I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco e l'amore per la terra

Educazione salesiana e sviluppo agroalimentare

In margine all'Expo Milano 2015: "Nutrire il pianeta, energia per la vita" iniziamo la presentazione di alcune significative esperienze internazionali di imprenditorialità.

Se l'Esposizione Universale "Nutrire il pianeta, energia per la vita" ha il compito di lasciare in eredità un'esperienza culturale, sociale, scientifica e tecnologica, crediamo che la storia salesiana abbia qualcosa da tramandare non solo in ordine alla sicurezza alimentare ed accesso alle risorse alimentari, ma anche a come il tema dell'Expo è stato tradotto in chiave salesiana: "Educare i giovani, energia per la vita".
Il binomio educazione e sviluppo agroalimentare è stato vissuto e perseguito per quasi un secolo dalla società salesiana, ad iniziare dalle primissime esperienze di don Bosco in terra francese sul finire degli anni '70 del secolo XIX, per passare alle 72 strutture scolastiche nei cinque continenti legate all'agricoltura a metà Novecento e per finire alle grandi scuole agropecuarie, presenti oggi particolarmente in America Latina, agli Istituti agrari d'Europa (Italia, Francia) e ai piccoli centri di formazione agricola di Asia ed Africa.
L'amore per i campi e per i suoi prodotti vitali per l'esistenza umana si può dire congenito ai salesiani, visto che don Bosco, figlio di contadini, aveva trascorso la sua infanzia, adolescenza e prima giovinezza lavorando nei campi. Non solo, ma da fondatore don Bosco, accanto alle case salesiane, dove era possibile acquistava piccoli terreni da far coltivare tanto dai ragazzi, spesso poveri ed orfani, quanto dai salesiani laici (i coadiutori) onde provvedere al fabbisogno interno della casa.
L'idea di produrre in proprio alimenti per la comunità salesiana ed i loro allievi, così come quella di dare una formazione e lavoro giovanile, fu facilmente esportata dai missionari salesiani in America Latina, spesso veri pionieri in terre sconosciute e magari improduttive. Molti di loro erano piemontesi, monferrini, che da ragazzi erano cresciuti dando una mano in casa per il lavoro dei campi.

La Candelaria e San Rafael
Le due reducciones fra gli indigeni fueguini di San Rafael sull'isola Dawson (Cile, 1890) e di Nostra Signora della Candelaria a Rio Grande (Terra del Fuoco, Argentina 1893), furono strategicamente ubicate dai missionari salesiani in località tali da aver facile accesso al mare. Tre erano le necessità di base riconosciute: l'abitazione, l'alimentazione, il vestiario. Per provvedervi monsignor Giuseppe Fagnano (1844-1916) ideò due grandi progetti: l'installazione di una segheria nell'isola Dawson e l'allevamento intensivo di pecore a Río Grande.
La segheria, prima a mano e poi a vapore, divenne il cuore della Missione di San Rafael. Era il punto di arrivo di un lavoro eseguito a catena: vi erano indios che tagliavano gli alberi sulla montagna, altri che li raccoglievano presso la segheria, altri che con essa sfornavano assi e pali di diverse misure, altri ancora che li trasportavano al molo. In tempi brevi si costruì una "ferrovia in legno" che scendeva dalla montagna fino alla segheria, attivata dal salesiano laico Pietro Rosso, con l'assistenza di un altro confratello laico Pietro Saravino, meccanico. Nel solo 1896 la segheria produsse 72.000 prodotti lavorati, di cui solo 15.000 spediti per nave. Dunque tutte le strutture edilizie delle due reducciones salesiane furono costruite con materiale proprio ricavato in loco.
L'altra attività fondamentale di autosufficienza dei tre bisogni di base fu l'allevamento del bestiame, ovini in particolare, necessario per l'alimentazione e il vestiario ma anche utile per togliere i motivi di conflitto con i bianchi, quale era il furto delle pecore. Per chiudere il cerchio si costruirono telai di legno con cui si provvedeva a tessere vesti in sostituzione delle pelli di guanaco o di altri animali.
Abbondante e costante lungo gli anni fu anche l'allevamento di maiali per la produzione di carne, prosciutti, salsicce tanto per il consumo proprio quanto per l'esportazione. La missione della Candelaria allevava una quantità ingente di bestiame e lo commerciava con esportazione sia di balle di lana sia di carne ovina. Nel ciclo di allevamento la funzione principale la realizzavano gli uomini che custodivano le pecore tutto l'anno e procedevano alla tosatura nei mesi estivi. Le donne invece, guidate dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, si dedicavano alla tessitura delle stoffe sui telai.
Si può aggiungere a questo punto che laggiù negli stessi anni alcuni salesiani sperimentarono nuove colture. Ne citiamo due: don Giuseppe Boido (1848-1934), a Ushaia, la città più australe del mondo, nel 1905, seminò e raccolse, con meraviglia di tutti, le prime patate; don Mario Zavattaro (1911-1964) nelle stesse terre magellaniche fece riusciti esperimenti di acclimatazione agricola, coltivando vari ortaggi, foraggi di origine siberiana e grano di origine finlandese.