riporta uno dei Salesiani presente ad Aden.
“Anche se già prima era in corso una guerra civile, Aden era un luogo sicuro, con la presenza di numerose ambasciate stabili, i loro servizi di sicurezza e l'esercito attorno. Ma ora, è diverso. Attualmente, non ci sono ambasciate ad Aden e quei paesi presenti come forze di protezione o impegnati negli addestramenti militari hanno richiamato il personale. Anche molte grandi compagnie, aziende e famiglie benestanti se ne sono andate”.
“Nella stessa società civile ci sono diverse fazioni con varie affiliazioni, che riguardano anche i militari, con un gruppo a sostegno dei ribelli, altri che sostengono l'ex Presidente e altri ancora l'attuale Presidente... Lo stesso vale per quanto riguarda le altre istituzioni come la Polizia... Se a questo aggiungete le milizie locali fedeli a singoli leader, avrete un'idea della situazione attuale del paese e della sua gente”.

““La mancanza di cibo, medicine, acqua ed elettricità è ormai la normalità”

“La situazione ad Aden è peggiorata, con combattimenti più intensi, più uccisioni e più distruzioni dovute ai bombardamenti e alle granate”. È quanto riporta l'ultimo Salesiano missionario rimasto nello Yemen, a dispetto della guerra e della situazione di estrema insicurezza.
«I combattimenti sono pericolosamente vicini alla casa delle Missionarie della Carità, così che anche loro ne sono interessate. Una granata è esplosa vicino alla loro casa e per fortuna non è accaduto nulla di grave, ad eccezione di alcuni vetri rotti. In realtà questa mattina mentre stavano facendo colazione, un obiettivo posto lì vicino è stato bombardato 11 volte; anche il loro edificio ha tremato, e molto di più hanno tremato loro stesse. La mancanza di cibo, medicine, acqua ed elettricità è ormai la normalità lì, insieme alla grave carenza di carburante.
La popolazione locale sta cercando di fuggire persino in Somalia, via mare. I combattimenti nello Yemen hanno ucciso più di 650 persone finora, i feriti sono oltre 2200, centinaia di migliaia sono gli sfollati, con tanta povertà e miseria. Proprio ieri, un'imbarcazione con i medicinali è riuscita a raggiungere Aden, altrimenti la Croce Rossa e le altre agenzie di soccorso non hanno i permessi.
Ad Aden ci sono diversi gruppi che combattono tra loro. Pochi giorni fa quasi 300 membri di Al Qaeda sono stati fatti evadere dalla prigione di Mukalla. C'è paura che, assieme ai miliziani dell'ISIS, possano arrivare ad Aden e contribuire con la loro parte di devastazione. C'è una grande angoscia per questo rischio.
A Sana'a anche le suore hanno riferito che la situazione è davvero brutta. Ci sono pochissimi mezzi sulle strade, per via della grave carenza di carburanti. I raid aerei continuano di notte e alcune volte anche di giorno. Ormai praticamente tutti i nostri parrocchiani sono già partiti e hanno raggiunto in sicurezza i loro paesi. Attualmente, solo pochissimi sono rimasti nelle varie città e chi ha scelto di farlo aveva dei suoi motivi.
Qui a Taiz, la situazione non è poi così male. Ci sono bombardamenti di notte in alcune zone, ma è ancora possibile muoversi liberamente, con una certa cautela. Il problema peggiore è la grave mancanza di carburanti. Davanti ad ogni benzinaio si può vedere una fila di veicoli lunga anche più di un chilometro. Di tutte le città, Al-Hudayda è la meno colpita, anche se la scarsità di carburante riguarda tutto il paese.
Le Missionarie della Carità di tutti e quattro i centri continuano a prendersi cura dei propri pazienti. Qualunque cosa accada non li abbandoneranno. Io rimango qui a Taiz. Lunedì scorso sono andato ad Al-Hudayda in autobus per celebrare la Messa per le suore, dato che non potevano partecipare ad una Eucaristia da un po' di tempo. Sono tornato da poco. Non ci sono stati problemi a viaggiare. Se la situazione migliora e potrò viaggiare, andrò a Sana'a e Aden per celebrare le Messe per le Suore e gli altri lì rimasti. Adesso non è possibile andare ad Aden e Sana'a».